La salute in pillole

Gengivite e Parodontite

L’infiammazione delle gengive, come conseguenza della placca e del tartaro è il primo passo verso una sintomatologia ben più grave che porta alla perdita dei denti.

Nel momento in cui il tartaro riesce a penetrare attraverso il colletto gengivale, incomincia la proliferazione batterica che altera la flora di tutto il cavo orale, sulla gengiva agisce provocando il distaccamento dal dente e compromettendo la stabilità dell’alveolo dentale.

I sintomi sono individuabili in fretta, per prima cosa si nota una forte alitosi, un arrossamento diffuso, dopo i primi giorni compare il gonfiore e infine il sanguinamento.

Solitamente si tende a tentare di risolvere la cosa con rimedi casalinghi, sciacqui con acqua e bicarbonato, acqua e aceto o limone, questi palliativi ottengono, apparentemente, un breve effetto calmante e decongestionante, salvo permettere ai batteri di continuare indisturbati il loro cammino.

L’errore di base è proprio questo, affidarsi ai rimedi della nonna!

Invece bisognerebbe rivolgersi prontamente all’igienista dentale per effettuare la pulizia meccanica, la detatarsi e infine delle infiltrazioni mirate per disinfettare l’alveolo, così facendo la gengivite potrebbe regredire e guarire, naturalmente questo processo va avviato ai primi sintomi, sistematicamente e con frequenza regolare.

Purtroppo, però, generalmente, si corre ai ripari quando l’infezione è allo stato avanzato e i denti già si muovono.

E’ l’inizio della Piorrea o, più correttamente detta Parodontite.

Il Parodonto è strutturalmente composta da: osso, legamento parodontale, cemento e gengiva.

E’ acclarato che una delle cause principali dell’alterazione dello stato di salute dei denti sono i batteri, i quali per diventare pericolosi devono subire modifiche dovute a cattiva igiene orale, pessime abitudini alimentari e cure dentistiche inadeguate.

L’altro fattore determinante dipende dall’organismo che li ospita, quindi da, immunodeficienze, malattie sistemiche, stress e abitudini nocive quali, fumo, alcool e droghe.

Se nonostante le cure adeguate, il processo infiammatorio delle gengive prosegue, evidentemente il problema di fondo sta nella risposta del paziente, l’organismo non è abbastanza forte da combattere la proliferazione batterica.

La parodontite in detti soggetti assume forme diverse, classificabili in funzione della profondità del distaccamento gengivale:

Lieve (5 mm)

Media (6 mm)

Grave ( più di7 mm)

Grave e Complicata ( più di7 mm con perdita del dente )

Nelle prime tre forme è sicuramente possibile tentare di salvare i denti, adeguate e lunghe cure periodiche, possono mantenere la flora orale in uno stato accettabile.

Oltre alla classica pulizia, l’igienista lavorerà a stretto contatto con il paradontologo stabilendo una terapia adeguata, per fare ciò il paziente dovrà prima effettuare alcuni test.

Il test microbiologico parodontale e il test genetico, sono indispensabili per capire a quale classe appartengono i batteri incriminati e se ci sono fattori di ereditarietà. Sono esami semplici e non invasivi, si effettuano con tamponi e cartine assorbenti passati fra i denti e le mucose e poi analizzati.

In seguito al risultato dei test gli specialisti valuteranno il tipo di cura necessaria.

Nel caso di parodontite grave e complicata oltre ai suddetti test si richiede uno screening ematico completo per verificare lo stato di salute di tutto l’organismo, e, se ci sono infezioni in corso e/o intolleranze particolari a farmaci o cibi.

Questo al fine di stabilire le modalità dell’intervento chirurgico.

Infatti, a questo stadio, la situazione è completamente compromessa, i denti sono persi e bisogna ripulire bene l’alveolo, eliminando ogni residuo di radice e asportando eventuali granulomi.

L’intervento lo esegue il chirurgo odontostomatologico in anestesia locale monitorando le condizioni del paziente costantemente, al termine sarà necessario mettere dei punti per contenere la perdita di sangue e agevolare una rapida guarigione delle gengive.

Fatto ciò bisogna avere pazienza e aspettare che i tessuti siano completamente guariti e induriti, solitamente servono un paio di mesi.

Però non è ancora finita, trascorso il tempo di guarigione si dovrà attendere ancora per verificare la reazione delle gengive, essa può essere recessiva ( tende a ritrarsi) o iperplasica ( tende a crescere). Nel secondo caso sarà necessario un altro intervento per ridurre l’eccesso di tessuto molle.

In entrambi i casi è consigliata una protesi mobile, la quale permette di potere intervenire in qualsiasi momento, mentre protesi fisse non avrebbero alcuna stabilità causando solo disagi e dolori.

Spesso i soggetti colpiti da tale patologia sviluppano anche una lieve forma depressiva, dovuta al doloroso decorso della malattia e alla successiva convivenza con la stessa.

E’ opportuno cercare un sostegno psicologico atto a supportare il paziente durante il trattamento e anche dopo.

Autore: Nicolina Leone

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