Pertosse: sintomi, contagio e vaccino
La pertosse, chiamata anche tosse convulsa, è una malattia infettiva dell'apparato respiratorio che, pur non riguardando solamente i bambini, colpisce di solito in età scolare, con particolare incidenza nei periodi invernali e primaverili. È una malattia prevenibile con la vaccinazione ed è particolarmente pericolosa nei primi mesi di vita, quando il lattante è ancora troppo piccolo per aver completato il ciclo vaccinale.
Che cos'è la pertosse e come si trasmette
La causa è un batterio, la Bordetella pertussis, le cui tossine danneggiano la mucosa dei bronchi e dei bronchioli e paralizzano le ciglia che normalmente ripuliscono le vie aeree: da qui la tosse ostinata che caratterizza la malattia.
Il contagio avviene non solo mediante il contatto diretto con il muco o la saliva del malato, ma anche attraverso le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti o il semplice parlare. La contagiosità è molto elevata nelle prime due settimane, cioè proprio quando i sintomi sembrano ancora quelli di un raffreddore. Spesso a portare l'infezione in casa sono adolescenti o adulti la cui protezione vaccinale si è affievolita e nei quali la pertosse si presenta solo come una tosse che non passa.
I sintomi e le fasi della malattia
Dal contagio ai primi disturbi passano dai sei ai venti giorni, più spesso sette-dieci. Il decorso si articola in tre fasi.
- Fase catarrale (una-due settimane): tosse leggera, starnuti, secrezione nasale e talvolta un modesto rialzo febbrile. È la fase più contagiosa e la meno riconoscibile.
- Fase parossistica (due-sei settimane): la tosse si intensifica progressivamente, dapprima di notte e poi anche di giorno, fino a diventare convulsiva. Gli accessi sono costituiti da raffiche di colpi di tosse ravvicinati, al termine dei quali il bambino inspira rumorosamente producendo il caratteristico urlo inspiratorio; sono frequenti il volto arrossato o cianotico, gli occhi lacrimanti e i conati di vomito dopo l'accesso. Tra un attacco e l'altro il bambino può apparire in buone condizioni.
- Fase di convalescenza (alcune settimane): gli accessi diventano via via più radi e meno intensi, ma la tosse può ricomparire in occasione di banali infezioni respiratorie successive.
Il decorso complessivo è lungo: la malattia si risolve di norma nell'arco di sei-dieci settimane, tanto che in alcuni Paesi viene chiamata "la tosse dei cento giorni".
La pertosse nel lattante: perché è pericolosa
Nei bambini sotto i sei mesi il quadro è decisamente più grave e spesso atipico: l'urlo inspiratorio può mancare del tutto e il segno prevalente sono le crisi di apnea, cioè pause del respiro, con colorito bluastro, difficoltà ad alimentarsi e scarso accrescimento. In questa fascia d'età sono più frequenti le complicanze, come la polmonite, le convulsioni e, raramente, l'interessamento del cervello; il ricovero ospedaliero è spesso necessario. È proprio per proteggere i lattanti che si vaccinano la madre in gravidanza e le persone che vivono con il bambino.
Diagnosi e terapia
La diagnosi si basa sul quadro clinico e sull'anamnesi di contatto, e viene confermata con un tampone nasofaringeo o, nelle fasi più avanzate, con esami del sangue. La pertosse è soggetta a notifica obbligatoria.
La terapia si fonda sugli antibiotici, in particolare quelli del gruppo dei macrolidi, prescritti dal medico. Sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono iniziati, idealmente nelle prime due settimane: somministrati tardivamente non accorciano più il decorso della tosse, ma restano indicati entro un certo periodo perché eliminano il batterio dalle vie respiratorie e interrompono la catena del contagio. Il medico può prescrivere l'antibiotico anche ai conviventi come profilassi, soprattutto se in casa vivono lattanti o donne in gravidanza.
Non ci sono invece prove convincenti di efficacia per i sedativi della tosse, i cortisonici o i broncodilatatori come il salbutamolo, che un tempo venivano usati con larghezza. Restano utili le misure di buon senso: pasti piccoli e frequenti, abbondanti liquidi, ambiente ben umidificato e libero da agenti irritanti quali fumo di sigaretta, smog e polvere. Il miele può dare sollievo alla gola, ma non va dato sotto l'anno di età per il rischio di botulino. Per la febbre si utilizzano paracetamolo o ibuprofene secondo indicazione del pediatra, mentre l'acido acetilsalicilico non va mai somministrato ai bambini nel corso di malattie infettive per il rischio di sindrome di Reye.
Per limitare i rischi di contagio, il bambino non torna in comunità prima che siano trascorsi almeno cinque giorni dall'inizio della terapia antibiotica, o alcune settimane dall'inizio della tosse se l'antibiotico non è stato assunto.
La vaccinazione
La vaccinazione antipertosse fa parte del vaccino esavalente dell'infanzia, che protegge contemporaneamente da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e infezioni da Haemophilus influenzae di tipo b. Il calendario prevede tre dosi, al terzo, quinto e undicesimo-tredicesimo mese di vita, seguite da un richiamo in età prescolare (cinque-sei anni) e da un ulteriore richiamo con vaccino dTpa in adolescenza. Poiché la protezione si riduce col tempo, negli adulti il richiamo va ripetuto ogni dieci anni, in genere insieme a quello antitetanico.
Un punto essenziale: si raccomanda la vaccinazione con dTpa a ogni gravidanza, di norma tra la ventisettesima e la trentaseiesima settimana, perché gli anticorpi materni passano al feto e proteggono il neonato nei primi mesi, prima che possa essere vaccinato. Allo stesso scopo si consiglia di aggiornare la vaccinazione a tutti i familiari e alle persone che si prenderanno cura del bambino. La vaccinazione non è una scelta indifferente: è oggi il modo più efficace per evitare i casi gravi di pertosse nei lattanti.
Quando chiamare subito il pediatra o il 112
Occorre rivolgersi immediatamente al pediatra e, nelle situazioni più serie, chiamare il 112, in presenza di:
- difficoltà respiratoria, respiro rapido o rumoroso, labbra o volto bluastri durante o dopo gli accessi di tosse;
- nel lattante, pause del respiro (apnee), anche brevi, o accessi di tosse che lo lasciano esausto;
- sonnolenza anomala o difficoltà a risvegliare il bambino;
- rigidità del collo;
- macchie sulla pelle che non scompaiono premendole;
- segni di disidratazione o vomito ripetuto che impedisce di alimentarsi;
- convulsioni.
Vedi anche: Morbillo, Parotite (orecchioni) e Varicella.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo pediatra o al medico curante.
