ICTUS: SCOPERTA A BOLOGNA UNA TECNICA DI STIMOLAZIONE CHE FACILITA LA RIABILITAZIONE MOTORIA
22 gen. (Valentina Coppola)
Un'équipe di ricercatori italiani, coordinata dal neuroscienziato Alessio Avenanti del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna ha messo a punto una nuova tecnica di stimolazione non invasiva del cervello, utile a favorire la riabilitazione motoria nei pazienti colpiti da ictus cerebrale. La notizia è stata diffusa in un comunicato stampa dall'Università di Bologna, un documento che riconosce come la principale difficoltà delle persone colpite da ictus cerebrale sia quella di riprendere a muovere gli arti corrispondenti alle aree cerebrali interessate dall'emorragia. La nuova tecnica messa a punto dall'équipe coordinata da Alessio Avenanti, in particolare, è stata chiamata stimolazione magnetica transcranica (Tms) e le sue potenzialità sono molto superiori rispetto alle tecniche riabilitative utilizzate oggi sui pazienti “cronici” quelli, cioè colpiti da più di 6 mesi dall'ictus. “La Tms”, spiega Alessio Avenanti nel comunicato stampa, “è stata applicata per inibire la corteccia motoria dell'emisfero sano che, in seguito all'ictus, prende il sopravvento sulla corteccia motoria dell'emisfero leso e può interferire con il suo funzionamento, ed è stata usata in combinazione con le classiche tecniche di riabilitazione motoria”. Lo studioso, in particolare, spiega anche come la caratteristica principale della nuova tecnica di riabilitazione sia quella di determinare uno stato transitorio in grado di liberare la corteccia lesa dall'interferenza di quella sana, consentendole di diventare quindi più attiva. Grazie alla Tms, infatti, la corteccia lesa può lavorare in modo più efficiente al fine di apprendere nuovamente i movimenti “dimenticati”grazie anche alla riabilitazione motoria classica. Con l'azione combinata della fisioterapia e della Tms, quindi, il paziente colpito da ictus tende a ottenere miglioramenti più evidenti dal punto di vista riabilitativo. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Neurology, oltre a evidenziare il miglioramento nella destrezza e nella resistenza dell'arto malato, come spiega Alezzio Avenanti, hanno mostrato inoltre “che le prestazioni motorie e l'attività cerebrale dei pazienti sono migliori rispetto a quelle ottenute con trattamenti alternativi dimostrando la specificità e superiorità dell'innovativo trattamento”. |
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