Allergie ai farmaci
Reazioni avverse ai farmaci: che cosa sono
Con l'uso sempre più diffuso di medicinali si sente parlare sempre più spesso di reazioni avverse ai farmaci, o R.A.F. L'Organizzazione mondiale della sanità le definisce come risposte nocive e non volute a un medicinale, che si verificano alle dosi normalmente impiegate nell'uomo. Non tutte, però, sono allergie: la distinzione è importante perché cambia completamente la gestione.
Le reazioni avverse si dividono in due grandi gruppi.
Reazioni di tipo A: dipendono dall'azione farmacologica stessa del medicinale, sono prevedibili, dose-dipendenti e riguardano potenzialmente chiunque. Comprendono:
• effetti collaterali, per esempio la diarrea dopo una terapia antibiotica;
• effetti secondari, come il fastidio o il dolore allo stomaco dopo antinfiammatori;
• effetti tossici, per esempio il sanguinamento durante una terapia anticoagulante;
• effetti da interazione, dovuti all'uso simultaneo di più farmaci.
Reazioni di tipo B: sono più rare, non prevedibili in base all'effetto del farmaco e dipendono da una predisposizione individuale. Si parla in questo caso di ipersensibilità, che può essere:
• allergica, quando è coinvolto il sistema immunitario, tipicamente con produzione di anticorpi IgE o con meccanismi mediati dai linfociti;
• non allergica, quando i sintomi somigliano a quelli di un'allergia ma non c'è un meccanismo immunitario dimostrabile.
Soltanto le reazioni del secondo gruppo, con meccanismo immunologico, sono vere allergie ai farmaci. La nausea dopo un antibiotico o il bruciore di stomaco dopo un antinfiammatorio sono fastidiosi, ma non sono allergie e non implicano che quel medicinale vada evitato per sempre: è il medico a stabilirlo.
Le reazioni possono comparire in qualsiasi momento della terapia. Possono manifestarsi con un medicinale mai assunto prima, oppure con un farmaco tollerato per anni e poi reintrodotto. In base ai tempi si distinguono in:
• immediate: entro un'ora dall'assunzione, con sintomi cutanei, respiratori o generalizzati;
• non immediate: anche a giorni di distanza, più spesso con manifestazioni cutanee, dolori articolari o alterazioni degli esami del sangue.
Le reazioni avverse riguardano una quota non trascurabile della popolazione, ma le forme allergiche potenzialmente pericolose per la vita restano fortunatamente rare: anafilassi, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica.
Allergia alla penicillina: un'etichetta da verificare
Merita un discorso a parte l'allergia agli antibiotici betalattamici, penicilline in testa. È l'allergia a farmaci più frequentemente riferita, ma gli studi allergologici mostrano che nella grande maggioranza dei casi l'etichetta non è confermata: spesso deriva da un episodio dell'infanzia mai verificato, da un esantema in corso di infezione virale o da un effetto indesiderato scambiato per allergia. Va anche detto che, quando l'allergia c'è stata davvero, la sensibilizzazione tende a ridursi negli anni.
Non è un dettaglio burocratico: portarsi addosso un'etichetta di allergia sbagliata costringe a usare antibiotici alternativi, spesso meno efficaci sul germe in causa, con maggiori effetti indesiderati e un contributo allo sviluppo di resistenze. Per questo, se hai una presunta allergia alla penicillina, vale la pena chiedere al medico una valutazione allergologica che confermi o smentisca la diagnosi. La verifica si fa dallo specialista, mai riprovando il farmaco per conto proprio.
Le cause dell'allergia ai farmaci
La probabilità che un medicinale scateni una reazione di ipersensibilità dipende in parte dalla sua struttura chimica: alcune molecole sono più facilmente riconosciute dal sistema immunitario dei soggetti predisposti. Anche la somministrazione ripetuta nel tempo può favorire la sensibilizzazione, così come la via di somministrazione: quella intramuscolare o endovenosa comporta un rischio maggiore rispetto all'assunzione per bocca.
Le reazioni sembrano più frequenti nel sesso femminile e negli adulti rispetto ai bambini, e alcuni studi hanno individuato una predisposizione genetica per specifiche reazioni gravi. Tra le condizioni che aumentano il rischio o la gravità:
• precedenti reazioni ad altri farmaci;
• asma, soprattutto se non ben controllata;
• fibrosi cistica;
• infezione da HIV;
• terapie prolungate o ripetute con lo stesso medicinale.
I sintomi dell'allergia ai farmaci
Riconoscere presto i sintomi permette di intervenire in tempo. I quadri più frequenti sono i seguenti.
Anafilassi: la reazione più grave, potenzialmente fatale. Insorge di solito entro un'ora dall'assunzione e si manifesta con sintomi cutanei diffusi, arrossamento delle congiuntive, difficoltà respiratoria, gonfiore di labbra, lingua o gola, caduta improvvisa della pressione, dolori addominali, capogiro fino alla perdita di coscienza.
