Parotite (orecchioni): sintomi e cure
La parotite, nota nel linguaggio corrente come orecchioni per il tipico gonfiore che spinge le orecchie in avanti facendole apparire più grandi, è una malattia infettiva virale che colpisce soprattutto i bambini in età scolare, quando la vita di comunità aumenta le occasioni di contagio. Nella maggior parte dei casi guarisce da sola in una decina di giorni, ma può dare complicanze non trascurabili: per questo è una malattia prevenibile con la vaccinazione, inclusa nel vaccino combinato che si somministra in tutta Italia.
Che cos'è la parotite e come si trasmette
La causa è un virus che ha una particolare affinità per le ghiandole salivari e, in misura minore, per altri organi ghiandolari e per il sistema nervoso. Il contagio avviene, come per il morbillo e le altre malattie contagiose dell'infanzia, non solo tramite il contatto diretto con la saliva o il muco del malato, ma anche attraverso le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti o il semplice parlare, oltre che con oggetti appena contaminati dalla saliva, come bicchieri e posate.
La persona malata è contagiosa già nei due giorni che precedono il gonfiore e per circa cinque giorni dopo la sua comparsa. Una quota non piccola di infezioni decorre in modo del tutto silenzioso o con sintomi vaghi, e contribuisce comunque alla circolazione del virus.
I sintomi e il decorso
Dal contagio ai primi disturbi passano dai dodici ai venticinque giorni, più spesso sedici-diciotto. I sintomi iniziali sono aspecifici: febbre, che di rado sale in modo preoccupante, mal di testa, malessere generale, dolori muscolari e scarso appetito.
Dopo un paio di giorni compare l'ingrossamento delle ghiandole parotidi, le più voluminose tra le ghiandole salivari, poste davanti e sotto le orecchie; talvolta si gonfiano anche le ghiandole sottomascellari. Nella maggior parte dei casi il gonfiore interessa entrambi i lati del viso, spesso a distanza di qualche giorno l'uno dall'altro. La zona è dolente al tatto e il bambino avverte fastidio nel masticare, nel deglutire e nell'aprire la bocca; i cibi acidi, come gli agrumi, accentuano il dolore perché stimolano la salivazione. Il gonfiore regredisce in genere entro una settimana-dieci giorni.
Le possibili complicanze
La parotite non si limita sempre alle ghiandole salivari. Le complicanze più note sono:
- Orchite: l'infiammazione dolorosa di uno o entrambi i testicoli, che riguarda i ragazzi e gli uomini che contraggono la malattia dopo la pubertà. Si manifesta con gonfiore, dolore intenso e ripresa della febbre; in una minoranza di casi può lasciare una riduzione della fertilità. Nelle ragazze e nelle donne l'equivalente è l'ooforite, meno frequente.
- Meningite: un'infiammazione delle membrane che rivestono il cervello, in genere a decorso benigno ma che richiede sempre una valutazione medica urgente; più raramente si osserva un'encefalite.
- Pancreatite, che si manifesta con dolore addominale alto, nausea e vomito.
- Sordità, di regola da un solo orecchio: è rara ma può essere permanente.
Se la parotite viene contratta in gravidanza, soprattutto nei primi mesi, è opportuno rivolgersi subito al medico.
Diagnosi e cure
La diagnosi è in genere clinica: il pediatra riconosce il quadro dal gonfiore caratteristico e dal contesto epidemiologico, ed eventualmente lo conferma con esami del sangue o su saliva. La parotite è soggetta a notifica obbligatoria.
Non esiste una terapia diretta contro il virus: la cura mira ad alleviare i sintomi. Sono utili il riposo, una buona idratazione, cibi morbidi e non acidi, e l'applicazione di impacchi tiepidi o freschi sulla zona gonfia a seconda di ciò che dà sollievo. Per la febbre e il dolore si utilizzano paracetamolo o ibuprofene secondo l'indicazione del pediatra.
Nei bambini e negli adolescenti con infezioni virali non va mai usato l'acido acetilsalicilico (aspirina e prodotti simili), per il rischio di sindrome di Reye, una complicanza rara ma gravissima a carico di fegato e cervello. Gli antibiotici sono inutili, perché la parotite è causata da un virus.
Per limitare i rischi di contagio il bambino non torna in comunità prima che siano trascorsi almeno cinque giorni dalla comparsa del gonfiore alle parotidi, secondo l'indicazione del pediatra e del servizio di igiene pubblica.
La vaccinazione
La parotite si previene con il vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia (MPR), disponibile in Italia anche nella formulazione tetravalente che comprende la varicella (MPRV). Il calendario prevede una prima dose tra i dodici e i quindici mesi di vita e una seconda dose in età prescolare, di norma tra i cinque e i sei anni; la seconda dose completa la protezione anche in chi non aveva risposto alla prima.
Si tratta di un vaccino a virus vivi attenuati, con un profilo di sicurezza ben documentato e reazioni per lo più lievi e passeggere. Vaccinare non equivale a "lasciar fare la malattia": la vaccinazione evita la parotite e, con essa, il rischio di orchite, meningite e sordità, e protegge indirettamente chi non può vaccinarsi.
Quando chiamare subito il pediatra o il 112
È necessario contattare senza indugio il pediatra e, nei casi più seri, chiamare il 112, se compaiono:
- difficoltà respiratoria o respiro rumoroso;
- sonnolenza anomala, difficoltà a svegliare il bambino o stato confusionale;
- rigidità del collo, forte mal di testa, vomito ripetuto o fastidio marcato per la luce;
- macchie sulla pelle che non scompaiono premendole;
- segni di disidratazione, con bocca secca, urine scarse e pianto senza lacrime, spesso favoriti dal dolore nel deglutire;
- convulsioni;
- dolore e gonfiore ai testicoli;
- dolore addominale intenso con vomito;
- nel lattante, pause del respiro (apnee) o marcata scarsa reattività.
Vedi anche: Morbillo, Varicella e Pertosse.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo pediatra o al medico curante.
