Sifilide: sintomi, fasi, diagnosi e terapia

La sifilide (detta anche lue) è un'infezione batterica sessualmente trasmissibile causata da Treponema pallidum, un batterio a forma di spirale chiamato per questo anche spirocheta pallida. Dopo decenni di forte riduzione, dagli anni Duemila la sifilide è tornata a crescere in modo marcato in tutta Europa, Italia compresa: non è affatto una malattia del passato.

La sua caratteristica più insidiosa è il modo in cui si presenta: procede per fasi separate da lunghi periodi silenziosi, e i sintomi delle prime due fasi scompaiono da soli anche senza alcuna cura. Chi li ha avuti pensa quindi di essere guarito, mentre il batterio è ancora nell'organismo e continua a lavorare. È questo inganno, più della malattia in sé, a rendere la sifilide pericolosa: presa in tempo, si guarisce con una terapia antibiotica semplice.

Come si trasmette

La sifilide si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali - vaginali, anali e orali - per contatto diretto con le lesioni infettive presenti sulla pelle o sulle mucose della persona che ha l'infezione. Le lesioni delle prime fasi sono ricchissime di batteri, e possono trovarsi in punti poco visibili come il canale anale, la vagina interna, la bocca o la gola: per questo il contagio avviene spesso senza che nessuno dei due partner si sia accorto di nulla.

La seconda via è quella materno-fetale: il batterio attraversa la placenta e può provocare aborto, morte in utero, parto prematuro oppure sifilide congenita nel neonato, con conseguenze anche gravi che a volte compaiono a distanza di anni. Il rischio è tanto più alto quanto più l'infezione della madre è recente, ma esiste anche per infezioni contratte anni prima e mai trattate. Per questa ragione il test per la sifilide fa parte degli esami raccomandati in gravidanza, ed è una delle ragioni per cui gli screening prenatali non vanno saltati.

La sifilide può inoltre trasmettersi con il sangue, per esempio attraverso lo scambio di siringhe. Non si trasmette invece con le stoviglie, con i servizi igienici, con le piscine o con il contatto sociale ordinario.

Le lesioni della sifilide, come quelle di altre infezioni ulcerative, facilitano la trasmissione dell'HIV in entrambe le direzioni: per questo, quando si diagnostica una sifilide, il test HIV va sempre proposto.

Le fasi della sifilide e i loro sintomi

Sifilide primaria. Da circa tre settimane dopo il contagio (l'intervallo può variare da dieci giorni a tre mesi) compare il sifiloma: un'ulcera singola, dai margini rilevati e dal fondo pulito, di consistenza dura e - dettaglio decisivo - non dolorosa. Si trova nel punto in cui il batterio è penetrato: genitali, ano, retto, labbra, bocca. Spesso si accompagna all'ingrossamento dei linfonodi vicini. Proprio perché non fa male e talvolta è nascosta, l'ulcera può passare inosservata. Guarisce da sola in tre-sei settimane, senza cure e senza lasciare traccia. L'infezione, però, prosegue.

Sifilide secondaria. Alcune settimane o mesi dopo, il batterio si è diffuso in tutto l'organismo e compaiono manifestazioni generali: febbre, mal di testa, dolori articolari, stanchezza, ingrossamento diffuso dei linfonodi e soprattutto i sifilodermi, un'eruzione cutanea di macchie rosee o ramate, non pruriginosa, che caratteristicamente interessa anche il palmo delle mani e la pianta dei piedi - localizzazione insolita per la maggior parte delle altre eruzioni e per questo molto suggestiva. Possono comparire lesioni umide e altamente contagiose nelle pieghe cutanee e nelle mucose, placche in bocca e in gola, perdita di capelli a chiazze. Anche questa fase si risolve spontaneamente, e questo alimenta la falsa impressione di guarigione.

Sifilide latente. Non ci sono sintomi, ma il batterio è presente e il test del sangue è positivo. Può durare anni. Nel primo anno (latenza precoce) la persona è ancora contagiosa; successivamente la trasmissibilità sessuale si riduce, mentre resta possibile la trasmissione al feto.

