La salute in pillole

La meningite

LA MENINGITE
La meningite è una malattia di medio - alta gravità, che consiste nell’infiammazione delle meningi, le membrane che racchiudono il midollo spinale e il cervello. Essa può essere acuta, se viene superata nel giro di alcuni giorni al massimo, mentre è detta cronica, quando i sintomi perdurano per varie settimane o addirittura per mesi. A parte i rari casi in cui il fattore scatenante della meningite è rappresentato da certe forme tumorali o infiammatorie (ad esempio il lupus) o da fattori chimici o fisici di vario tipo, quasi sempre si tratta di una patologia infettiva. Essa è causata, in particolare, da virus, batteri, funghi, parassiti e, nella maggior parte dei casi, la sua origine è virale, soprattutto per attacco di un virus appartenente agli “enterovirus”. Quando responsabile dell’infiammazione è un virus (caso noto anche come “meningite asettica”), in genere la meningite è meno preoccupante e risulta sufficiente evitare gli sbalzi di temperatura e condurre una vita riposata, restando a letto per almeno una settimana o anche due, se la febbre è particolarmente persistente. Non vanno assolutamente assunti antibiotici, semmai si può ricorrere ad antifebbrili, decongestionanti e antidolorifici, così come per una tipica influenza stagionale, anche perché i sintomi assomigliano proprio a tale patologia comune. Discorso decisamente diverso va fatto quando l’infezione è provocata da batteri, evenienza fortunatamente assai più rara, almeno in Italia, soprattutto dopo le vaccinazioni di massa successive al 1990, le quali hanno ormai quasi azzerato, in particolare, i casi di “haemophilus influenzae”, un temibile batterio della meningite. Al giorno d’oggi, la meningite di tipo batterico è causata quasi sempre da “streptococcus pneumonite” (meglio noto come “pneumococco”) e, soprattutto, da “neisseria meningitidis”, detto meningococco. Quest’ultimo determina solitamente le forme più gravi, perfino mortali e si caratterizza per le sue elevatissime potenzialità di contagio. Proprio per scongiurare vere e proprie epidemie, non appena si scoprono casi di meningococco, il malato viene tenuto in degenza presso stanze isolate e asettiche, limitando al massimo i contatti con l’esterno. Le modalità attraverso le quali uno dei batteri della meningite raggiunge le meningi possono essere le più varie. A volte la causa è da rinvenirsi in una lesione o in un’infiammazione localizzata nei pressi della testa (ad esempio gravi otiti o sinusiti) o dello stesso cervello (magari per un trauma cranico). Altre volte la meningite è scatenata da infezioni batteriche che, pur essendo iniziate in apparati diversi, risalgono alle membrane in questione sfruttando il flusso sanguigno. I sintomi che registra il malato, come si diceva poc’anzi, sono piuttosto simili a quelli dell’influenza; specie quando la meningite è batterica, tuttavia, nell’arco di pochi giorni le manifestazioni raggiungono livelli elevati di intensità. I sintomi principali sono un notevole e persistente rialzo febbrile, che spesso dà luogo a convulsioni, dolore alle tempie, vomito, affaticamento e sonnolenza. Molto spesso, poi, a un considerevole irrigidimento del collo si associano dolori articolari e frequenti episodi di stato confusionale. Quando l’infezione è batterica, l’unico modo per effettuare una corretta diagnosi e, quindi, assumere l’antibiotico più appropriato, è quello di analizzare in laboratorio il contenuto del liquor cerebrospinale, individuando, così, la species di batterio che ha invaso le meningi. In questi casi, l’elemento fondamentale in grado di evitare il peggio è la tempestività nella somministrazione dell’antibiotico giusto: un ritardo eccessivo può determinare l’insorgere di complicanze e degenerazioni gravissime, che vanno da alterazioni ormonali e danni ai reni a disfunzioni cerebrali e comportamentali permanenti per arrivare a paralisi di interi apparati e perfino alla morte.


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