Asma bronchiale

di Barbara L.G. Sordi

Che cos'è l'asma bronchiale

L'asma bronchiale è una malattia infiammatoria cronica dei bronchi. L'infiammazione rende le vie aeree iperreattive: davanti a stimoli che una persona sana tollera senza problemi, i bronchi si restringono, la mucosa si gonfia e produce muco denso. Ne derivano i disturbi tipici, cioè il respiro sibilante e la sensazione di fiato corto (dispnea).

Il punto fondamentale da capire è che l'asma è una condizione cronica: si controlla, ma non si guarisce. Anche nei periodi in cui non si avvertono sintomi l'infiammazione resta presente, e per questo la terapia non va sospesa di propria iniziativa. Con una gestione corretta la stragrande maggioranza delle persone asmatiche conduce una vita del tutto normale, sport compreso. L'asma è una delle malattie croniche più diffuse al mondo e interessa milioni di persone di ogni età.

Asma allergica e asma non allergica

L'asma allergica (o atopica, o estrinseca) inizia di solito nell'infanzia o nell'adolescenza ed è spesso associata ad altre manifestazioni allergiche come rinite allergica, congiuntivite, eczema o orticaria. Segue un andamento stagionale se l'allergene è un polline, mentre i sintomi sono più costanti durante tutto l'anno se in gioco ci sono acari della polvere, muffe o derivati animali.

L'asma non allergica (detta anche intrinseca o idiosincrasica) compare più tipicamente in età adulta ed è legata a infezioni respiratorie, inquinamento, fumo, esposizioni professionali, assunzione di alcuni farmaci o sforzo fisico. Le due forme possono anche coesistere.

Quali sono le cause e i fattori scatenanti

Nell'asma allergica il meccanismo è quello comune alle malattie allergiche. Un allergene viene inalato e l'organismo, nei soggetti predisposti, produce immunoglobuline E dirette contro di esso. Alle esposizioni successive le IgE attivano le cellule immunitarie, che liberano istamina e altri mediatori: il risultato è la contrazione della muscolatura bronchiale (broncospasmo), il gonfiore della mucosa e l'ipersecrezione di muco, con conseguente riduzione del calibro delle vie aeree.

I fattori scatenanti più comuni sono:

aeroallergeni: acari della polvere domestica, pollini, muffe (in particolare l'Alternaria), forfora e derivati di cani e gatti;

irritanti: fumo di sigaretta, anche passivo, smog, vapori di detergenti e sostanze chimiche come candeggina e ammoniaca, polveri professionali (farine, isocianati, legno);

infezioni respiratorie virali, causa frequentissima di riacutizzazione;

aria fredda e secca, sbalzi climatici, temporali durante la stagione pollinica;

sforzo fisico, che può indurre broncocostrizione: non è un motivo per rinunciare allo sport, ma per farne parlare il medico;

alcuni farmaci, come antinfiammatori non steroidei e betabloccanti, in soggetti sensibili;

• alcune allergie alimentari, che nei soggetti già predisposti possono accompagnarsi a sintomi asmatici.

Anche reflusso gastroesofageo, obesità, rinosinusite cronica e stress possono peggiorare il controllo della malattia.

Quali sono i sintomi

I sintomi caratteristici sono il respiro sibilante (soprattutto in espirazione), la tosse secca e persistente, spesso notturna o al primo mattino, la difficoltà a respirare e il senso di costrizione al petto. Sono tipicamente variabili: compaiono e si attenuano nel tempo, peggiorano di notte, con lo sforzo o dopo l'esposizione a un fattore scatenante.

Segnali di asma non controllata sono i risvegli notturni per la tosse o l'affanno, la limitazione delle normali attività e, soprattutto, il ricorso frequente al farmaco al bisogno. Se serve più volte alla settimana, l'asma non è sotto controllo e la terapia va rivista dal medico.

