Glaucoma: sintomi, cause e cure
Il glaucoma è una malattia dell'occhio in cui il nervo ottico, la struttura che porta le immagini dalla retina al cervello, subisce un danno progressivo. Nella maggior parte dei casi il danno è legato a una pressione interna dell'occhio troppo elevata per quel nervo ottico, ma esistono anche forme che compaiono con valori pressori apparentemente normali.
La pressione oculare dipende dall'equilibrio tra la produzione e il riassorbimento dell'umore acqueo, il liquido trasparente che riempie la parte anteriore dell'occhio. Quando le vie di deflusso si ostacolano, il liquido si accumula, la pressione sale e le fibre nervose che compongono il nervo ottico si perdono a poco a poco. È un punto da tenere bene a mente: le fibre nervose perdute non si rigenerano e la porzione di campo visivo che se ne va non torna più indietro. Le cure servono a fermare la progressione, non a recuperare quello che è già stato danneggiato.
Il glaucoma cronico ad angolo aperto: la forma silenziosa
È di gran lunga la forma più frequente e nasce da un restringimento progressivo delle vie di deflusso dell'umore acqueo. La sua pericolosità sta tutta in una caratteristica: non fa male e non dà sintomi fino a quando il danno è ormai avanzato. Non c'è dolore, l'occhio non diventa rosso e la vista centrale, quella che si usa per leggere, resta a lungo buona.
Il campo visivo si restringe partendo dalla periferia, in modo così lento e simmetrico che il cervello riempie le zone mancanti con le informazioni dell'altro occhio. La persona si accorge di qualcosa solo quando il restringimento arriva vicino al centro: a quel punto una parte importante delle fibre nervose è già persa. Molte diagnosi arrivano per caso, durante una visita fatta per cambiare gli occhiali.
Il glaucoma acuto ad angolo chiuso è un'emergenza
Il quadro cambia completamente nell'attacco acuto di glaucoma ad angolo chiuso, in cui l'iride blocca improvvisamente il deflusso dell'umore acqueo e la pressione sale in poche ore a valori altissimi. Qui i sintomi sono violenti e inconfondibili:
- dolore intenso all'occhio e attorno all'occhio, spesso con mal di testa;
- occhio rosso e duro al tatto;
- calo rapido della vista e visione annebbiata;
- aloni colorati attorno alle luci;
- nausea e vomito, che a volte fanno pensare a un disturbo di stomaco e ritardano la diagnosi.
L'attacco acuto va trattato subito: si va al pronto soccorso oculistico, non si aspetta il giorno dopo. Ogni ora che passa con la pressione molto alta si traduce in fibre nervose perdute. Il trattamento prevede farmaci per abbassare rapidamente la pressione e, di regola, un'iridotomia con il laser, che crea un piccolo passaggio nell'iride e riapre la via all'umore acqueo. In genere l'iridotomia viene poi eseguita anche sull'altro occhio a scopo preventivo, perché la conformazione anatomica che predispone all'attacco è quasi sempre bilaterale.
Le altre forme: congenito e secondario
Il glaucoma congenito dipende da un'anomalia di sviluppo delle strutture di deflusso presente fin dalla nascita. Si manifesta nei primi mesi o nei primi anni di vita con lacrimazione abbondante, fastidio marcato per la luce, tendenza a tenere gli occhi chiusi e, nei casi più evidenti, con occhi che appaiono insolitamente grandi o con la cornea opaca. È una condizione rara ma che richiede una valutazione oculistica immediata, perché il trattamento è chirurgico e la tempestività conta molto.
Si parla invece di glaucoma secondario quando l'ostacolo al deflusso è provocato da un'altra condizione: infiammazioni interne dell'occhio come l'uveite, traumi, complicanze del diabete, alcuni tumori oculari, esiti di interventi, oppure l'uso prolungato di farmaci cortisonici, anche sotto forma di collirio o di spray nasale usati a lungo senza controllo.
Chi rischia di più e come si arriva alla diagnosi
Il rischio aumenta con l'età e in presenza di familiarità: chi ha un genitore, un fratello o una sorella con glaucoma ha una probabilità nettamente più alta di svilupparlo e dovrebbe cominciare i controlli prima. Pesano inoltre la miopia elevata, il diabete, alcune malattie cardiovascolari e l'uso cronico di cortisone.
Poiché la forma cronica non dà sintomi, l'unica difesa reale è la visita oculistica periodica. L'indicazione condivisa è di fare un controllo completo dopo i 40 anni e poi ripeterlo con la cadenza indicata dallo specialista, anticipandolo in caso di familiarità. La visita non si limita alla misurazione della pressione oculare con il tonometro: comprende l'osservazione della testa del nervo ottico, la misurazione dello spessore corneale (che influenza la lettura della pressione), la gonioscopia per valutare l'angolo di deflusso, l'esame del campo visivo e l'OCT, che misura lo spessore delle fibre nervose e permette di cogliere il danno prima che compaia nel campo visivo.
Le terapie: colliri, laser e chirurgia
Il primo trattamento è quasi sempre il collirio ipotensivo. Esistono diverse classi di farmaci, che agiscono riducendo la produzione di umore acqueo o favorendone il deflusso; la scelta e le eventuali associazioni spettano all'oculista, che le adatta al valore di pressione da raggiungere e alla tolleranza della singola persona.
Qui si annida l'errore più comune e più costoso: interrompere i colliri perché non si sente nulla. Il glaucoma cronico non fa male né prima né durante la terapia, quindi il paziente non percepisce alcun beneficio immediato e finisce per saltare le somministrazioni o per sospenderle del tutto. Le gocce vanno messe tutti i giorni, agli orari indicati, per tutta la vita: sono l'equivalente oculare di una terapia per la pressione arteriosa. Se un collirio dà bruciore, arrossamento o altri fastidi, la strada non è sospenderlo di testa propria ma parlarne con l'oculista, che può cambiare molecola o passare a formulazioni senza conservanti.
Quando i colliri non bastano o non vengono tollerati si ricorre al laser (per esempio la trabeculoplastica, che migliora il deflusso) oppure alla chirurgia, con interventi che creano una nuova via di uscita per l'umore acqueo o con l'impianto di dispositivi drenanti miniaturizzati. Anche dopo l'intervento i controlli non finiscono: servono a verificare che la pressione resti nei valori stabiliti e che il campo visivo sia stabile.
Quando rivolgersi al medico
Vai subito al pronto soccorso oculistico se compaiono dolore oculare intenso, occhio rosso e duro, aloni attorno alle luci, calo improvviso della vista, nausea e vomito. Prenota invece una visita oculistica programmata se hai superato i 40 anni e non hai mai fatto un controllo, se in famiglia c'è un caso di glaucoma, se sei molto miope o se usi cortisone da lungo tempo. Se hai già una diagnosi, non interrompere mai la terapia di tua iniziativa e porta con te l'elenco dei colliri a ogni visita.
Approfondimenti nella stessa sezione: la cataratta, il distacco di retina, la miopia e la congiuntivite.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un oculista.