Reazioni cutanee: sono le più comuni e comprendono
• orticaria: pomfi pruriginosi che compaiono in genere entro poche ore e possono associarsi ad altri sintomi;
• angioedema: gonfiore dei tessuti profondi della pelle e delle mucose, spesso a labbra e palpebre;
• esantema maculo-papulare: macchie e piccoli rilievi che interessano tronco, collo e arti, tipicamente dopo alcuni giorni di terapia.
Alcune reazioni cutanee sono invece gravi e richiedono il ricovero: quando le lesioni si estendono rapidamente, coinvolgono le mucose di bocca, occhi o genitali, si accompagnano a febbre alta, malessere intenso o formazione di bolle e distacco della pelle, occorre andare subito in ospedale.
Meno frequenti, ma possibili, sono l'infiammazione dei vasi sanguigni, la riduzione di globuli bianchi, globuli rossi o piastrine e le alterazioni della funzione di reni, fegato e polmoni, che si evidenziano con gli esami del sangue.
Che cosa fare in caso di reazione
Alla comparsa di sintomi sospetti la prima regola è sospendere il farmaco e contattare il medico, senza riprenderlo per verificare se la reazione si ripete.
Nelle forme lievi, limitate alla pelle, il medico può prescrivere antistaminici ed eventualmente cortisonici, per via locale o generale a seconda del quadro.
Nelle reazioni gravi si tratta invece di un'emergenza: si chiama il 112 e si va in pronto soccorso. Nell'anafilassi il farmaco salvavita è l'adrenalina per via intramuscolare, che va somministrata il prima possibile: il ritardo è il principale fattore di rischio di esito grave. Chi ha già avuto una reazione anafilattica riceve dallo specialista la prescrizione di un autoiniettore di adrenalina, da portare sempre con sé e da usare senza esitare ai primi segni. L'antistaminico non sostituisce l'adrenalina. Anche dopo l'iniezione è sempre necessario il trasporto in ospedale, perché i sintomi possono ripresentarsi a distanza di ore.
Quando un medicinale è davvero indispensabile e non esistono alternative, lo specialista può valutare una desensibilizzazione, procedura che si esegue esclusivamente in ambiente ospedaliero protetto: induce uno stato di tolleranza temporaneo, che si perde con la sospensione della terapia.
Come si fa la diagnosi
La valutazione allergologica parte da una ricostruzione dettagliata dell'episodio: quale farmaco, a che dose e per quale motivo era stato assunto, quanto tempo dopo sono comparsi i sintomi, quali erano, quanto sono durati, quali altri medicinali erano in corso. Portare allo specialista le confezioni, le ricette e le eventuali fotografie delle lesioni cutanee è molto utile.
A seconda del sospetto si utilizzano prick test e test intradermici, il dosaggio delle IgE specifiche quando disponibile per quella molecola, i patch test per le reazioni ritardate e, come esame di riferimento, il test di provocazione controllata, che si esegue soltanto in ambiente ospedaliero attrezzato e mai in tutte le situazioni.
Nessun valore hanno invece i test non validati proposti fuori dai percorsi specialistici, come il test del capello, i test citotossici, la kinesiologia applicata o il dosaggio delle IgG: non individuano allergie ai farmaci e possono solo generare esclusioni ingiustificate.
Attenzione ai rimedi fai da te
L'allergia ai farmaci è una condizione da valutare caso per caso con il medico. Essendo potenzialmente grave, richiede l'intervento dei sanitari e non può essere gestita con ricette fai da te.
Nessun prodotto naturale, integratore o rimedio erboristico previene o cura un'allergia ai farmaci, e affidarsi a questi prodotti nella fase acuta significa perdere tempo prezioso. Va anche ricordato che le sostanze di origine vegetale non sono automaticamente innocue: possono a loro volta provocare reazioni allergiche e interferire con l'efficacia dei farmaci assunti, per esempio quelli anticoagulanti. Se prendi integratori o preparati erboristici, dillo al medico esattamente come faresti per un medicinale.
Come prevenire e che cosa segnalare
Una prevenzione completa non è possibile, perché la prima reazione a un farmaco è per definizione imprevedibile. Molto si può fare, invece, per evitare che si ripeta.
• Segnala sempre le allergie note al medico di famiglia, allo specialista, al dentista, all'infermiere e al farmacista, prima di ogni prescrizione, intervento o vaccinazione.
• Porta con te un elenco scritto dei farmaci che assumi e di quelli che hai già tollerato senza problemi.
• Chiedi che l'allergia venga registrata in cartella e, se hai avuto reazioni gravi, valuta un braccialetto o una tessera identificativa.
• Evita l'uso di antibiotici e antinfiammatori senza indicazione medica: meno esposizioni inutili, meno occasioni di sensibilizzazione.
• Chiedi al medico di far verificare le allergie riferite ma mai accertate, a partire da quella alla penicillina.
• Riferisci le reazioni avverse al medico o al farmacista, che possono segnalarle nell'ambito della farmacovigilanza.
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Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

