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Herpes simplex

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Herpes simplex


L’herpes simplex (in sigla denominato “HSV”), al pari dell’herpes Zoster, è un’infezione virale che, una volta contratta mediante il contatto con la pelle di un soggetto malato, di solito, resta latente per lungo tempo, anche per tutta la vita, senza che la persona colpita abbia modo di rendersene conto. L’Herpes diventa sintomatico, in particolare attraverso la formazione di piaghe, vesciche e pustole, quasi sempre in concomitanza a un fattore scatenante, come lo stress, l’affaticamento, l’esposizione a intensi raggi solari o la consumazione di certi cibi o bevande (ad esempio caffé o alcolici). A parte alcune analogie tra i due tipi di herpes appena menzionati, l’herpes simplex, in genere meno fastidioso dell’altro, è classificato, a sua volta, in due categorie: HSV-1 e HSV-2. Mentre la prima forma interessa le labbra, tanto che è nota come “herpes labiale” (e, nel linguaggio comune, anche come “febbre”), la seconda attacca l’apparato genitale e/o le vie anali. L’herpes labiale viene contratto, spesso, baciando un individuo infetto (che magari non sa neppure di esserlo) e, data la grande facilità di contatto con le labbra, moltissime persone sviluppano l’immunità: è stato stabilito in medicina, infatti, che nove adulti su dieci hanno sviluppato gli anticorpi specifici per l’HSV-1. L’Herpes genitale, invece, è trasmesso mediante un contatto molto intimo, di solito durante un rapporto sessuale: data la minore frequenza di quest’ultimo tipo di contatto interumano, solo una percentuale assai minore ha già prodotto anticorpi contro l’HSV-2. L’evoluzione sintomatica dell’Herpes simplex, quando si manifesta, consiste, dapprima, in un arrossamento, un formicolio e un prurito diffuso nella zona interessata, spesso accompagnato da sintomi che possono essere confusi con quelli influenzali, come leggero rialzo febbrile, dolore e intorpidimento dei muscoli, fiacca e tumefazione delle ghiandole presenti nell’area circostante il rossore. L’herpes genitale non di rado è scambiato con la cistite perché tra i primi campanelli d’allarme vi è bruciore e intenso fastidio nell’urinare. Solo successivamente possono comparire piaghe e vesciche contenenti un liquido di colore chiaro, che, dopo un arco di tempo che va dai sette ai venti giorni, in genere, guariscono, passando per una fase in cui le pustole si seccano, si incrostano e cadono spontaneamente. Per quanto concerne le terapie, parte della medicina ritiene utile, specie in situazioni gravi o di recidiva, l’assunzione di antivirali, come “acvclovir” o “foscarnet”, la cui efficacia, tuttavia, non è ancora certa. Farmaci che sono consigliati da alcuni medici sono anche l'interferone-beta e la vidarabina, mentre, per calmare il dolore nella fase acuta (che dura, solitamente, solo alcuni giorni), sono impiegati analgesici, come la comune aspirina. Di grande aiuto, poi, è il lavaggio della parte infetta con garze pulite; nel caso dell’herpes genitale, sarà più efficace immergersi in una vasca colma di acqua tiepida. Se lo specialista lo reputa opportuno, delle pomate antivirali possono alleviare i sintomi momentanei e abbassare il rischio di recidiva. E’ da evitare assolutamente, invece, il contatto delle mani o di altre parti del corpo (proprie e altrui) con le vesciche, data l’elevata probabilità di estensione della patologia e del contagio, soprattutto in soggetti immunodepressi, ossia con una risposta immunitaria ridotta.

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