Orzaiolo: cause, rimedi e cosa non fare

L'orzaiolo è un'infezione acuta di una delle piccole ghiandole del bordo palpebrale, causata quasi sempre da stafilococchi. Si presenta come un rigonfiamento arrossato e dolente della palpebra, che compare rapidamente e nella maggior parte dei casi si risolve in pochi giorni. È un disturbo banale, ma gestito nel modo sbagliato può complicarsi o trasformarsi in un problema cronico.

Orzaiolo esterno e orzaiolo interno

Nell'orzaiolo esterno, la forma più comune, sono coinvolte le ghiandole di Zeis o di Moll, situate alla base delle ciglia. Si vede una piccola tumefazione tondeggiante sul margine palpebrale, arrossata e molto dolente al tatto, con una puntina giallastra centrale che corrisponde alla raccolta di pus.

Nell'orzaiolo interno, meno frequente, l'infezione riguarda le ghiandole di Meibomio, che si trovano nello spessore della palpebra. Dall'esterno si nota soltanto un gonfiore diffuso e dolente: la raccolta di pus diventa visibile solo rovesciando la palpebra. Questa forma tende a essere più fastidiosa, a durare di più e a lasciare più spesso un residuo indurito.

I sintomi

Il dolore è il sintomo dominante: la palpebra è gonfia, calda, arrossata e dolente alla pressione o all'ammiccamento. Si aggiungono di frequente lacrimazione, sensazione di corpo estraneo e fastidio per la luce. La vista non viene compromessa, anche se un gonfiore importante può far vedere leggermente sfocato per la pressione esercitata sul bulbo. Se invece compaiono febbre, gonfiore esteso a tutta la palpebra e alla zona attorno all'occhio, arrossamento della guancia, difficoltà a muovere l'occhio o calo della vista, non si tratta più di un semplice orzaiolo e serve una valutazione medica urgente.

Che cosa fare, e che cosa non fare mai

Il trattamento di base è semplice e nella maggior parte dei casi sufficiente. Si fanno impacchi caldi con una garza pulita o un panno morbido, per cinque o dieci minuti, tre o quattro volte al giorno: il calore ammorbidisce il sebo denso che ostruisce la ghiandola e favorisce lo svuotamento spontaneo. Il panno va riscaldato quel tanto che basta a essere ben tollerato dalla pelle, senza rischiare ustioni, e va bagnato di nuovo quando si raffredda. Subito dopo si esegue l'igiene palpebrale, passando delicatamente sul bordo delle ciglia una garza sterile o le salviette specifiche disponibili in farmacia.

La regola che conta più di tutte è però un divieto: l'orzaiolo non va mai spremuto. Schiacciare la tumefazione non accelera nulla e comporta rischi concreti: il pus può diffondersi ai tessuti vicini, l'infiammazione può estendersi a tutta la palpebra e nei casi peggiori l'infezione può propagarsi ai tessuti profondi dell'orbita. Vanno evitati anche i rimedi improvvisati come punture con aghi o pinzette, gli impacchi con sostanze non sterili e l'uso di colliri antibiotici avanzati da episodi precedenti. Per tutta la durata del disturbo si sospendono il trucco degli occhi e le lenti a contatto.

Le terapie

Nella maggior parte dei casi l'orzaiolo si apre da solo, il pus fuoriesce e il dolore scompare nell'arco di alcuni giorni. Se non migliora, se recidiva spesso o se l'infiammazione tende a estendersi, il medico può prescrivere una pomata o un collirio antibiotico, e in casi selezionati un antibiotico per bocca. Nessun farmaco va assunto di iniziativa propria: la scelta e la durata spettano al medico o all'oculista.

Quando la raccolta di pus è abbondante e non si svuota, in particolare nell'orzaiolo interno, lo specialista può procedere a un piccolo drenaggio ambulatoriale, con un'incisione eseguita in anestesia locale. È una manovra semplice, che spetta esclusivamente all'oculista: non ha nulla a che vedere con lo schiacciamento fatto in casa.

Orzaiolo o calazio?

I due termini vengono confusi di continuo, ma indicano condizioni diverse. L'orzaiolo è acuto, infettivo e soprattutto doloroso: compare in fretta e in genere si risolve in pochi giorni. Il calazio è invece una lesione cronica e non infettiva, dovuta al ristagno di sebo in una ghiandola di Meibomio ostruita: si presenta come un nodulo duro, ben delimitato, poco o per nulla dolente, che può persistere per settimane o mesi. Un orzaiolo interno che non si risolve completamente può evolvere proprio in un calazio.

Anche il calazio si tratta inizialmente con impacchi caldi, massaggio delicato e igiene palpebrale; se il nodulo persiste, disturba la vista o crea un problema estetico rilevante, l'oculista può proporne l'asportazione chirurgica in ambulatorio. Un nodulo palpebrale che ritorna sempre nello stesso punto, non guarisce o modifica il bordo della palpebra va comunque mostrato allo specialista.

Come prevenire le recidive

Chi ha orzaioli frequenti ha spesso alla base una blefarite o una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, cioè un'infiammazione cronica del bordo palpebrale. In questi casi la prevenzione passa dall'igiene palpebrale eseguita con regolarità, dagli impacchi caldi periodici, dall'abitudine di lavarsi le mani e non toccarsi gli occhi, dal ricambio del trucco, che non va tenuto oltre i tempi indicati né condiviso con altri, e da una manutenzione corretta delle lenti a contatto. Anche il controllo di condizioni generali come il diabete o la rosacea contribuisce a ridurre le ricadute. Se gli episodi si ripetono spesso è utile parlarne con l'oculista, che può impostare un programma di igiene palpebrale mirato.

Quando rivolgersi all'oculista

Consulta lo specialista se l'orzaiolo non migliora entro una settimana, se il gonfiore si estende oltre la palpebra, se compaiono febbre o calo della vista, se gli episodi si ripetono di frequente o se resta un nodulo duro dopo la guarigione. Nella stessa sezione puoi leggere anche le guide su la congiuntivite, il glaucoma e la cataratta.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un oculista.

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