Carie dentaria: cause, sintomi e cura

La carie dentaria è una delle malattie croniche più diffuse al mondo: si stima che la gran parte della popolazione ne sia colpita almeno una volta nella vita, con una frequenza elevata sia in età pediatrica sia negli adulti. Non è un'usura inevitabile del dente, ma un processo di distruzione progressiva dei tessuti duri prodotto dagli acidi dei batteri della placca batterica. Ed è in larga misura prevenibile.

Com'è fatto un dente

Per capire come procede la carie conviene partire dalla struttura del dente. La parte visibile è la corona, rivestita esternamente dallo smalto, il tessuto più duro dell'organismo, e costituita al di sotto dalla dentina, più tenera e attraversata da migliaia di canalicoli microscopici.

Al centro del dente si trova la polpa, che contiene vasi sanguigni e terminazioni nervose. La parte inserita nell'osso è la radice, alloggiata nell'alveolo e collegata all'osso dal legamento parodontale; la zona di passaggio fra corona e radice, dove la gengiva aderisce al dente, è il colletto.

Come si forma la carie

Sui denti si deposita continuamente una pellicola morbida di batteri e saliva. Quando questi batteri ricevono zuccheri dagli alimenti li fermentano e producono acidi, che sottraggono minerali allo smalto. Fra un pasto e l'altro la saliva neutralizza gli acidi e restituisce minerali al dente: finché i due processi si equilibrano, non succede nulla.

Il guaio nasce quando l'attacco acido si ripete troppo spesso e la saliva non ha il tempo di riparare. Per questo conta più la frequenza con cui si assumono zuccheri che la quantità complessiva: sorseggiare una bibita zuccherata per un'ora intera o fare sei spuntini dolci nell'arco della giornata è molto più dannoso che mangiare un dolce in un'unica occasione a fine pasto.

Concorrono poi altri fattori: una igiene orale insufficiente, che lascia la placca sui denti; la presenza di tartaro, che offre ai batteri una superficie ruvida a cui aggrapparsi; solchi profondi sulla superficie masticante dei molari; denti affollati e difficili da pulire; e la riduzione della saliva, che può dipendere da alcune terapie farmacologiche o da alcune malattie e che toglie al dente la sua difesa naturale.

I sintomi, stadio per stadio

La carie procede lentamente e in modo silenzioso, ed è proprio questo il suo tratto più insidioso.

  • Fase iniziale, limitata allo smalto: nessun sintomo. Si vede al massimo una macchia biancastra opaca o una piccola zona scura. In questo stadio la lesione può ancora essere fermata con il fluoro e con una migliore igiene, senza trapano.
  • Carie della dentina: compare la sensibilità al freddo, ai cibi dolci o acidi, che passa poco dopo aver rimosso lo stimolo. È il momento giusto per intervenire, ed è quello in cui più spesso si rimanda.
  • Coinvolgimento della polpa: il dolore diventa spontaneo, pulsante, spesso più intenso di notte, e non passa togliendo lo stimolo. Significa che il nervo è infiammato.
  • Complicanze: quando l'infezione supera l'apice della radice compaiono gonfiore della gengiva o del viso, dolore alla masticazione, ascesso e pus. A questo punto la visita non è più rinviabile.

Vale la pena ricordare che, paradossalmente, una carie molto avanzata può anche smettere di far male: significa che la polpa è andata in necrosi, non che il problema si è risolto.

Come si cura

Il trattamento dipende da quanto la lesione è profonda. Quando la carie è superficiale il dentista rimuove il tessuto malato e ricostruisce il dente con un'otturazione, in genere in composito: è una seduta breve, eseguita in anestesia locale.

Se la polpa è irrimediabilmente compromessa si ricorre alla devitalizzazione, o terapia canalare: si rimuove il tessuto pulpare, si detergono e si sagomano i canali radicolari e li si sigilla con materiali appositi. Può richiedere una o più sedute a seconda del dente. Un dente devitalizzato diventa più fragile, per cui in molti casi si protegge con una corona.

Un punto merita chiarezza, perché se ne sente dire di tutto: gli antibiotici non curano la carie e non sono un passaggio obbligato prima della devitalizzazione. Servono soltanto in situazioni selezionate, come un'infezione che si sta diffondendo ai tessuti circostanti, e la decisione spetta esclusivamente al dentista. Assumerli di propria iniziativa non risolve nulla, ritarda la diagnosi e favorisce le resistenze batteriche. Lo stesso vale per gli antidolorifici presi per settimane per non andare dal dentista.

Quando il dente non è più recuperabile si procede all'estrazione, e si valuta poi come sostituirlo, per esempio con un ponte o con l'implantologia.

Prevenzione: fluoro, spazzolino e zuccheri

La carie si previene davvero, e con mezzi alla portata di tutti.

  • Spazzolare i denti due volte al giorno per circa due minuti con un dentifricio al fluoro. Il fluoro è la misura preventiva con le prove più solide: rende lo smalto più resistente agli acidi e favorisce la rimineralizzazione delle lesioni iniziali. Nei bambini la quantità di dentifricio e la concentrazione vanno concordate con il dentista.
  • Pulire ogni giorno gli spazi interdentali con il filo o con gli scovolini: fra un dente e l'altro nascono moltissime carie, e lo spazzolino lì non arriva.
  • Ridurre la frequenza degli spuntini zuccherati e delle bevande dolci o acide fuori pasto. L'acqua resta la bevanda migliore fra un pasto e l'altro.
  • Non risciacquare abbondantemente subito dopo lo spazzolamento serale: sputare il dentifricio in eccesso e lasciare agire il fluoro è più efficace.
  • Ricordare che il collutorio non sostituisce lo spazzolino: la placca si toglie meccanicamente, non sciacquando.
  • Controlli periodici e sedute di igiene professionale con la frequenza indicata dal dentista, in genere una o due volte l'anno.

La carie nei bambini

I denti da latte si cariano più in fretta di quelli permanenti perché hanno smalto e dentina più sottili, e vanno curati: non è vero che tanto "cadono comunque". Una carie trascurata può far male, compromettere la masticazione e danneggiare il dente permanente che sta sotto.

Due misure sono particolarmente utili in età pediatrica: evitare che il bambino si addormenti con il biberon contenente bevande zuccherate o succhi, e valutare con il dentista la sigillatura dei solchi dei molari permanenti, che chiude le fessure più profonde dove la placca si annida.

Quando rivolgersi al dentista

Conviene farsi visitare senza aspettare il dolore: al primo segno di sensibilità al freddo o al dolce, se si nota una macchia scura o una scheggiatura, se il filo interdentale si sfilaccia sempre nello stesso punto o se il cibo si incastra regolarmente fra due denti. Dolore spontaneo, gonfiore del viso, febbre o presenza di pus richiedono invece una valutazione urgente.

Se oltre al dente sono coinvolte le gengive, che appaiono gonfie e sanguinanti, vale la pena leggere anche la guida sulla gengivite.

Autore: Nicolina Leone

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo dentista o al tuo igienista dentale.

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