La salute in pillole

LUPUS: SCOPERTO A ROMA UN INTERRUTTORE GENETICO CHE LO RENDE PIÙ AGGRESSIVO

   
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24 gen. (Valentina Coppola)
I ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica di Roma hanno recentemente scoperto un interruttore genetico in grado di rendere ancora più aggressivo il Lupus, una grave patologia autoimmune che tende a colpire maggiormente le donne. L'interruttore genetico responsabile della maggiore aggressività del Lupus, in particolare, è l'enhancer HS1.2, un potenziatore genetico in grado di attivare altri geni che agiscono amplificando la risposta immunitaria patologica alla base di questa malattia. I globuli bianchi delle pazienti che sono affette dal Lupus e hanno nel loro corredo genetico l'enhancer HS1.2, quindi, tendono a essere ancora più attivi e “feroci” nella distruzione delle cellule dell'organismo (autoanticorpi). Lo studio, in particolare, è stato recentemente pubblicato sulla rivista medica Annals of the Rheumatic Diseases e diffuso in un comunicato stampa dall'Università Cattolica. Coordinatori della ricerca, invece, sono il prof. Granfranco Ferraccioli dell'Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma, il prof. Domenico Frezza dell'Università Tor Vergata di Roma e la prof.ssa Raffaella Scorza, dell'Università Statale di Milano. Gli studiosi, in particolare, hanno rilevato che più del 30% dei pazienti affetti dal Lupus, una malattia che colpisce oggi circa 60.000 persone soltanto in Italia, possiedono nel proprio corredo genetico il potenziatore enhancer HS1.2, responsabile dello sviluppo delle forme più gravi della malattia. Nel comunicato, in particolare, il prof. Ferraccioli entra nel dettaglio delle potenzialità della nuova scoperta medica affermando: “La scoperta potrebbe condurre a nuove terapie più mirate ed efficaci contro questa complessa malattia, in particolare contro i casi più gravi e meno gestibili”. “La nostra speranza”, ha continuato Ferraccioli, “è che bloccando l'enhancer HS1.2, o il suo effetto su Nf-KB, con farmaci specifici si possa fermare la malattia senza dover ricorrere a farmaci immunosoppressori o ad altre terapie che presentano non pochi effetti collaterali. Intanto la scoperta del ruolo di questo enhancer permetterà di classificare in modo più accurato i pazienti e quindi formulare una prognosi più precisa indirizzandosi verso cure più personalizzate”.




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