Odontoiatria: guida alla salute di denti e gengive
Con il termine odontoiatria si indica il ramo della medicina che studia, previene e cura le malattie della bocca: denti, gengive, ossa mascellari e tutte le strutture che permettono di masticare, deglutire e parlare. Si tende a pensare che il lavoro del dentista si riduca a curare le carie e a togliere i denti, ma oggi è una disciplina che si occupa dell'intero apparato stomatognatico, dalla prevenzione alla chirurgia fino agli aspetti estetici.
Questa sezione raccoglie le guide dedicate ai disturbi più diffusi del cavo orale, con un filo conduttore preciso: quasi tutto quello che rovina i denti nasce dalla placca batterica, e quasi tutto si può evitare con abitudini semplici e controlli regolari.
Le malattie più comuni della bocca
Le patologie del cavo orale seguono quasi sempre la stessa catena. Sui denti si deposita di continuo una pellicola morbida di batteri, la placca batterica: se non viene rimossa ogni giorno con lo spazzolino, in poche ore comincia a produrre acidi che attaccano lo smalto e in pochi giorni si mineralizza trasformandosi in tartaro, che a quel punto solo l'igienista dentale può togliere.
Da qui partono le due strade principali. La prima porta alla carie dentaria, cioè alla distruzione progressiva dei tessuti duri del dente. La seconda porta all'infiammazione dei tessuti che sostengono il dente: prima la gengivite, poi, in una parte dei casi, la parodontite, un tempo chiamata piorrea. Quando i denti sono ormai perduti, entra in gioco l'implantologia.
La differenza che conta: la gengivite guarisce, la parodontite no
È il concetto più importante di tutta questa sezione. La gengivite è un'infiammazione limitata alla gengiva: fastidiosa, visibile, ma completamente reversibile. Con una seduta di igiene professionale e qualche settimana di spazzolamento fatto bene la gengiva torna esattamente come prima.
La parodontite no. Quando l'infiammazione supera la gengiva e raggiunge il legamento e l'osso alveolare, quell'osso viene riassorbito e non si riforma. Le cure servono a fermare la malattia e a conservare i denti rimasti, non a ricostruire quello che si è perso. Per questo la diagnosi precoce non è un consiglio generico: è l'unica cosa che fa davvero la differenza.
Il segnale iniziale è sempre lo stesso ed è sempre sottovalutato: le gengive che sanguinano quando ci si lava i denti non sono normali. Non significa che si sta spazzolando troppo forte, significa che c'è un'infiammazione in corso. Smettere di passare lo spazzolino nel punto che sanguina è esattamente il contrario di quello che serve.
Come si previene: l'igiene orale quotidiana
La prevenzione delle malattie del cavo orale sta quasi tutta in poche regole, ripetute con costanza:
- Spazzolare i denti due volte al giorno, per circa due minuti, con un dentifricio al fluoro. La sera è la volta più importante, perché di notte la saliva diminuisce e i batteri lavorano indisturbati.
- Pulire ogni giorno gli spazi fra i denti con il filo interdentale o, dove gli spazi sono più ampi, con gli scovolini. Lo spazzolino da solo raggiunge circa tre superfici su cinque: le due che restano scoperte sono proprio quelle dove nascono più spesso carie e gengiviti.
- Usare uno spazzolino a setole morbide e sostituirlo ogni due o tre mesi, o prima se le setole si aprono. Le setole dure non puliscono di più: consumano lo smalto e fanno ritirare le gengive.
- Il collutorio non sostituisce lo spazzolamento. Può essere un complemento utile in fasi specifiche, ma nessun risciacquo rimuove meccanicamente la placca: se sostituisce lo spazzolino, il risultato è solo un alito temporaneamente più gradevole su una bocca che resta sporca.
- Fare attenzione alla frequenza degli zuccheri, ancor più che alla quantità. Dieci spuntini zuccherati distribuiti nella giornata danneggiano lo smalto molto più di un dolce consumato in una volta sola a fine pasto.
- Sottoporsi a una seduta di igiene professionale con la periodicità indicata dal dentista, in genere una o due volte l'anno e più spesso in chi ha già avuto problemi parodontali.
- Non fumare. Il fumo peggiora la parodontite, ne maschera il sanguinamento facendola scoprire più tardi e riduce le probabilità di successo di qualsiasi terapia, impianti compresi.
Chi fa che cosa: le specializzazioni odontoiatriche
Fino al 1994 per esercitare occorreva la laurea in Medicina e Chirurgia seguita dalla specializzazione in Odontostomatologia; oggi esiste un corso di laurea dedicato, Odontoiatria e Protesi Dentaria. All'interno della professione si sono poi sviluppati diversi ambiti di competenza, che spesso collaborano sullo stesso paziente:
- Il chirurgo odontostomatologo si occupa delle estrazioni, delle radici incluse o infette, delle cisti e delle lesioni del cavo orale.
- L'endodontista tratta la polpa del dente: svuota e disinfetta i canali radicolari e li sigilla, salvando il dente. È la cosiddetta terapia canalare, o devitalizzazione.
- L'igienista dentale è il professionista della prevenzione: esegue la detartrasi, insegna le tecniche di spazzolamento e segue nel tempo i pazienti con problemi gengivali.
- Il parodontologo cura le malattie dei tessuti di sostegno del dente, dalla gengivite alla parodontite avanzata.
- L'ortodontista corregge la posizione dei denti e dei mascellari, nel bambino come nell'adulto; il pedodontista si occupa specificamente dei pazienti in età pediatrica.
- L'implantologo sostituisce i denti mancanti inserendo nell'osso radici artificiali su cui si applicano corone o protesi.
- Il gnatologo studia i rapporti fra denti, articolazione temporo-mandibolare e muscoli, e i disturbi che ne derivano.
- L'odontotecnico non è una figura sanitaria e non visita i pazienti: realizza in laboratorio protesi e manufatti su prescrizione dell'odontoiatra.
Esiste infine un ambito meno noto ma molto affascinante, l'odontologia forense, che utilizza le caratteristiche dei denti e delle arcate a fini identificativi e valutativi nei procedimenti civili e penali.
Quando rivolgersi al dentista
Non serve aspettare il dolore: quando compare, spesso il problema è già avanzato. È opportuno prenotare una visita se le gengive sanguinano o sono gonfie e arrossate, se l'alito è persistentemente cattivo, se i denti sono sensibili al freddo o al dolce, se appaiono più lunghi perché la gengiva si ritira, se si avverte anche una minima mobilità, o se semplicemente è passato più di un anno dall'ultimo controllo.
Un dolore notturno pulsante, un gonfiore del viso o la presenza di pus richiedono invece una valutazione urgente: sono segni di un'infezione in atto che non si risolve da sola e che non va trattata con rimedi casalinghi.
Autore: Nicolina LeoneLe informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo dentista o al tuo igienista dentale.
