La dermatite allergica

Barbara L.G. Sordi

Che cos'è la dermatite allergica da contatto

La dermatite allergica da contatto è un'infiammazione della pelle (il suffisso -ite indica appunto un'infiammazione), spesso recidivante e con tendenza a cronicizzare, provocata dal contatto con una sostanza verso la quale la persona si è sensibilizzata. Si tratta di una reazione immunitaria ritardata: le lesioni non compaiono subito, ma in genere dopo 24-72 ore dal contatto, ed è proprio questo intervallo a rendere difficile per il paziente collegare il disturbo alla sua causa.

La sensibilizzazione può avvenire dopo anni di uso tranquillo di un prodotto: da quel momento, però, anche quantità minime della sostanza sono sufficienti a scatenare la reazione, e la sensibilizzazione resta di regola per tutta la vita. Le zone più colpite sono quelle direttamente esposte, in primo luogo le mani, il viso, il collo e i lobi delle orecchie.

La dermatite allergica da contatto può complicarsi con infezioni batteriche o micotiche, favorite dalla secchezza della pelle e dalle microlesioni prodotte dal grattamento o dallo sfregamento degli abiti: per questo viene talvolta confusa con eczemi di origine infettiva.

Dermatite allergica, irritativa o atopica? Come distinguerle

Tre quadri diversi vengono spesso scambiati l'uno per l'altro, anche se hanno cause e trattamenti in parte differenti.

  • La dermatite allergica da contatto è una vera allergia, di tipo ritardato, verso una sostanza specifica: colpisce solo le persone sensibilizzate, anche a concentrazioni molto basse, e si diagnostica con i patch test. Il prurito è in genere il sintomo dominante e le lesioni possono estendersi oltre l'area di contatto.
  • La dermatite irritativa da contatto non è una reazione allergica ma un danno diretto della barriera cutanea, provocato da detergenti, solventi, acqua e lavaggi ripetuti: può colpire chiunque, se l'esposizione è sufficientemente intensa o prolungata, prevalgono bruciore e senso di pelle screpolata e le lesioni restano confinate alla zona di contatto. È la forma più frequente del cosiddetto eczema della casalinga e degli eczemi professionali delle mani.
  • La dermatite atopica (o eczema atopico) è invece una malattia infiammatoria cronica su base costituzionale, che inizia spesso nei primi anni di vita, si associa frequentemente ad asma e rinite allergica e si manifesta con pelle molto secca e chiazze pruriginose alle pieghe di gomiti e ginocchia. Non è provocata dal contatto con una singola sostanza e non si cura eliminando un allergene.

Le tre condizioni possono coesistere: chi ha una dermatite atopica o irritativa, con la barriera cutanea già compromessa, si sensibilizza più facilmente e può sviluppare in seguito anche una allergia da contatto. Un quadro d'insieme delle diverse forme si trova nella pagina dedicata alle dermatiti.

Quali sono le cause?

Le sostanze capaci di provocare una dermatite allergica da contatto sono moltissime. Tra le più frequenti ci sono i metalli, i conservanti e i profumi dei cosmetici, alcuni farmaci ad uso topico, i componenti della gomma e le resine.

Nichel: è l'allergene da contatto più diffuso, soprattutto nelle donne. È presente in bigiotteria, orecchini, montature di occhiali, bottoni metallici, fibbie di cinture, cinturini di orologi, chiavi e monete, e può trovarsi anche in alcuni cosmetici.

Cromo: presente nel cemento (per questo colpisce spesso muratori e addetti all'edilizia), ma anche nel cuoio conciato, in alcuni detersivi e in certi tessuti.

Cobalto: presente anch'esso nel cemento e in varie leghe metalliche, negli inchiostri, nelle tinture e negli oli lubrificanti.

Coloranti e profumi: impiegati nel settore tessile, nella cosmetica, nella lavorazione delle pelli e nelle tinture per capelli, dove la parafenilendiamina è una causa classica di reazione al cuoio capelluto e al viso.

