HIV: come si trasmette, test, PrEP e PEP
Sapere come si trasmette l'HIV - e soprattutto come non si trasmette - è il modo migliore per proteggersi senza vivere nell'ansia. Il virus si trasmette solo attraverso alcuni liquidi biologici e solo se questi entrano in contatto con il sangue o con le mucose di un'altra persona: sangue, liquido seminale (compreso quello pre-eiaculatorio), secrezioni vaginali e rettali, latte materno. Fuori dall'organismo il virus si inattiva rapidamente.
La premessa che cambia tutto: U=U
Prima di elencare le vie di trasmissione va detto il punto più importante: una persona con HIV che assume regolarmente la terapia antiretrovirale e ha una carica virale non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale. È il principio U=U, "non rilevabile uguale non trasmissibile", confermato da studi che hanno seguito per anni migliaia di coppie senza registrare alcuna trasmissione.
Quello che segue riguarda quindi le situazioni in cui l'infezione non è nota o non è trattata - ed è anche la ragione per cui la diagnosi precoce è la migliore forma di prevenzione collettiva. Gli aspetti clinici sono approfonditi nella guida su HIV e AIDS.
Come avviene la trasmissione
- Rapporti sessuali non protetti: è la via largamente prevalente. Il rischio è più alto per il rapporto anale ricettivo, seguito da quello vaginale; il rapporto orale comporta un rischio molto basso ma non nullo, che aumenta in presenza di lesioni o gengive sanguinanti. La presenza di un'altra infezione sessualmente trasmissibile, con ulcere o infiammazione delle mucose, aumenta in modo significativo la probabilità di trasmissione in entrambe le direzioni.
- Scambio di siringhe e materiale per iniezione: la condivisione di aghi, siringhe o altro materiale rappresenta un rischio elevato. I programmi di distribuzione di siringhe sterili lo riducono drasticamente.
- Da madre a figlio: durante la gravidanza, il parto o l'allattamento. È una via oggi ampiamente prevenibile: con il test in gravidanza, la terapia antiretrovirale alla madre e le misure adottate al parto, la trasmissione al neonato si riduce a percentuali minime.
- Esposizione accidentale a sangue: punture con aghi appena usati, tagli con strumenti contaminati, contatto di sangue con ferite aperte o mucose. Riguarda soprattutto l'ambito sanitario, dove esistono protocolli precisi.
- Tatuaggi, piercing e pratiche estetiche eseguiti con strumenti non monouso o non sterilizzati correttamente.
Per trasfusioni e trapianti il rischio, nei Paesi dove il sangue donato viene sistematicamente testato, è ridotto a valori teorici: in Italia ogni donazione è sottoposta a controlli, compresi i test molecolari che accorciano il periodo finestra.
Come l'HIV non si trasmette
Questo elenco è importante quanto il precedente, perché buona parte dello stigma nasce da paure infondate. Non trasmettono l'HIV: saliva, lacrime, sudore, urina, feci, secrezioni nasali e vomito, purché privi di sangue visibile. Di conseguenza non c'è alcun rischio in baci e abbracci, strette di mano, colpi di tosse o starnuti, condivisione di stoviglie, bicchieri e posate, uso degli stessi servizi igienici, piscine, palestre, mezzi pubblici, luoghi di lavoro e scuole, punture di zanzara o contatto con animali domestici.
Convivere, lavorare o studiare accanto a una persona con HIV non comporta alcun rischio. Non esiste alcuna ragione sanitaria per limitarne la vita sociale, e discriminarla non è solo ingiusto: è anche sbagliato dal punto di vista dei fatti.
Il test HIV: gratuito e anonimo
L'unico modo per sapere se si è contratta l'infezione è fare il test. Non ci sono sintomi che permettano di escluderla: moltissime persone stanno perfettamente bene per anni.
