Epatite: sintomi, cause, tipi e prevenzione
Epatite significa, alla lettera, infiammazione del fegato. È una parola sola che raccoglie situazioni molto diverse: un'infezione virale che si risolve in poche settimane, un danno lento costruito dall'alcol negli anni, la reazione a un farmaco, l'attacco del sistema immunitario contro le cellule del proprio fegato. Capire di quale epatite si sta parlando è il passo che conta davvero, perché da lì dipendono la terapia, la durata della malattia e il rischio per gli anni a venire.
Un'epatite si dice acuta quando compare all'improvviso e si risolve entro pochi mesi, cronica quando l'infiammazione persiste oltre i sei. Nella forma cronica il problema non è ciò che si sente, perché spesso non si sente nulla, ma il tempo: sono i decenni di infiammazione silenziosa a costruire la fibrosi, la cirrosi e, in una quota di casi, il tumore del fegato.
L'epatite B viaggia con il sangue, con i rapporti sessuali e dalla madre al figlio durante il parto. È il virus in cui l'età del contagio pesa di più: contratta da neonato cronicizza quasi sempre, contratta da adulto guarisce da sola nella grande maggioranza dei casi. Anche qui c'è un vaccino, in Italia offerto a tutti i nuovi nati dal 1991.
L'epatite C si trasmette per via ematica e cronicizza in circa otto casi su dieci, ma è quella con la storia più fortunata: gli antivirali ad azione diretta la eliminano in poche settimane in oltre il 95 per cento dei pazienti. Il vaccino, per ora, non c'è.
L'epatite D, o Delta, è un virus difettivo che per moltiplicarsi ha bisogno del virus B: colpisce quindi solo chi ha già l'epatite B e ne peggiora il decorso, e vaccinarsi contro la B protegge anche da lei. L'epatite E, infine, si trasmette come la A, con acqua contaminata e, da noi, con carne di maiale e di cinghiale poco cotta: di solito guarisce da sola, ma può cronicizzare in chi ha difese immunitarie ridotte e richiede attenzione in gravidanza.
L'epatite autoimmune è invece una malattia rara in cui il sistema immunitario aggredisce le cellule del fegato scambiandole per estranee: colpisce più spesso le donne, si sospetta davanti a transaminasi persistentemente alte e gammaglobuline elevate e risponde bene ai farmaci che spengono la risposta immunitaria. Ci sono infine le epatiti da farmaci: paracetamolo oltre le quantità indicate, alcuni antibiotici e antiepilettici, ma anche integratori e prodotti erboristici, considerati innocui perché naturali e invece regolarmente presenti fra le cause di danno epatico.
Prima e insieme all'ittero compaiono disturbi molto meno specifici: stanchezza sproporzionata, perdita dell'appetito, nausea, avversione improvvisa per i cibi grassi e per il fumo, peso sotto le costole a destra, qualche linea di febbre. Assomigliano a un'influenza, ed è la ragione per cui molte epatiti acute passano senza essere riconosciute. Nelle forme croniche il quadro è ancora più vago: spesso l'unico segnale è un affaticamento che dura da mesi e che viene attribuito allo stress.
Transaminasi alte, però, non equivalgono a epatite virale né a malattia grave: un rialzo modesto e isolato può dipendere dal fegato grasso, da un farmaco o da un'attività fisica intensa nei giorni precedenti, e il senso dell'esame sta nel contesto e nella ripetizione nel tempo. Quando il sospetto diventa concreto si passa ai marcatori virali e a un'anamnesi accurata su alcol, farmaci e integratori; l'ecografia dell'addome aiuta a escludere altre cause di ittero, come i calcoli biliari, mentre per misurare il tessuto cicatriziale si usa oggi l'elastografia, che ha reso la biopsia molto meno frequente di un tempo.
