La salute in pillole

L'influenza

L’INFLUENZA

L’influenza è una malattia virale che si sviluppa, in genere in maniera epidemica, secondo manifestazioni e caratteristiche differenti, a secondo del tipo specifico di virus e della sua provenienza geografica. E’ a quest’ultima, del resto, che s’ispirano solitamente i virologi per assegnare, di anno in anno, un nuovo nome all’influenza che “gira” in un determinato Paese o continente in un certo periodo (basti pensare alla c.d. “Cinese”, un virus influenzale che ha costretto a letto milioni di italiani alcuni anni fa).

La patologia in esame si diffonde prevalentemente nel periodo che va da novembre a febbraio, ossia quando l’aria fredda facilita la proliferazione degli agenti patogeni e indebolisce le difese immunitarie e la vita comunitaria in ambienti poco areati agevola il contagio, come visto anche per il raffreddore. Il contagio, infatti, avviene prevalentemente attraverso un contatto diretto (magari una stretta di mano) con una persona malata (o portatrice sana) oppure con un oggetto (maniglie di porte, manopole di rubinetti, tastiere etc …) toccato dalla stessa fino a tre ore prima.

Per quanto concerne i sintomi, l’apparato che, di regola, è maggiormente colpito dal virus influenzale è quello respiratorio: raffreddore, tosse, mal di gola, raucedine, tracheite, faringite e laringite sono spesso presenti, e, in qualche caso, l’infezione interessa anche i bronchi. Quasi sempre, poi, si nota un rialzo febbrile anche consistente (da 38° centigradi fino anche a superare i 40°), specie durante i primi due giorni di manifestazione dei sintomi.

Nella maggior parte delle ipotesi, inoltre, il soggetto influenzato lamenta dolore diffuso ai muscoli e alle ossa, specie nella zona lombo-sacrale della schiena, mal di testa, spossatezza, brividi, nonché lacrimazione e arrossamento degli occhi. L’influenza, di per sé, non è quasi mai particolarmente preoccupante, salvo alcune eccezioni, come il virus del tipo A H5N1, comunemente noto come “influenza aviaria”.

La normale influenza si risolve quasi sempre nell’arco di alcuni giorni, anche se, non di rado, alcuni sintomi (specie raffreddore, tosse, raucedine e spossatezza) possono prolungarsi anche per diversi giorni dopo la scomparsa della febbre. Nonostante si tratti di una patologia medio-lieve, è indispensabile osservare alcuni giorni di riposo a letto, evitare sbalzi di temperatura e colpi d’aria, nonché, se del caso, assumere i prodotti farmacologici che stiamo per vedere, al fine di evitare complicazioni anche gravi, tra le quali spiccano bronchiti e polmoniti.

Al fine di scongiurare il rischio di quest’ultime e di altre malattie piuttosto serie, solo quando sono presenti complicazioni batteriche, è necessario assumere gli antibiotici, meglio dopo aver eseguito apposito esame, detto “tampone faringeo”, finalizzato a individuare con esattezza la species di batterio che si è annidata nelle vie respiratorie. Negli altri casi, è assolutamente controproducente ricorrere agli antibiotici, mentre vengono in genere prescritti dei prodotti farmacologici o di erboristeria, finalizzati ad alleviare i sintomi, quando risultano decisamente fastidiosi.

Tra le specialità mediche più usate, ricordiamo collutori e pastiglie per il mal di gola e la raucedine, sedativi della tosse (se si tratta di tosse “secca”) oppure, se si tratta di tosse grassa, fluidificanti o espettoranti, così come vari tipi di antidolorifici, i quali agiscono sul mal di testa e sul dolore alle ossa e ai muscoli. Per quanto concerne gli antipiretici, è bene ricordare che la febbre costituisce un sistema di difesa del nostro organismo: gli antifebbrili, quindi, andrebbero assunti solo quando la febbre è piuttosto alta (oltre 38°) oppure pericolosa, per l’età o per particolari stati psico-fisici del paziente.

Anche i decongestionanti (ad esempio gli spray e le gocce nasali) dovrebbero essere usati con cautela, senza mai superare le dosi consigliate e limitando i periodi di utilizzo nell’arco di un anno: in caso contrario, infatti, si rischia di provocare delle irritazioni recidivanti (c.d. “rinite da farmaci”).

Negli ultimi decenni, inoltre, sono stati messi in commercio degli specifici farmaci antivirali, di tipologie differenti. Anche se questi sembrano sortire buoni effetti nella maggior parte dei casi, è da registrare che, oltre a essere proibiti a certe categorie di soggetti (come le donne in gravidanza e i bambini nel primo anno di vita), un numero non trascurabile di persone hanno lamentato effetti collaterali che vanno dalla sonnolenza o, al contrario, all’insonnia, per arrivare alla nausea e a disfunzioni a reni e a fegato. Decisamente più utilizzati, allo stato attuale, sono i vaccini antinfluenzali, i quali hanno lo scopo di evitare del tutto l’influenza o di ridurne l’intensità e/o la durata dei sintomi.

Il vaccino è somministrato solitamente nel mese di novembre e consiste nell’introduzione di virus influenzali resi inattivi, anche se non è raro manifestare qualche sintomo e un leggero rialzo febbrile nei giorni seguenti il vaccino. I medici consigliano la vaccinazione, in genere, solo per soggetti deboli, magari per l’età avanzata o la convalescenza da altre malattie, oppure in concomitanza a fattori peculiari, come la presenza di patologie respiratorie croniche, grave deficienza immunitaria etc.. Non sono da trascurare, infine, i rimedi naturali, come, a titolo meramente esemplificativo, la propoli, il ribes nigrum, l’echinacea, l’aconitum napellus e il ferrum phosphoricum.



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