Il test cerca contemporaneamente gli anticorpi anti-HIV e l'antigene virale p24 (test combinato di quarta generazione) e si esegue su un prelievo di sangue. Il periodo finestra - l'intervallo in cui l'infezione c'è ma il test può ancora risultare negativo - con questi esami si è molto accorciato: un risultato negativo a sei settimane dall'ultima esposizione è considerato affidabile. Per i test rapidi su sangue capillare o su saliva la finestra è un po' più lunga e si consiglia una conferma a tre mesi. L'attesa di sei mesi di cui si parlava un tempo riguardava i test di prima generazione ed è superata.
Dove farlo:
- Presso i centri di malattie infettive, le ASL, i consultori familiari e numerose associazioni: il test è gratuito, anonimo e senza necessità di impegnativa. Il personale è tenuto al segreto professionale e il risultato viene comunicato solo alla persona interessata; per i minori non è richiesto il consenso dei genitori.
- Con i test rapidi offerti in molti servizi e unità mobili, che danno l'esito in una ventina di minuti.
- Con gli autotest acquistabili in farmacia senza ricetta. Un risultato reattivo va sempre confermato in laboratorio: l'autotest è uno strumento di screening, non una diagnosi.
Un test positivo non è più ciò che era trent'anni fa: significa iniziare una terapia che consente una vita normale e che, azzerando la carica virale, protegge anche i partner.
La PrEP: la profilassi prima dell'esposizione
La PrEP (profilassi pre-esposizione) consiste nell'assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di una persona HIV-negativa per prevenire l'infezione. Assunta correttamente riduce il rischio di contrarre l'HIV per via sessuale in misura molto elevata, superiore al novanta per cento.
È indicata per chi si trova in situazioni di esposizione ripetuta o si prevede possa trovarcisi - per esempio in presenza di rapporti non protetti con partner di stato sierologico sconosciuto - e si assume secondo schemi continuativi oppure legati agli episodi, sempre stabiliti dal medico. Non è una decisione che si prende da soli: la PrEP si avvia dopo un test HIV negativo e richiede controlli periodici della funzione renale e lo screening delle altre infezioni sessualmente trasmissibili, perché protegge dall'HIV ma non da sifilide, gonorrea, clamidia o epatiti. In Italia è prescrivibile nei centri di malattie infettive.
La PEP: che cosa fare dopo un'esposizione a rischio
Se è già avvenuta un'esposizione potenzialmente a rischio - un rapporto non protetto con una persona con HIV non in terapia o di stato sconosciuto, la rottura del preservativo, uno scambio di siringhe, una puntura accidentale, una violenza sessuale - esiste la PEP, profilassi post-esposizione.
È un ciclo di farmaci antiretrovirali della durata di circa quattro settimane, che riduce fortemente la probabilità che l'infezione si stabilisca. Il punto decisivo è il tempo:
- Va iniziata il prima possibile, idealmente entro poche ore.
- Il limite oltre il quale non è più ritenuta utile è di 48-72 ore dall'esposizione.
- Si richiede al pronto soccorso o al centro di malattie infettive di riferimento, che sono attivi ventiquattro ore su ventiquattro. Non serve alcuna impegnativa e non c'è nulla da giustificare: è una richiesta sanitaria come tutte le altre.
Nella stessa occasione vengono valutati anche il rischio di epatite B, la necessità di una contraccezione d'emergenza e lo screening per le altre infezioni sessualmente trasmissibili.
La prevenzione nella pratica
Il preservativo, maschile o femminile, usato correttamente e per tutta la durata del rapporto, resta lo strumento più semplice ed efficace: protegge dall'HIV e, a differenza della PrEP, anche dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili. Gli altri metodi contraccettivi - pillola, spirale, diaframma - non offrono alcuna protezione dalle infezioni. Non hanno alcun valore preventivo, e possono anzi irritare le mucose, lavaggi e detergenti intimi usati dopo il rapporto.
Le strategie funzionano meglio se combinate: preservativo, test periodici propri e del partner, terapia per chi ha l'infezione, PrEP per chi ne ha indicazione, materiale sterile monouso, vaccinazione contro l'epatite B e contro il papilloma virus. Non serve avere paura delle persone: serve conoscere le situazioni.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per il test, la PrEP e la PEP rivolgiti a un centro di malattie infettive, al consultorio o, in caso di esposizione recente, al pronto soccorso.
