Congiuntivite allergica

di Barbara L.G. Sordi

Che cosa è la congiuntivite allergica

La congiuntivite è uno stato infiammatorio a carico della congiuntiva, la membrana mucosa trasparente che riveste la parte anteriore del bulbo oculare e la superficie interna delle palpebre. La congiuntiva protegge l'occhio, e la cornea in particolare, e con la sua secrezione contribuisce al film lacrimale che facilita lo scorrimento delle palpebre durante l'ammiccamento. Le congiuntiviti possono avere cause diverse: virali, batteriche, irritative o allergiche.

Le congiuntiviti allergiche sono forme ricorrenti o occasionali dovute a una reazione verso allergeni presenti nell'ambiente. Sono molto frequenti e interessano una quota rilevante della popolazione, con stime che arrivano al 20-30%. Nella grande maggioranza dei casi non compromettono la vista, ma incidono in modo notevole sulla qualità della vita, sul sonno e sulla capacità di concentrazione.

Le diverse forme di congiuntivite allergica

La congiuntivite allergica stagionale è la più comune e rappresenta oltre la metà dei casi: è provocata da allergeni presenti nell'aria in determinati periodi dell'anno, come i pollini delle graminacee, della parietaria e di diverse piante arboree. Si associa molto spesso a rinite allergica e, in una parte dei pazienti, ad asma bronchiale: è una delle manifestazioni più frequenti nei soggetti allergici ai pollini.

La congiuntivite allergica perenne è scatenata da allergeni presenti tutto l'anno negli ambienti chiusi, come gli acari della polvere domestica, le muffe o i derivati epidermici degli animali. I disturbi sono in genere meno intensi ma più continui.

Esistono infine forme particolari e più impegnative, come la cheratocongiuntivite primaverile (o vernal), che nonostante il nome non dipende semplicemente dai pollini, colpisce soprattutto bambini e ragazzi e può interessare anche la cornea: richiede sempre il controllo dell'oculista.

Quali sono le cause?

Alla base c'è una reazione di ipersensibilità immunologica: nei soggetti sensibilizzati il contatto con l'allergene provoca il legame con le immunoglobuline E (IgE) presenti sui mastociti della congiuntiva e la liberazione di istamina e di altri mediatori dell'infiammazione, con aumento delle IgE nelle lacrime e nel sangue e richiamo di cellule infiammatorie (eosinofili) a livello congiuntivale. La reazione è rapida: i disturbi compaiono in genere entro pochi minuti dall'esposizione.

Gli allergeni possono essere di natura stagionale, come i pollini, oppure perenne, come gli acari della polvere, l'epitelio degli animali domestici (per esempio il gatto), le muffe e alcune sostanze chimiche. In alcune persone il disturbo è legato ai prodotti cosmetici applicati sul contorno occhi o ai liquidi per lenti a contatto: in questi casi si tratta più spesso di una reazione da contatto della palpebra, che si indaga con i patch test.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo dominante, e quello che più orienta verso la natura allergica, è il prurito agli occhi e intorno agli occhi. Si accompagnano arrossamento, lacrimazione abbondante, bruciore, sensazione di corpo estraneo e fastidio alla luce. All'esame si osservano gonfiore delle palpebre, edema della congiuntiva (chemosi), iperemia congiuntivale e, nelle forme croniche, ipertrofia papillare della congiuntiva palpebrale.

La secrezione è tipicamente acquosa o mucosa, chiara e talvolta filamentosa: la presenza di secrezione francamente purulenta, giallo-verdastra, con palpebre incollate al risveglio, orienta invece verso una congiuntivite batterica e merita una valutazione medica. Quasi sempre entrambi gli occhi sono interessati.

Nei soggetti con allergia respiratoria i disturbi oculari si associano a quelli nasali e si parla allora di oculorinite, spesso stagionale, cioè concentrata nel periodo di pollinazione. Nelle forme perenni la sintomatologia è meno pronunciata ma persistente, con prurito, lieve arrossamento, bruciore e sensazione di sabbia negli occhi.

