Placca batterica: che cos'e' e come si elimina
La placca batterica è il punto di partenza di quasi tutte le malattie del cavo orale: dalla carie alla gengivite, fino al tartaro e alla parodontite. La buona notizia è che, a differenza di quasi tutto il resto, si controlla da soli, a casa, con strumenti che costano pochissimo.
Che cos'è la placca batterica
La placca è una pellicola morbida e appiccicosa che si deposita sulla superficie dei denti, lungo il bordo gengivale e negli spazi fra un dente e l'altro. In termini tecnici è un biofilm: una comunità organizzata di batteri immersa in una matrice che essi stessi producono e che li tiene ancorati al dente proteggendoli dall'esterno.
Il nome "placca" evoca qualcosa di duro, ma appena formata la sua consistenza è gelatinosa e la si avverte passando la lingua sui denti come una sensazione di superficie non liscia, opaca, "pelosa". È poco visibile a occhio nudo, soprattutto quando è sottile.
La compongono soprattutto batteri, molte centinaia di specie diverse che vivono normalmente nella bocca, insieme a saliva e a residui degli alimenti. La maggior parte di questi microrganismi è innocua: il problema nasce quando la placca resta indisturbata, si ispessisce e la sua composizione si sposta verso le specie più aggressive.
Come e in quanto tempo si forma
La formazione della placca è un processo continuo e del tutto normale: comincia entro poche ore dallo spazzolamento e non si può impedire, si può solo interrompere ogni giorno. Su un dente appena pulito si deposita per prima una sottilissima pellicola di proteine salivari, alla quale i batteri aderiscono e sulla quale poi si moltiplicano.
Nel giro di uno o due giorni il biofilm è già maturo e in grado di produrre gli acidi che demineralizzano lo smalto e le sostanze che irritano la gengiva. Se resta sul dente, in un paio di settimane i sali minerali della saliva lo calcificano trasformandolo in tartaro. A quel punto non basta più lo spazzolino.
Gli zuccheri e i carboidrati semplici della dieta sono il carburante di questo meccanismo: più spesso arrivano, più a lungo l'ambiente resta acido. Anche qui conta la frequenza degli spuntini più della quantità complessiva.
Quali danni provoca
La placca agisce su due fronti distinti. Sui tessuti duri del dente gli acidi batterici sottraggono minerali allo smalto e innescano la carie. Sui tessuti molli i prodotti batterici scatenano una risposta infiammatoria della gengiva, che si arrossa, si gonfia e comincia a sanguinare: è la gengivite.
A questo si aggiungono l'alitosi, spesso il primo segnale che qualcuno nota, e la trasformazione in tartaro, che rende la superficie del dente ruvida e quindi ancora più adatta a trattenere nuova placca. È un circolo vizioso che, se non si interrompe, può portare alla parodontite e alla perdita dell'osso di sostegno.
Come si rimuove davvero
Qui va corretto un equivoco molto diffuso: la placca si rimuove benissimo con lo spazzolino, ed è anzi l'unica cosa che lo spazzolino sappia fare. Ciò che lo spazzolino non può togliere è il tartaro, cioè la placca già calcificata, che richiede la detartrasi eseguita dall'igienista dentale. Rinunciare all'igiene domiciliare "tanto ci pensa l'igienista" è il modo più sicuro per arrivare alla seduta con una bocca già danneggiata.
- Spazzolino, due volte al giorno per circa due minuti. Setole morbide, movimenti brevi e delicati, inclinando le setole di circa 45 gradi verso il bordo gengivale, che è il punto in cui la placca si accumula di più. Lo spazzolino elettrico non è obbligatorio, ma per molte persone rende più facile una tecnica corretta.
- Filo interdentale o scovolini, una volta al giorno. Le superfici fra un dente e l'altro rappresentano circa il quaranta per cento della superficie dentale totale e lo spazzolino non le raggiunge. Gli scovolini, di misura scelta con l'igienista, sono in genere più efficaci del filo dove gli spazi sono ampi o dove la gengiva si è ritirata.
- Dentifricio al fluoro, che non rimuove la placca ma rafforza lo smalto contro gli acidi che essa produce.
- Il collutorio è un complemento, non un sostituto. Nessun risciacquo disgrega meccanicamente un biofilm: i collutori antisettici possono essere prescritti per periodi limitati, ma usarli al posto dello spazzolamento serve solo a profumare l'alito.
- Seduta di igiene professionale una o due volte l'anno, o più spesso su indicazione del dentista, per rimuovere il tartaro e controllare i punti che sfuggono in casa.
Come capire se si sta pulendo bene
Poiché la placca è quasi invisibile, ci si convince facilmente di lavarsi i denti bene. Esistono però strumenti semplici per verificarlo: i rivelatori di placca, compresse da masticare o soluzioni da applicare che colorano temporaneamente i depositi residui. Il risultato è spesso sorprendente e mostra con precisione quali zone si stanno saltando, tipicamente la faccia interna degli incisivi inferiori, i colletti e le superfici fra i denti.
Un altro indicatore è il sanguinamento: se una zona sanguina quando ci si lava i denti, lì c'è infiammazione, quindi placca. Non è un motivo per evitare quel punto, è il motivo per pulirlo con delicatezza ogni giorno. Nel giro di una o due settimane il sanguinamento in genere si riduce fino a scomparire.
Quando rivolgersi al dentista
È il caso di prenotare una visita se le gengive sanguinano da più di due settimane nonostante l'igiene sia migliorata, se si vedono depositi duri e giallastri lungo il bordo gengivale, se l'alitosi è persistente, o se sono passati più di dodici mesi dall'ultima seduta di igiene professionale. L'igienista dentale, oltre a rimuovere il tartaro, può mostrare la tecnica di spazzolamento più adatta alla singola bocca e indicare gli strumenti interdentali della misura giusta.
Autore: Nicolina Leone
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo dentista o al tuo igienista dentale.
