Congiuntivite: sintomi, tipi e cure

La congiuntivite è l'infiammazione della congiuntiva, la membrana trasparente che riveste la superficie interna delle palpebre e la parte bianca dell'occhio. È il disturbo oculare più comune in assoluto e nella grande maggioranza dei casi si risolve senza conseguenze, ma proprio perché è così frequente viene spesso trattata male: l'errore tipico è ricorrere subito al collirio antibiotico, che nella forma più diffusa non serve a nulla.

I sintomi comuni a tutte le forme sono l'arrossamento diffuso dell'occhio, la sensazione di sabbia o di corpo estraneo, la lacrimazione, il fastidio per la luce e la presenza di secrezioni. A cambiare, e a orientare verso la causa, sono soprattutto il tipo di secrezione, la presenza o meno di prurito e il coinvolgimento di uno o di entrambi gli occhi.

Congiuntivite virale: la più frequente

È la forma più comune ed è causata quasi sempre da adenovirus, gli stessi virus responsabili dei raffreddori. Comincia in genere da un occhio e dopo qualche giorno interessa anche l'altro; la secrezione è acquosa e filamentosa, non densa, la lacrimazione è abbondante e spesso c'è un linfonodo ingrossato e dolente davanti all'orecchio. Frequentemente si accompagna o segue un'infezione delle vie respiratorie.

La congiuntivite virale non trae alcun beneficio dagli antibiotici, che agiscono solo sui batteri. Guarisce da sola, ma con calma: può peggiorare nei primi tre o quattro giorni e durare due settimane o poco più. Nel frattempo si può alleviare il fastidio con lacrime artificiali, impacchi freschi e riposo visivo. Va sottolineato che è molto contagiosa, attraverso le mani, gli asciugamani e gli oggetti condivisi: lavarsi spesso le mani, usare un asciugamano personale, non toccarsi gli occhi ed evitare la piscina sono le misure che contano davvero.

Congiuntivite batterica

È meno frequente della virale, soprattutto nell'adulto, mentre nel bambino è più comune. La caratteristica che la distingue è la secrezione purulenta: densa, giallastra o verdastra, abbondante, tanto che al risveglio le ciglia risultano incollate e la palpebra fatica ad aprirsi. I germi più spesso in causa sono stafilococchi, streptococchi e Haemophilus.

Anche molte forme batteriche tendono a risolversi spontaneamente, ma in questo caso il collirio antibiotico ha senso e accorcia il decorso: la prescrizione spetta al medico o all'oculista, che valutano la necessità e la durata del trattamento. Un principio vale sempre: l'antibiotico va portato a termine per il periodo indicato e non sospeso appena l'occhio migliora. Prima di ogni applicazione conviene rimuovere le croste con una garza sterile e soluzione fisiologica, procedendo dall'angolo interno verso l'esterno e usando una garza diversa per ciascun occhio.

Congiuntivite allergica

È la forma legata a pollini, acari della polvere, peli di animali o cosmetici. Si riconosce da tre elementi: è quasi sempre bilaterale, interessa cioè entrambi gli occhi contemporaneamente, il sintomo dominante è il prurito, spesso intenso, e la secrezione è chiara e filamentosa. Sono comuni il gonfiore delle palpebre e l'associazione con starnuti, naso che cola e prurito al palato. Nelle forme stagionali i disturbi seguono il calendario dei pollini e si ripresentano ogni anno nello stesso periodo.

Il trattamento si basa sull'allontanamento per quanto possibile dell'allergene e sull'uso di colliri antistaminici e stabilizzatori dei mastociti, prescritti dal medico; nelle forme più ostinate lo specialista può valutare terapie diverse. Da evitare l'abitudine di strofinare gli occhi, che peggiora il prurito e nel tempo può danneggiare la cornea, e l'uso prolungato di colliri cortisonici senza controllo oculistico, che può favorire cataratta e aumento della pressione oculare.

Forme irritative e da lenti a contatto

Esiste infine una congiuntivite non infettiva e non allergica, provocata da agenti esterni: fumo, polvere, aria condizionata, cloro della piscina, vento, esposizione prolungata a fonti luminose intense senza protezione adeguata, oppure lunghe ore davanti agli schermi, che riducono la frequenza dell'ammiccamento e seccano la superficie oculare. In questi casi bastano di solito l'allontanamento della causa, le lacrime artificiali e un po' di riposo.

Un capitolo a parte riguarda i portatori di lenti a contatto. Se compare un occhio rosso le lenti vanno tolte subito e non vanno rimesse fino alla guarigione e al via libera dello specialista: nei portatori di lenti l'occhio rosso può nascondere una cheratite, cioè un'infezione della cornea, che è una condizione ben più seria e va valutata rapidamente.

Che cosa fare e che cosa evitare

In tutte le forme aiutano l'igiene accurata delle mani, la pulizia delle palpebre con soluzione fisiologica, gli impacchi freschi e le lacrime artificiali. È invece opportuno evitare i colliri "che sbiancano l'occhio" a base di vasocostrittori, che mascherano l'arrossamento senza curarne la causa e alla sospensione provocano un rimbalzo, riutilizzare vecchi colliri avanzati da episodi precedenti, e bendare l'occhio, che nelle forme infettive favorisce la proliferazione dei germi. Trucco e lenti a contatto vanno sospesi per tutta la durata del disturbo.

Quando l'occhio rosso non è una congiuntivite

Questo è il punto più importante da ricordare. Un occhio rosso accompagnato da dolore vero, calo della vista o fotofobia intensa non è una banale congiuntivite: questi sintomi orientano verso condizioni più serie come cheratite, uveite, ulcera corneale o attacco acuto di glaucoma, e richiedono una valutazione oculistica rapida.

Rivolgiti allo specialista anche se i disturbi non migliorano dopo qualche giorno o peggiorano, se la secrezione purulenta è molto abbondante, se l'occhio rosso segue un trauma o l'ingresso di una sostanza chimica, se sei portatore di lenti a contatto, e in ogni caso di occhio rosso nel neonato, che va sempre valutato dal medico. Per approfondire puoi leggere le guide su il glaucoma, l'orzaiolo e la cataratta.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un oculista.

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