Come si arriva alla diagnosi

La diagnosi si basa sui sintomi riferiti e sulla dimostrazione di un'ostruzione bronchiale variabile. L'esame chiave è la spirometria, semplice e non invasiva, che misura i volumi e i flussi respiratori; si completa con il test di broncodilatazione, che verifica se l'ostruzione migliora dopo somministrazione di un broncodilatatore. In casi dubbi si ricorre al test di provocazione bronchiale, alla misurazione dell'ossido nitrico esalato o al monitoraggio domiciliare del picco di flusso espiratorio.

Se si sospetta una componente allergica, si aggiungono i prick test cutanei o il dosaggio delle IgE specifiche: sono gli unici test allergologici validati. Test del capello, test citotossici, kinesiologia e dosaggio delle IgG alimentari non hanno alcun fondamento e non servono a inquadrare l'asma.

È inoltre importante la diagnosi differenziale con altre condizioni che danno affanno o tosse cronica: broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), bronchite cronica, scompenso cardiaco, disfunzione delle corde vocali, attacchi di panico.

Come si cura l'asma

La terapia dell'asma poggia su due pilastri che non vanno confusi tra loro.

Il cardine è la terapia di fondo, basata sui cortisonici inalatori, da assumere con regolarità ogni giorno anche quando si sta bene: agiscono sull'infiammazione, riducono le riacutizzazioni e mantengono la malattia sotto controllo. A seconda della gravità il medico può associare un broncodilatatore a lunga durata d'azione, antileucotrienici e, nelle forme gravi selezionate, farmaci biologici.

Il broncodilatatore a breve durata d'azione è invece il farmaco al bisogno: allevia rapidamente il broncospasmo ma non cura l'infiammazione. Usarlo spesso non è segno di buona gestione, ma di cattivo controllo della malattia: è il segnale che occorre tornare dal medico per rivedere la terapia di fondo, non per aumentare di propria iniziativa il farmaco sintomatico.

Tutti i farmaci vanno assunti secondo le indicazioni del medico, che sceglie le classi, i dispositivi e le dosi. Molti insuccessi terapeutici dipendono semplicemente da un uso scorretto dell'inalatore: farsi mostrare la tecnica e ripeterla periodicamente davanti al medico o al farmacista è tempo ben speso.

Ogni persona con asma dovrebbe avere un piano d'azione scritto, concordato con il curante o con lo pneumologo: indica quali farmaci assumere abitualmente, come riconoscere il peggioramento, che cosa fare in caso di crisi e quando chiedere aiuto.

Prevenzione e controllo dell'ambiente

Individuati gli allergeni responsabili, il primo passo è ridurre l'esposizione: arieggiare e pulire spesso gli ambienti, limitare tappeti, moquette, tendaggi pesanti e peluche in camera da letto, usare coprimaterasso e copricuscino antiacaro, controllare l'umidità per evitare le muffe, seguire i calendari pollinici nelle stagioni critiche. Fondamentale, e non negoziabile, è l'eliminazione del fumo, attivo e passivo, che peggiora l'asma e ne riduce la risposta alle terapie.

Nei soggetti con allergia ben documentata a un singolo allergene o a pochi allergeni, lo specialista può valutare l'immunoterapia specifica (sublinguale o iniettiva): agisce sul meccanismo della malattia, richiede alcuni anni di trattamento e il suo effetto si mantiene anche dopo la sospensione. È utile anche mantenere in regola le vaccinazioni respiratorie consigliate dal medico e curare il peso corporeo e l'attività fisica regolare.

Quando la crisi diventa un'emergenza

Una crisi asmatica grave richiede il pronto soccorso o la chiamata al 112. I segnali d'allarme sono: affanno che non migliora o che ricompare rapidamente dopo il farmaco al bisogno, difficoltà a parlare o a completare una frase, respiro molto rapido, labbra o unghie bluastre, sonnolenza o confusione, agitazione intensa, torace che rientra durante l'inspirazione (soprattutto nei bambini). Anche la scomparsa improvvisa del sibilo in un paziente che respira male è un segno grave, non un miglioramento.

Non aspettare: le crisi gravi si affrontano tanto meglio quanto prima si chiede aiuto. Rivolgiti invece al tuo medico in condizioni non urgenti se i sintomi diventano più frequenti, se ti svegli di notte per l'asma o se stai usando il broncodilatatore più del solito.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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