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Artrosi dell'anca e del ginocchioNell’anca, i capi articolari rivestiti dalla cartilagine usurata sono la testa del femore e l’acetabolo e, qualora l’intero tessuto cartilagineo sia deteriorato fino a diventare inconsistente, si arriva allo sfregamento osso contro osso. Situazione simile si ha quando interessato dalla malattia è il ginocchio, anche se, ovviamente, le ossa che non riusciranno più ad articolarsi correttamente, saranno il femore e la tibia. Per quanto riguarda le cause dell’artrosi, poiché l’alterazione cartilaginea deriva, di solito, da un’eccessiva compressione che grava sulla zona colpita, uno dei fattori scatenanti può essere, oltre alla degenerazione dovuta all’età avanzata, il notevole peso corporeo o la ripetuta sottoposizione a carichi ovvero a sobbalzi, magari per la pratica di lavori a intenso sforzo fisico o sport. Non sono da trascurare, poi, eventuali traumi e microtraumi subiti, malformazioni (ad esempio, per il ginocchio, il valgismo o varismo dello stesso), il fattore ereditario, le posizioni o posture scorrette, la mancanza di movimento e le tensioni muscolari e legamentose derivanti da cause psicosomatiche, come stress o ansia. In merito ai sintomi dell’artrosi, essi sono parzialmente diversi a seconda della zona colpita. Quando si tratta dell’anca, tra i primi sintomi, che vanno progressivamente a intensificarsi e che fanno da campanello d’allarme, oltre a infiammazioni, dolori e vere e proprie fitte alla zona inguinale e lombare e alle articolazioni stesse dell’anca, si manifestano difficoltà a sostenere un passo lungo, a divaricare o accavallare le gambe e a compiere con scioltezza movimenti anche banali degli arti inferiori. In uno stadio avanzato, è possibile evidenziare escrescenze osse, ispessimento della sinovia e un totale blocco dell’articolazione. Se colpito da artrosi è il ginocchio, in aggiunta al dolore (specie nel compiere le scale), spesso si riscontra un gonfiore dovuto alla sovrapproduzione del liquido sinoviale, deputato, in condizioni di normalità, a rendere più fluidi i movimenti: quest’ultimi, al contrario, risultano frenati dall’insorgenza di micro corpuscoli intra articolari, che vanno a intaccare la membrana del ginocchio, facendo risultare vana la produzione del liquido sinoviale. In situazioni gravi, anche in questo caso, sono presenti deformazioni ed escrescenze nella zona interessata. In linea generale, comunque, possiamo dire che il fisico reagisce con un meccanismo di difesa il quale, al fine di evitare il dolore che deriverebbe dal ripetuto e ampio movimento articolare, tende a rendere più difficoltoso il compimento di un passo più lungo e di gesti e posture che comportano una dilatazione e un allentamento delle tensioni delle articolazioni, fino a bloccare del tutto l’articolazione stessa. Le terapie dell’artrosi sono diverse, principalmente in funzione dello stadio di avanzamento della malattia. Se la cartilagine aggredita si è semplicemente assottigliata, spesso sono sufficienti a far regredire o, almeno, a non far peggiorare l’artrosi opportune modifiche, sotto stretto controllo medico specialistico, della postura, dello stile di vita (in particolare per quanto concerne l’iperattività o, al contrario, l’eccessiva sedentarietà) oppure la diminuzione del peso corporeo o l’assunzione, tramite dieta e/o integratori, delle sostanze mancanti, come sopra specificato. Soprattutto per l’artrosi di non grave entità, spesso vengono prescritte anche delle terapie c.d. “dolci” per distendere la muscolatura presente nella zona interessata e ridurre, così, le tensioni accumulate all’interno dell’articolazione colpita. Nelle ipotesi di degenerazione non accentuata, la funzionalità viene in buona parte recuperata e il dolore si riduce progressivamente fino a scomparire. Per l’artrosi al ginocchio, qualora le terapie non invasive falliscano, prima di ricorrere alla protesi, totale o parziale, solitamente si ricorre alla c.d. “chirurgia artroscopica”. Questa tecnica consiste nell’inserire all’interno del ginocchio una soluzione fisiologica, allo scopo di “lavare” l’articolazione, ripulendola da tutte le micro particelle derivanti dalla degenerazione della cartilagine. Durante l’intervento, inoltre, viene opportunamente levigata la parte malata con una piccola fresa, in modo da correggere le eventuali imperfezioni del menisco e stimolare la produzione di un tessuto fibroso, il quale si va a posizionare proprio in aderenza alla degenerazione cartilaginea. Altra tecnica che viene utilizzata piuttosto di frequente è la c.d. “osteotomia” (ossia taglio di osso) al ginocchio: essa si prefigge la correzione dell'asse anatomico della gamba, in modo da far gravare il peso corporeo su un tessuto costituito da cartilagine sana. Qualora nessuno dei rimedi appena visti abbia buon esito ovvero allorché la situazione sia ormai irrecuperabile, si procede alla sostituzione, totale o parziale, dell’articolazione con una protesi. Per l’artrosi all’anca è opportuno precisare che spesso si è costretti a ricorrere all’introduzione di impianti protesici, i quali sono elementi costituiti in gran parte da metallo pregiato (per lo più titanio) che viene ancorato direttamente all’osso, senza necessità di cementazione (solitamente usata, invece, per gli impianti al ginocchio). In merito alla durata della protesi, nonostante gli interventi in argomento abbiano preso il via, all’inizio, solo per l’anca, attualmente anche per il ginocchio si stanno ottenendo risultati che, spesso, sono perfino più soddisfacenti rispetto a quelli raggiunti per l’anca. Quasi tutte le protesi, comunque, durano dai dieci ai quindici anni, donando al paziente delle capacità di movimento che, dopo una prima fase di convalescenza e di carico parziale (deambulazione con stampelle), possono definirsi quantomeno accettabili e talvolta perfino eccellenti, specialmente nei soggetti giovani. 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