Gonorrea: sintomi, diagnosi e cura

La gonorrea (o blenorragia, un tempo chiamata popolarmente scolo) è un'infezione sessualmente trasmissibile causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, noto anche come gonococco. È una delle infezioni batteriche più diffuse al mondo e, dopo la forte riduzione seguita all'introduzione degli antibiotici, i casi sono tornati ad aumentare in modo netto in Europa negli ultimi anni.

Due elementi la rendono oggi particolarmente importante: nella donna decorre molto spesso senza alcun sintomo, per cui viene scoperta tardi o solo quando ha già provocato danni; e il gonococco ha sviluppato resistenza a quasi tutte le classi di antibiotici impiegate in passato, tanto da essere considerato dall'Organizzazione mondiale della sanità una priorità nel contrasto all'antibiotico-resistenza.

Come si trasmette

Il contagio avviene attraverso i rapporti sessuali non protetti - vaginali, anali e orali - per contatto diretto tra le mucose. Il batterio può infatti insediarsi non solo nell'uretra e nella cervice uterina, ma anche nella gola e nel retto, sedi in cui l'infezione è quasi sempre silenziosa e che vengono trascurate se non si esegue un tampone mirato.

Una madre con infezione in atto può trasmetterla al neonato durante il parto, provocando una congiuntivite (oftalmia neonatale) che, se non trattata immediatamente, può compromettere la vista. Per questo la profilassi oculare alla nascita è una pratica consolidata.

Il gonococco è invece estremamente fragile fuori dall'organismo: muore in pochi istanti a contatto con l'aria e con le superfici asciutte. La convinzione, ancora diffusa, che si possa contrarre la gonorrea da asciugamani, biancheria intima, sedili dei bagni pubblici o piscine non ha fondamento.

Va invece corretta un'altra idea sbagliata: il preservativo protegge, e in modo molto efficace, dalla trasmissione della gonorrea, purché usato correttamente e per tutta la durata del rapporto, compresi i rapporti orali e anali.

I sintomi nell'uomo

Nell'uomo l'infezione si manifesta più spesso, in genere da due a sette giorni dopo il contagio, con un'uretrite piuttosto caratteristica: bruciore intenso durante la minzione e secrezione purulenta dal pene, densa e giallastra o verdastra, abbondante soprattutto al mattino. Possono associarsi arrossamento e prurito del meato urinario e stimolo frequente a urinare.

Se l'infezione non viene trattata può risalire e coinvolgere epididimo, testicoli e prostata, con dolore e gonfiore anche importanti. Una parte degli uomini, comunque, non avverte alcun sintomo, in particolare quando la sede coinvolta è la gola o il retto.

I sintomi nella donna

Nella donna la gonorrea è asintomatica nella maggior parte dei casi, oppure dà disturbi così lievi da essere scambiati per una banale cistite o per una candidosi: perdite vaginali più abbondanti o di colore diverso dal solito, bruciore urinario, dolore durante i rapporti, piccoli sanguinamenti tra un ciclo e l'altro o dopo il rapporto.

È proprio questa discrezione a costituire il rischio maggiore. Se non trattata, l'infezione può risalire da cervice e utero fino alle tube e agli organi pelvici, causando la malattia infiammatoria pelvica: dolore pelvico, febbre, e soprattutto danni cicatriziali alle tube che sono una delle principali cause di infertilità femminile e di gravidanza extrauterina. Contrariamente a quanto si legge in testi datati, le conseguenze sulla fertilità sono molto più frequenti nella donna che nell'uomo.

Più raramente, e in entrambi i sessi, il batterio può diffondersi nel sangue e dare un'infezione gonococcica disseminata, con febbre, lesioni cutanee e artrite di una o più articolazioni.

La diagnosi

La diagnosi si fa con test molecolari (NAAT) su urine o su tamponi prelevati nelle sedi coinvolte: uretra, cervice, faringe, retto. Sono esami sensibili e rapidi. Accanto ad essi mantiene un ruolo importante l'esame colturale con antibiogramma, perché è l'unico che permette di verificare a quali antibiotici il ceppo isolato è sensibile: un'informazione oggi decisiva.

Poiché le sedi extragenitali sono spesso mute, è importante descrivere al medico le pratiche sessuali avute, in modo che i campioni vengano prelevati dove serve. Alla diagnosi di gonorrea si accompagna sempre la ricerca delle altre infezioni sessualmente trasmissibili - in particolare clamidia, sifilide, HIV ed epatiti - perché la coinfezione è frequente.

La terapia e il problema delle resistenze

La gonorrea si cura e si guarisce con gli antibiotici. Il trattamento standard prevede oggi una cefalosporina iniettiva, spesso associata a un secondo antibiotico, secondo le linee guida aggiornate periodicamente proprio per tenere il passo con le resistenze. I farmaci utilizzati in passato - penicilline, tetracicline, chinoloni - sono in larga parte non più efficaci a causa della diffusione di ceppi resistenti, e negli ultimi anni sono stati segnalati anche ceppi resistenti alle cefalosporine.

Le conseguenze pratiche sono tre:

  • La terapia va sempre prescritta dal medico sulla base delle linee guida in vigore. Non si improvvisa, non si riutilizza un antibiotico avanzato da una terapia precedente e non si segue il consiglio di un conoscente.
  • È spesso indicato un controllo dopo la cura (test of cure), a distanza di alcune settimane, per accertare l'effettiva eradicazione, in particolare per le localizzazioni faringee.
  • Vanno trattati anche i partner degli ultimi due-tre mesi, anche se asintomatici, e occorre astenersi dai rapporti fino al termine della terapia e alla guarigione di entrambi. Altrimenti l'infezione si ripresenta.

Come per la sifilide, avere avuto la gonorrea non protegge da una nuova infezione: le reinfezioni sono frequenti.

Prevenzione

Le misure utili sono semplici: preservativo in tutti i rapporti, compresi quelli orali e anali; screening periodico per chi ha partner nuovi o più partner, anche in assenza di sintomi; comunicazione tempestiva ai partner in caso di diagnosi. Chi ha già avuto un'infezione sessualmente trasmissibile ha una probabilità più alta di averne un'altra, e rientra quindi tra le persone per cui i controlli regolari sono più utili.

Quando rivolgersi al medico

Conviene farsi visitare senza attendere in caso di secrezione dal pene, bruciore urinario persistente, perdite vaginali anomale, dolore ai testicoli, dolore pelvico, secrezione o fastidio anale, mal di gola persistente dopo rapporti orali. Bisogna rivolgersi al pronto soccorso in presenza di febbre alta con dolore pelvico intenso oppure di dolore e gonfiore articolare associati a febbre e lesioni cutanee. In caso di gravidanza, segnalare sempre al ginecologo un sospetto di infezione.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a un centro per le infezioni sessualmente trasmissibili o a un infettivologo.

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