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Alluce valgo

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Alluce valgo

L’alluce valgo è una delle cause più frequenti di intervento chirurgico, almeno nei c.d. “Paesi industrializzati” e colpisce con una probabilità statistica assai superiore il sesso femminile, prevalentemente a causa di abitudini sbagliate, come l’utilizzo di scarpe a tacco alto a punta stretta. La malattia in commento consiste in una deformazione dell'articolazione metatarso-falangea, che porta a deviare l’alluce verso le altre dita del piede, fino a giungere, nei casi più gravi, a un accavallamento del primo dito con il secondo e perfino con il terzo. I primi sintomi dell’alluce valgo sono fastidiosi arrossamenti e gonfiori nella zona dell’alluce che “sfrega” con la calzatura, che tendono a cronicizzarsi con la formazione della caratteristica escrescenza comunemente detta “cipolla” e/o lesioni ossee, nei pressi dell’alluce stesso. Oltre all’intensificarsi del dolore, che aumenta progressivamente, fino a impedire al paziente il contatto con qualunque tipo di scarpa, i rischi cui si va incontro sono una deviazione del punto di appoggio del piede e, gradualmente, anche del peso corporeo; da ciò possono derivare problemi alle ginocchia e addirittura alla colonna vertebrale.
Tra le cause principali dell’alluce valgo, oltre al fattore ereditario e ad altre possibili di dubbia incidenza, sono da ricordare, come accennato, l’abitudine di indossare scarpe con tacchi alti, specie con tacchi a spillo e, soprattutto, a punta stretta; elementi predisponenti, poi, sono il c.d. “piede piatto” (rappresentato da una scarsa curvatura della pianta del piede), fenomeni traumatici o infiammatori pregressi o inadeguata tonicità dei muscoli e/o dei legamenti del piede.
Quanto alle terapie, nei casi più lievi, è sufficiente eliminare tale pericoloso tipo di calzature per avere un sensibile miglioramento o, in aggiunta, adottare appositi plantari o scarpe ortopediche. Qualora, però, l’infiammazione o le lesioni osseo o articolari siano di intensità tale da creare dolori importanti, dopo aver compiuto un esame radiografico a carico completo (ossia in posizione eretta) su entrambi i piedi, l’unico rimedio risolutivo è l’intervento chirurgico di osteotomia ossea. In seno a quest’ultima tipologia di interventi, che racchiude una rosa di oltre cento metodologie operative, di particolare interesse sono le tecniche di micro incisione di ultima generazione, come la c.d. P.D.O. (percutaneous distal osteotomy); essa consiste nella correzione dell’asse di appoggio e nel mantenimento della giusta angolazione tra le dita del piede, grazie a un sottilissimo filo metallico (che viene rimosso dopo circa quattro settimane), il tutto attraverso il compimento di un taglio di soli sette-otto millimetri, in modo da ridurre il dolore e la degenza post-operatoria. Eseguite le opportune medicazioni periodiche, dopo un paio di mesi dall’operazione, il paziente potrà indossare calzature normali, mentre sono sufficienti alcune settimane per la deambulare con scarpe da ginnastica. Dopo l’intervento, che dura circa quaranta minuti, la persona è, comunque, in grado di camminare, anche se, di solito, è indispensabile l’uso di stampelle.

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