Conservanti dei cosmetici: contenuti in creme, detergenti, salviettine e prodotti per l'igiene, sono responsabili di molte forme che interessano il viso e le palpebre.

Resine e gomma: utilizzate nei settori industriale, elettrico, automobilistico e navale, nella preparazione di protesi chirurgiche e odontoiatriche e nella produzione di guanti e calzature.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più comuni sono la comparsa e la scomparsa ciclica di lesioni eczematose, che si manifestano con rossore, desquamazione, vescicole, bolle, abrasioni e croste. Talvolta lo stesso paziente presenta contemporaneamente più tipi di lesione. Nelle forme croniche la pelle si ispessisce, si screpola e assume un aspetto rugoso (lichenificazione).

Il prurito è di solito intenso ed è il sintomo che più disturba il paziente; nelle forme irritative prevalgono invece il bruciore e il dolore. Le lesioni compaiono inizialmente nella zona di contatto, ma possono estendersi anche a distanza, e questo è un elemento a favore della natura allergica.

Quali sono i mezzi diagnostici?

Riconoscere la specifica tipologia di dermatite non è sempre semplice. La diagnosi si costruisce sulla storia clinica del paziente, sull'aspetto e sulla sede delle lesioni, sulle abitudini domestiche e sull'attività lavorativa; in casi selezionati possono essere utili una piccola biopsia cutanea e gli esami del sangue.

L'esame chiave per la dermatite allergica da contatto è il patch test (test epicutaneo): sulla schiena vengono applicati cerotti contenenti le sostanze sospette, che restano in sede per 48 ore; la lettura si effettua alla rimozione e ripetuta dopo alcuni giorni, perché la reazione, essendo ritardata, si sviluppa lentamente. Il prick test e il dosaggio delle IgE specifiche, utili nelle allergie immediate come quelle respiratorie o alimentari, non servono a diagnosticare l'allergia da contatto. Il risultato dei test va sempre interpretato dal dermatologo alla luce della storia del paziente: una positività ha valore solo se compatibile con l'esposizione reale.

Quali sono le cure?

Il primo e più importante provvedimento è individuare ed eliminare la sostanza responsabile: è l'unico modo per ottenere una guarigione stabile. Il dermatologo indica quali prodotti evitare e quali alternative usare, e nelle forme professionali possono essere necessarie misure di protezione o modifiche della mansione.

Per spegnere l'infiammazione e il prurito si utilizzano i cortisonici topici, cioè creme e pomate a base di cortisone. Sono farmaci sicuri ed efficaci quando vengono impiegati correttamente: la potenza del prodotto, la quantità e la durata del trattamento le stabilisce il medico in base alla sede e alla gravità delle lesioni. Il timore diffuso verso il cortisone porta spesso a usarne troppo poco e per un tempo troppo breve, e il sottotrattamento è oggi un problema più frequente dell'eccesso: una dermatite curata a metà si riaccende di continuo e finisce per richiedere terapie più lunghe. In alcune sedi delicate, come il viso e le palpebre, lo specialista può preferire farmaci non cortisonici. Gli antibiotici servono solo quando è documentata una sovrainfezione batterica, non come trattamento di routine.

Nelle forme estese o resistenti il dermatologo può ricorrere a terapie generali o alla fototerapia. Va invece chiarito che l'immunoterapia specifica, cioè il cosiddetto vaccino per l'allergia, è indicata nelle allergie respiratorie e al veleno di imenotteri, ma non è un trattamento della dermatite allergica da contatto.

Qual è la prevenzione?

La prevenzione si basa sull'evitare le sostanze già riconosciute come responsabili, leggendo con attenzione le etichette di cosmetici e detergenti, e sul mantenere integra la barriera cutanea: uso quotidiano di emollienti, detergenti delicati, guanti adeguati nelle attività a rischio (con l'accortezza di non tenerli troppo a lungo, perché il sudore favorisce l'irritazione) e asciugatura accurata delle mani. Chi soffre di altre manifestazioni allergiche può trovare utili anche le pagine su rinite allergica e allergie alimentari.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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