Le altre misure sono semplici: lavarsi le mani prima di cucinare e dopo essere stati in bagno, bere acqua sicura nei Paesi a rischio, evitare i molluschi crudi, non condividere siringhe e oggetti personali che possano trattenere sangue, pretendere strumenti monouso per tatuaggi e piercing, usare il preservativo nei rapporti occasionali.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Ecco alcuni approfondimenti sulle diverse tipologie di epatite: Epatite a - Epatite b - Epatite c - Epatite d - Epatite e
Che cosa succede quando il fegato si infiamma
Il fegato filtra le sostanze che arrivano dall'intestino, smonta farmaci e alcol, produce le proteine del sangue e la bile. Quando qualcosa danneggia le sue cellule, gli epatociti, il tessuto reagisce con l'infiammazione e una parte di quelle cellule muore, liberando nel sangue enzimi che di norma restano al loro interno: è per questo che un'epatite si intravede quasi sempre da un semplice prelievo. L'organo però si rigenera come pochi altri e continua a lavorare in modo accettabile anche quando una parte consistente è già compromessa. Se l'infiammazione non si spegne, al posto del tessuto distrutto si deposita tessuto cicatriziale: si parla di fibrosi, e quando la cicatrizzazione stravolge l'architettura del fegato si arriva alla cirrosi epatica.Un'epatite si dice acuta quando compare all'improvviso e si risolve entro pochi mesi, cronica quando l'infiammazione persiste oltre i sei. Nella forma cronica il problema non è ciò che si sente, perché spesso non si sente nulla, ma il tempo: sono i decenni di infiammazione silenziosa a costruire la fibrosi, la cirrosi e, in una quota di casi, il tumore del fegato.
Le cinque epatiti virali a confronto
L'epatite A si trasmette per via oro-fecale, con acqua e alimenti contaminati, soprattutto molluschi crudi: dà una malattia acuta che non diventa mai cronica e si previene con un vaccino molto efficace.L'epatite B viaggia con il sangue, con i rapporti sessuali e dalla madre al figlio durante il parto. È il virus in cui l'età del contagio pesa di più: contratta da neonato cronicizza quasi sempre, contratta da adulto guarisce da sola nella grande maggioranza dei casi. Anche qui c'è un vaccino, in Italia offerto a tutti i nuovi nati dal 1991.
L'epatite C si trasmette per via ematica e cronicizza in circa otto casi su dieci, ma è quella con la storia più fortunata: gli antivirali ad azione diretta la eliminano in poche settimane in oltre il 95 per cento dei pazienti. Il vaccino, per ora, non c'è.
L'epatite D, o Delta, è un virus difettivo che per moltiplicarsi ha bisogno del virus B: colpisce quindi solo chi ha già l'epatite B e ne peggiora il decorso, e vaccinarsi contro la B protegge anche da lei. L'epatite E, infine, si trasmette come la A, con acqua contaminata e, da noi, con carne di maiale e di cinghiale poco cotta: di solito guarisce da sola, ma può cronicizzare in chi ha difese immunitarie ridotte e richiede attenzione in gravidanza.
Le epatiti che non dipendono da un virus
Non tutte le epatiti si prendono. L'epatite alcolica nasce da un consumo eccessivo e prolungato di alcolici e può presentarsi come episodio acuto e grave oppure come infiammazione strisciante che accompagna la steatosi epatica: l'unica terapia davvero decisiva è smettere di bere, e prima lo si fa più il fegato recupera. Alla stessa famiglia appartiene la steatoepatite legata al fegato grasso, oggi la causa più diffusa di malattia epatica cronica in Occidente, che nasce dall'accumulo di grasso negli epatociti in chi ha sovrappeso, diabete o valori alterati di colesterolo e trigliceridi.L'epatite autoimmune è invece una malattia rara in cui il sistema immunitario aggredisce le cellule del fegato scambiandole per estranee: colpisce più spesso le donne, si sospetta davanti a transaminasi persistentemente alte e gammaglobuline elevate e risponde bene ai farmaci che spengono la risposta immunitaria. Ci sono infine le epatiti da farmaci: paracetamolo oltre le quantità indicate, alcuni antibiotici e antiepilettici, ma anche integratori e prodotti erboristici, considerati innocui perché naturali e invece regolarmente presenti fra le cause di danno epatico.
