Morbillo: sintomi, contagio e vaccino

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus e si contrae di solito in tenera età, in special modo tra i tre e i dieci anni, con maggiore incidenza nei periodi invernali e primaverili. Non è una malattia banale né un semplice "esantema dell'infanzia": è una delle infezioni più contagiose che si conoscano e può dare complicanze serie, soprattutto nei bambini molto piccoli, negli adulti e nelle persone con difese immunitarie ridotte. Per questo la vaccinazione è lo strumento decisivo per evitarla.

Che cos'è il morbillo e come si trasmette

L'agente responsabile è il virus del morbillo, che si moltiplica nelle vie respiratorie e da lì si diffonde a tutto l'organismo. Il contagio avviene per via aerea: non solo attraverso il contatto diretto con la saliva o il muco del malato, ma soprattutto tramite le goccioline emesse con la tosse, gli starnuti o il semplice parlare, che possono restare sospese nell'aria di un ambiente chiuso anche dopo che la persona malata è uscita.

Il bambino è contagioso già alcuni giorni prima della comparsa delle macchie, quando ancora si pensa a un banale raffreddore, e resta tale per circa quattro giorni dopo l'inizio dell'eruzione. È questo il motivo per cui il morbillo circola con tanta facilità nelle comunità scolastiche.

I sintomi e il decorso

Dal contagio ai primi disturbi passano in genere dagli otto ai dodici giorni. La fase iniziale somiglia a un'influenza intensa: congiuntivite con occhi arrossati e fastidio per la luce, raffreddore con starnuti e abbondante secrezione nasale, tosse secca e insistente, malessere generale e febbre elevata, intorno ai 39 gradi ma anche superiore.

In questa fase, sulla mucosa interna delle guance, possono comparire piccole macchioline biancastre su fondo arrossato, chiamate macchie di Koplik: sono molto caratteristiche e aiutano il pediatra a riconoscere la malattia prima ancora dell'esantema.

L'eruzione cutanea compare in genere tra il tredicesimo e il quindicesimo giorno dal contagio. Si tratta di macchie rosse, leggermente rilevate al tatto, che appaiono prima al viso e dietro le orecchie e nell'arco di due o tre giorni si estendono al tronco, alle braccia e alle gambe, tendendo a confluire tra loro. Le macchie non vanno grattate; sbiadiscono spontaneamente nello stesso ordine in cui sono comparse, lasciando una fine desquamazione della pelle. Con la comparsa dell'esantema la febbre raggiunge il picco e poi, nell'arco di qualche giorno, si sfebbra.

Le complicanze da non sottovalutare

Nella maggior parte dei bambini sani il morbillo si risolve in una decina di giorni, ma le complicanze non sono rare e vanno conosciute:

  • Otite media e laringite, le più frequenti.
  • Diarrea con rischio di disidratazione nei bambini piccoli.
  • Polmonite, virale o batterica, che è la causa più comune di ricovero.
  • Encefalite, un'infiammazione del cervello che compare in una piccola quota di casi ma può lasciare danni permanenti.
  • Molto raramente, a distanza di anni dall'infezione, una gravissima malattia degenerativa del sistema nervoso chiamata panencefalite sclerosante subacuta, che colpisce soprattutto chi ha avuto il morbillo nei primissimi anni di vita.

Il virus, inoltre, indebolisce temporaneamente le difese immunitarie, rendendo il bambino più esposto ad altre infezioni nei mesi successivi.

Diagnosi e terapia

La diagnosi è clinica e si basa sui sintomi e sull'aspetto dell'esantema; il pediatra può confermarla con un esame del sangue o su tampone, anche perché il morbillo è una malattia soggetta a notifica obbligatoria.

Non esiste un farmaco che elimini il virus: la cura è di supporto e punta a far stare meglio il bambino. Servono riposo, ambiente non troppo caldo né secco, abbondanti liquidi per evitare la disidratazione e alimentazione leggera. Per la febbre e il dolore si usano paracetamolo o ibuprofene, secondo l'indicazione del pediatra.

Va invece evitato l'acido acetilsalicilico (l'aspirina e i prodotti analoghi) nei bambini e negli adolescenti con malattie virali: la sua assunzione è associata alla sindrome di Reye, una condizione rara ma gravissima che colpisce fegato e cervello. Gli antibiotici non agiscono sul virus e servono solo se subentra una complicanza batterica, su prescrizione del medico.

Per limitare il contagio il bambino non deve tornare a scuola prima che siano trascorsi almeno cinque giorni dalla comparsa dell'esantema, ed è bene che eviti il contatto con lattanti, donne in gravidanza e persone immunodepresse.

La vaccinazione: la prevenzione più efficace

Il morbillo è una malattia prevenibile con la vaccinazione. In Italia si utilizza il vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia (MPR), disponibile anche nella formulazione tetravalente che comprende la varicella (MPRV). Il calendario vaccinale prevede una prima dose intorno ai dodici-quindici mesi e una seconda dose nell'età prescolare, in genere tra i cinque e i sei anni; la seconda dose non è un semplice richiamo, ma serve a proteggere anche chi non aveva risposto alla prima.

Si tratta di un vaccino a virus vivo attenuato, con un profilo di sicurezza ampiamente documentato: gli effetti indesiderati sono in genere lievi e transitori, come febbre o un modesto arrossamento cutaneo qualche giorno dopo la somministrazione. La vaccinazione non è una scelta indifferente rispetto al "farsi la malattia": ammalarsi di morbillo espone al rischio reale di polmonite ed encefalite, che il vaccino evita. La copertura elevata protegge inoltre chi non può essere vaccinato, come i lattanti troppo piccoli e le persone immunodepresse.

In caso di contatto con un malato, nelle persone non immuni la somministrazione del vaccino entro settantadue ore può prevenire o attenuare la malattia: in queste situazioni conviene sentire subito il pediatra o il servizio vaccinale della propria ASL.

Quando chiamare subito il pediatra o il 112

Occorre contattare senza attendere il pediatra e, nei casi più gravi, chiamare il 112, se il bambino presenta:

  • difficoltà a respirare, respiro rapido o rumoroso, labbra o volto bluastri;
  • sonnolenza anomala o difficoltà a essere svegliato, confusione, pianto inconsolabile;
  • rigidità del collo o forte mal di testa;
  • macchie sulla pelle che non scompaiono premendole con un dito o con un bicchiere trasparente;
  • segni di disidratazione: bocca asciutta, pianto senza lacrime, urine molto scarse, occhi infossati;
  • convulsioni;
  • nel lattante, pause del respiro (apnee), rifiuto persistente delle poppate o scarsa reattività.

Vedi anche: Parotite (orecchioni), Varicella e Pertosse.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo pediatra o al medico curante.

...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................
Contatti   |    Archivio   |    Privacy   |    Termini e condizioni   |     © Copyright 2026 lasaluteinpillole.it - supplemento alla rivista www.studiocataldi.it
...........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................