Quando rivolgersi all'oculista

La congiuntivite allergica semplice non provoca dolore né riduzione della vista. Occorre quindi rivolgersi rapidamente all'oculista se compaiono dolore oculare vero e proprio, calo della vista, visione offuscata che non si schiarisce con l'ammiccamento o fotofobia intensa: questi segni non appartengono al quadro allergico semplice e possono indicare un interessamento della cornea o un'altra patologia dell'occhio. Vale lo stesso per i disturbi che non migliorano con la terapia consigliata o che si ripresentano sempre nello stesso occhio.

Un consiglio che vale sempre: non strofinare gli occhi. Lo sfregamento dà un sollievo momentaneo ma libera altra istamina, aumenta il gonfiore e, se ripetuto a lungo, può danneggiare la cornea.

Quali sono i mezzi diagnostici?

La diagnosi si basa sulla storia clinica del paziente (altre manifestazioni allergiche, ambiente domestico e lavorativo, stagionalità dei disturbi) e sull'esame obiettivo dell'occhio. Possono essere utili alcuni test:

  • il prick test, che consiste nel depositare sulla cute dell'avambraccio una goccia di estratto allergenico e nel pungerla superficialmente: il test è positivo se compare un pomfo arrossato e pruriginoso;
  • il dosaggio nel sangue delle IgE specifiche verso i singoli allergeni;
  • l'esame del liquido lacrimale, che permette di individuare le IgE specifiche e le cellule dell'infiammazione a livello locale;
  • i test di provocazione congiuntivale, riservati ai casi dubbi ed eseguiti in ambiente specialistico, ponendo a contatto con la congiuntiva una piccola quantità dell'allergene sospetto.

Quali sono le cure?

Nelle forme lievi sono spesso sufficienti misure semplici: impacchi freddi sulle palpebre, lacrime artificiali senza conservanti per diluire e allontanare l'allergene, sospensione temporanea delle lenti a contatto fino alla scomparsa dei sintomi.

La terapia di riferimento è rappresentata dai colliri antistaminici, spesso associati all'azione stabilizzante sui mastociti, che agiscono sia sul sintomo acuto sia sulla prevenzione delle ricadute quando vengono iniziati poco prima della stagione critica. I colliri che associano un vasocostrittore riducono rapidamente il rossore, ma vanno usati solo per pochi giorni, perché l'uso prolungato provoca un arrossamento di rimbalzo.

I colliri a base di cortisone sono efficaci nelle forme più intense, ma devono essere prescritti e controllati dall'oculista e usati per periodi definiti: l'impiego prolungato o autogestito espone al rischio di aumento della pressione oculare e di opacità del cristallino. Nei casi con importante componente nasale può essere associata una terapia generale con antistaminici per bocca.

Quando l'allergene è ben identificato e i disturbi sono rilevanti o ricorrenti, lo specialista può proporre l'immunoterapia specifica, i cosiddetti vaccini per l'allergia: somministrata per via sublinguale o sottocutanea a dosi progressive, è l'unico trattamento che agisce sulla causa dell'allergia e non solo sui sintomi, e viene prescritta dopo una diagnosi precisa.

Qual è la prevenzione?

Come in tutte le forme allergiche, la misura più efficace è ridurre il contatto con l'allergene. Nelle allergie ai pollini aiutano gli occhiali da sole o avvolgenti all'aperto, il ricambio d'aria nelle ore meno critiche della giornata, i filtri antipolline in auto e il lavaggio di viso e capelli al rientro. Nelle forme da acari sono utili le fodere antiacaro, il lavaggio della biancheria del letto ad alta temperatura e la riduzione di tappeti e tendaggi in camera. Chi porta lenti a contatto dovrebbe preferire le giornaliere nei periodi critici e curare con attenzione l'igiene delle mani.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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