I sintomi: ittero, urine scure e molta stanchezza
Il segno più riconoscibile è l'ittero, la colorazione giallastra della pelle e della parte bianca dell'occhio. Dipende dall'accumulo nel sangue della bilirubina, il pigmento che il fegato elabora ed elimina con la bile: quando l'organo è infiammato non riesce più a smaltirla. Nello stesso periodo le urine diventano scure, color marsala, e le feci possono schiarirsi.Prima e insieme all'ittero compaiono disturbi molto meno specifici: stanchezza sproporzionata, perdita dell'appetito, nausea, avversione improvvisa per i cibi grassi e per il fumo, peso sotto le costole a destra, qualche linea di febbre. Assomigliano a un'influenza, ed è la ragione per cui molte epatiti acute passano senza essere riconosciute. Nelle forme croniche il quadro è ancora più vago: spesso l'unico segnale è un affaticamento che dura da mesi e che viene attribuito allo stress.
Le transaminasi e il percorso della diagnosi
Il primo indizio arriva quasi sempre dagli esami del sangue di routine. Le transaminasi, nei referti ALT (o GPT) e AST (o GOT), sono enzimi contenuti nelle cellule epatiche: quando queste si danneggiano i valori salgono, e nelle epatiti acute possono superare di dieci o venti volte il limite della norma. Accanto a loro si guardano bilirubina, gamma-GT e fosfatasi alcalina, che orientano verso le vie biliari, e albumina, tempo di protrombina e piastrine, che dicono quanto il fegato sta ancora lavorando bene.Transaminasi alte, però, non equivalgono a epatite virale né a malattia grave: un rialzo modesto e isolato può dipendere dal fegato grasso, da un farmaco o da un'attività fisica intensa nei giorni precedenti, e il senso dell'esame sta nel contesto e nella ripetizione nel tempo. Quando il sospetto diventa concreto si passa ai marcatori virali e a un'anamnesi accurata su alcol, farmaci e integratori; l'ecografia dell'addome aiuta a escludere altre cause di ittero, come i calcoli biliari, mentre per misurare il tessuto cicatriziale si usa oggi l'elastografia, che ha reso la biopsia molto meno frequente di un tempo.
Prevenzione e vaccini
Contro l'epatite A e contro l'epatite B esistono vaccini sicuri ed efficaci, disponibili anche in formulazione combinata. Quello contro l'epatite B è compreso nell'esavalente del primo anno di vita ed è obbligatorio in Italia per tutti i nuovi nati dal 1991: è stato il primo vaccino della storia capace di prevenire un tumore, perché evitando l'infezione cronica evita l'epatocarcinoma che ne può derivare. Per l'epatite C, invece, un vaccino non esiste ancora e la protezione passa dai comportamenti.Le altre misure sono semplici: lavarsi le mani prima di cucinare e dopo essere stati in bagno, bere acqua sicura nei Paesi a rischio, evitare i molluschi crudi, non condividere siringhe e oggetti personali che possano trattenere sangue, pretendere strumenti monouso per tatuaggi e piercing, usare il preservativo nei rapporti occasionali.
Quando rivolgersi al medico
Meritano una valutazione senza rinvii l'ittero, le urine scure persistenti, un dolore continuo sotto l'arcata costale destra e una stanchezza profonda che non passa con il riposo. È bene farsi vedere anche di fronte a transaminasi alterate in due controlli successivi e dopo una possibile esposizione, dal rapporto non protetto al viaggio in un'area con scarse condizioni igieniche. Molte epatiti guariscono da sole e altre si controllano bene per tutta la vita, purché vengano riconosciute: il vero nemico non è il virus, è il tempo che passa senza che nessuno se ne accorga.Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un centro specialistico.
Ecco alcuni approfondimenti sulle diverse tipologie di epatite: Epatite a - Epatite b - Epatite c - Epatite d - Epatite e
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