Sifilide terziaria. Oggi rara grazie agli antibiotici, si manifesta anche a distanza di molti anni in una parte delle persone non trattate. Comprende le gomme luetiche (noduli distruttivi di pelle, ossa e organi interni), la sifilide cardiovascolare con interessamento dell'aorta, e la neurosifilide, che può provocare disturbi della vista e dell'udito, alterazioni dell'equilibrio e della sensibilità, deterioramento cognitivo e disturbi psichiatrici. Il coinvolgimento del sistema nervoso, va detto, può avvenire anche precocemente e non solo in questa fase.

La diagnosi

La diagnosi si basa sugli esami del sangue, che si dividono in due gruppi complementari.

  • I test treponemici (TPHA, FTA-ABS, test immunoenzimatici) individuano gli anticorpi specifici contro il batterio. Sono molto affidabili e diventano positivi presto, ma restano positivi per tutta la vita anche dopo una guarigione completa: dicono che l'infezione c'è stata, non se è ancora attiva.
  • I test non treponemici (VDRL, RPR) misurano un valore che sale con l'attività della malattia e scende dopo una terapia efficace. Servono quindi a valutare se l'infezione è in corso e a controllare la risposta alle cure nel tempo.

Nelle fasi iniziali si può ricercare il batterio direttamente nel materiale prelevato dalle lesioni. Se si sospetta un interessamento del sistema nervoso è necessaria la puntura lombare per analizzare il liquido cerebrospinale. Poiché anche i test hanno un periodo finestra, in caso di esposizione recente l'esame va ripetuto a distanza secondo l'indicazione dello specialista.

La terapia

La sifilide si guarisce. Il farmaco di riferimento è da sempre la penicillina benzatinica somministrata per via intramuscolare: il treponema non ha sviluppato resistenza a questo antibiotico, e il numero di somministrazioni varia in base allo stadio della malattia. Nelle persone allergiche alla penicillina si utilizzano antibiotici alternativi, mentre in gravidanza la penicillina è l'unico trattamento realmente efficace nel proteggere il feto: in caso di allergia si procede alla desensibilizzazione in ambiente specialistico. Le forme che coinvolgono il sistema nervoso richiedono schemi diversi e somministrazione endovenosa in ospedale.

Nelle ore successive alla prima somministrazione può comparire una reazione transitoria con febbre, brividi e malessere (reazione di Jarisch-Herxheimer): è dovuta alla distruzione massiva dei batteri, dura poche ore e non significa che la terapia non funzioni.

Due punti fondamentali: la terapia va estesa ai partner sessuali degli ultimi mesi, che vanno avvisati, testati e trattati anche se stanno benissimo; e il paziente va seguito nel tempo con i test non treponemici, per verificare che i valori scendano come atteso. Guarire non protegge dal contrarre di nuovo l'infezione: non si acquisisce alcuna immunità.

I preparati a base di bismuto e di altri metalli pesanti, usati nella prima metà del Novecento, sono stati abbandonati da decenni: sono inefficaci e tossici.

Prevenzione

Il preservativo riduce sensibilmente il rischio, ma non lo annulla del tutto perché le lesioni infettive possono trovarsi in zone che non copre: resta comunque la misura più utile, insieme allo screening periodico per chi ha più partner o partner nuovi. Come per tutte le infezioni sessualmente trasmissibili, il modo più efficace per fermare la catena è individuare e trattare i casi asintomatici.

Quando rivolgersi al medico

Rivolgiti a un medico se compare un'ulcera genitale, anale o orale, anche se non fa male e soprattutto se guarisce da sola; se compare un'eruzione cutanea diffusa che interessa palmi e piante; se un partner ti comunica di avere la sifilide o un'altra infezione; se sei in gravidanza e non hai eseguito gli esami raccomandati. Il riferimento è l'ambulatorio dermatologico o il centro di malattie infettive, dove nella stessa occasione vengono cercate anche gonorrea, clamidia, HIV ed epatiti.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a un centro per le infezioni sessualmente trasmissibili o a un infettivologo.

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