Tartaro: come si forma e come si rimuove

Il tartaro è una concrezione dura, di aspetto calcareo, che si deposita sulla superficie dei denti e lungo il bordo delle gengive. Non è una sostanza che arriva dall'esterno né un difetto dello smalto: è semplicemente placca batterica che è rimasta sul dente abbastanza a lungo da mineralizzarsi. Ed è il punto in cui il problema smette di essere risolvibile in bagno e diventa una questione da studio dentistico.

Come si forma

La saliva è ricca di sali minerali, soprattutto di calcio e fosfati. Quando la placca non viene rimossa ogni giorno, questi sali si depositano al suo interno e la irrigidiscono: nel giro di una o due settimane il biofilm morbido si trasforma in una massa dura e saldamente attaccata al dente. Il processo comincia prima, e in modo più abbondante, nei punti dove la saliva sgorga dai dotti ghiandolari: la faccia interna degli incisivi inferiori e la faccia esterna dei molari superiori sono quasi sempre le prime zone interessate.

Il tartaro conferisce ai denti una colorazione che va dal giallastro al bruno; nei fumatori e in chi consuma molto caffè, tè o vino rosso i depositi si scuriscono ulteriormente perché la loro superficie porosa trattiene facilmente i pigmenti.

Tartaro sopragengivale e sottogengivale

Si distinguono due tipi, con implicazioni molto diverse. Il tartaro sopragengivale è quello visibile sopra il bordo della gengiva: antiestetico, ma relativamente facile da rimuovere.

Il tartaro sottogengivale si forma invece all'interno del solco fra dente e gengiva, non si vede e viene individuato solo dal dentista con la sonda parodontale o con una radiografia. È più scuro, più duro e molto più insidioso, perché si trova esattamente nella zona in cui l'infiammazione può danneggiare l'osso di sostegno.

Perché il tartaro è un problema

Vale la pena chiarire un equivoco: il tartaro in sé, essendo mineralizzato, non è direttamente aggressivo. Il danno lo fanno i batteri, e il tartaro è il loro alleato ideale per tre motivi.

  • Ha una superficie ruvida e porosa sulla quale la placca nuova aderisce molto più facilmente che sullo smalto liscio.
  • È impossibile da pulire con lo spazzolino, quindi crea una zona permanentemente sporca sotto la quale i batteri lavorano indisturbati.
  • Quando si infiltra sotto il bordo gengivale mantiene un'infiammazione cronica che porta al distacco della gengiva dal dente e alla formazione di tasche parodontali.

Il risultato tipico è prima una gengivite, con gengive gonfie, arrossate e sanguinanti, e in una parte dei casi l'evoluzione in parodontite, cioè nella malattia che distrugge l'osso attorno al dente. Si accompagnano spesso alitosi persistente e sensibilità al freddo, quest'ultima dovuta all'esposizione dei colletti quando la gengiva si ritira.

La detartrasi: come si rimuove

Il tartaro non si toglie a casa. Nessun dentifricio, collutorio, rimedio casalingo o strumento acquistato online lo elimina, e i tentativi di grattarlo via da soli finiscono regolarmente per rovinare lo smalto o ferire la gengiva.

La rimozione professionale si chiama detartrasi (o ablazione del tartaro) e viene eseguita dall'odontoiatra o dall'igienista dentale. Si utilizzano strumenti a ultrasuoni, che frantumano i depositi con vibrazioni ad alta frequenza accompagnate da un getto d'acqua, e strumenti manuali per rifinire le zone più delicate e sottogengivali. Segue in genere una lucidatura delle superfici, che le rende lisce e rallenta il ritorno della placca.

La seduta dura in media dai trenta ai sessanta minuti ed è generalmente ben tollerata. Se le gengive sono già infiammate può comparire un po' di sanguinamento e qualche fastidio: è la conseguenza dell'infiammazione preesistente, non il segno che il trattamento sia stato fatto male, e si attenua nei giorni successivi man mano che la gengiva guarisce. Nei casi con tasche profonde si ricorre a una levigatura radicolare più approfondita, eventualmente in anestesia locale e in più sedute.

Anche una lieve sensibilità al freddo per qualche giorno dopo la seduta è comune: i colletti, prima coperti dai depositi, restano temporaneamente più esposti.

Ogni quanto va fatta e come rallentare la formazione

Per la maggior parte delle persone una o due sedute l'anno sono sufficienti; chi ha già una malattia parodontale, chi fuma o chi produce tartaro con particolare rapidità può averne bisogno ogni tre o quattro mesi. La cadenza va stabilita dal dentista, non decisa a orecchio.

Nell'intervallo il lavoro lo fa l'igiene quotidiana, che non impedisce del tutto la formazione del tartaro ma la rallenta molto:

  • Spazzolare i denti due volte al giorno, per circa due minuti, con un dentifricio al fluoro e setole morbide, prestando attenzione al bordo gengivale.
  • Pulire ogni giorno gli spazi fra i denti con il filo interdentale o con gli scovolini della misura indicata dall'igienista.
  • Ricordare che il collutorio non sostituisce lo spazzolamento; i dentifrici cosiddetti antitartaro possono aiutare a ritardare la mineralizzazione, ma non sciolgono il tartaro già formato.
  • Limitare la frequenza degli spuntini zuccherati ed evitare il fumo.

Esiste infine una predisposizione individuale reale: alcune persone, pur avendo un'igiene impeccabile, formano tartaro molto più in fretta di altre per la composizione della loro saliva. Non è una colpa, ma richiede semplicemente controlli più ravvicinati.

Quando rivolgersi al dentista

È opportuno fissare un appuntamento se si notano depositi duri lungo il bordo gengivale, se le gengive sanguinano durante lo spazzolamento, se l'alito è costantemente cattivo o se è passato più di un anno dall'ultima seduta di igiene. Il sanguinamento in particolare non va mai considerato normale: è il primo segnale che l'infiammazione è già iniziata, ed è anche il momento in cui è ancora del tutto reversibile.

Autore: Nicolina Leone

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo dentista o al tuo igienista dentale.

...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Contatti   |    Archivio   |    Privacy   |    Termini e condizioni   |     © Copyright 2026 lasaluteinpillole.it - supplemento alla rivista www.studiocataldi.it
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................