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Trattamento terapeutico delle infezioni urinarie in eta' infantile

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Trattamento terapeutico delle infezioni urinarie in eta' infantile


TRATTAMENTO TERAPEUTICO DELLE INFEZIONI ALLE VIE URINARIE IN ETA' INFANTILE

In conclusione, è interessante passare alla trattazione delle strategie terapeutiche suggerite dalla più autorevole letteratura in materia. Ribadito che, in assenza di sintomi, è da evitare ogni tipo di cura, qualora sia stata accertata un’infezione delle basse vie urinarie sintomatica, la soluzione comunemente adottata è una terapia antibiotica per via orale, da protrarre per almeno cinque - sette giorni, a base di cotrimoxazolo, nitrofurantoina o acido nalidixico. Il ricorso a tali principi attivi, tuttavia, è sicuramente da evitare nel lattante, considerati gli effetti tossici riscontrati in un numero considerevole di casi. Le cefalosporine sono considerate il trattamento di seconda scelta, tenuto conto dei relativi dati di efficacia, tollerabilità, costi e pratica ambulatoriale. A tre giorni dall’inizio della terapia, dovrebbero vedersi miglioramenti del quadro clinico, che possono essere confermati dall’effettuazione di un nuovo esame delle urine, eventualmente associato a un’urinocultura di riscontro.

La maggiore pericolosità della pielonefrite si riflette anche sulla durata e incisività della terapia antibiotica, la quale è finalizzata non solo a superare il singolo episodio infettivo, ma anche a prevenire danni ai reni (o a contenerli al massimo, se ormai si sono già verificati). La terapia antibiotica va protratta per una decina di giorni, ma spetterà allo specialista indicare la durata, dopo attento esame della situazione concreta. I pediatri solitamente prescrivono l’utilizzo dell’amoxicilina associata all’acido clavulanico oppure il cefaclor. L’opportunità di combinare l’effetto di amoxicilina e acido clavulanico deriva dall’analisi di vari studi, i quali hanno accertato l’elevata frequenza (intorno al 30-45%) di ceppi di Escherichia coli resistenti all’amoxicillina, se assunta in modo separato. Normalmente i primi miglioramenti si notano fin dal secondo giorno; in caso contrario, il bambino va rivalutato e solo la ripetizione dell’urinocoltura potrà fornire utili elementi di valutazione sull’opportunità di proseguire quella cura oppure di cambiare farmaco.

Quando è stata accertata un’infezione delle alte vie urinarie, al fine di prevenire le recidive ed evitare, o almeno minimizzare, il danno renale, appena superata la fase acuta della malattia, la migliore scienza consiglia di procedere a una profilassi antibatterica. I farmaci generalmente prescritti dagli specialisti a tali fini sono il cotrimoxazolo o la nitrofurantoina, somministrati una volta al giorno, preferibilmente nelle ore serali, a un dosaggio pari a un terzo o un quarto della dose terapeutica giornaliera. Questi due principi attivi sono di regola preferibili agli altri, oltre che per la loro elevata efficacia, anche per il loro costo contenuto, per la loro buona tollerabilità e perfino per il tipo di formulazione, dato che il flacone reperibile in commercio può essere utilizzato per intero, senza sprechi. Come visto sopra, tuttavia, il cotrimoxazolo è da evitare per i bambini al di sotto dei sei mesi; al suo posto solitamente si utilizza l'amoxicillina associata all’acido clavulanico o il cefacloro.

E’ opportuno seguire un’adeguata profilassi, infine, anche quando un’infezione delle vie urinarie sia stata evidenziata già prima della nascita, nonché in tutti i casi di uropatia non suscettibili di trattamento chirurgico e nelle cistiti recidivanti, ossia quando si verificano due o più episodi nell’arco di sei mesi.



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