Meningite: sintomi, emergenza e vaccinazioni

La meningite è l'infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. Le forme virali sono le più frequenti e di solito guariscono senza conseguenze; le forme batteriche sono molto più rare ma possono diventare gravissime nel giro di poche ore, ed è per questo che la meningite va trattata come un'emergenza medica fino a prova contraria.

Il punto pratico da cui partire è questo: non esiste alcun modo di distinguere a casa una meningite virale da una batterica. Chi decide è il medico, dopo aver visitato la persona ed eseguito gli esami. Di fronte ai sintomi descritti più avanti la regola è una sola: andare subito in pronto soccorso, senza aspettare di vedere come evolve.

I sintomi negli adulti e nei bambini più grandi

I sintomi tipici compaiono in genere rapidamente, nell'arco di ore o di uno-due giorni:

  • Febbre alta, spesso a esordio improvviso.
  • Mal di testa intenso e diverso dal solito, che non passa con i comuni antidolorifici.
  • Rigidità del collo: la nuca risulta rigida e piegare il mento verso il petto è doloroso o impossibile.
  • Vomito, spesso improvviso e non preceduto da nausea.
  • Fotofobia, cioè fastidio marcato per la luce; talvolta anche per i rumori.
  • Confusione, sonnolenza, difficoltà a rispondere o a svegliarsi, agitazione, alterazione dello stato di coscienza.
  • Convulsioni, dolori muscolari e articolari diffusi, mani e piedi freddi con respiro accelerato.

Nelle fasi iniziali il quadro può somigliare a un'influenza, ma ciò che deve mettere in allarme è la rapidità del peggioramento e l'associazione tra febbre alta, mal di testa molto forte e alterazione dello stato di coscienza.

I sintomi nel lattante e nel bambino piccolo

Sotto i due anni i segni classici possono mancare del tutto, e per questo servono occhi diversi. Vanno considerati campanelli d'allarme:

  • Pianto continuo e inconsolabile, spesso acuto e lamentoso, che peggiora quando il bambino viene preso in braccio o mosso.
  • Sonnolenza eccessiva, difficoltà a svegliarsi, sguardo assente, scarsa reattività.
  • Fontanella tesa o sporgente nel lattante.
  • Rifiuto del cibo, vomito ripetuto, irritabilità estrema.
  • Corpo rigido con movimenti a scatti, oppure al contrario ipotonia, il bambino "molle" che non tiene la posizione.
  • Febbre con mani e piedi freddi, colorito pallido o grigiastro, macchie sulla pelle.

Il segnale che impone di chiamare il 112

La comparsa di macchie o puntini sulla pelle di colore rosso scuro o violaceo che non scompaiono premendoli indica quasi sempre una sepsi meningococcica, cioè la diffusione del batterio nel sangue. È la condizione più grave e più rapida in assoluto.

Per verificarlo si usa il cosiddetto test del bicchiere: si preme sulle macchie un bicchiere di vetro trasparente e si guarda attraverso il fondo. Le macchie comuni impallidiscono sotto la pressione; quelle della sepsi meningococcica restano visibili. In questo caso occorre chiamare immediatamente il 112.

Due avvertenze importanti. La prima: le macchie possono comparire tardi o non comparire affatto, quindi la loro assenza non esclude nulla e non deve mai far rimandare la corsa in ospedale. La seconda: se il quadro peggiora rapidamente non si perde tempo con il bicchiere, si chiama il 112 e basta.

Le cause

Le meningiti virali sono le più frequenti e in genere le meno gravi. Sono causate soprattutto da enterovirus, ma anche da virus erpetici, virus parotitico e altri. Guariscono di solito in una-due settimane con riposo e terapia di supporto; solo alcune forme, come quella erpetica, richiedono un antivirale specifico. Anche queste, comunque, vanno diagnosticate in ospedale: la terapia "di attesa a casa" si decide solo dopo che il medico ha escluso la forma batterica.

Le meningiti batteriche sono rare ma potenzialmente drammatiche. I principali responsabili sono:

  • Neisseria meningitidis (meningococco): causa le forme a evoluzione più rapida e può provocare la sepsi. Esistono diversi sierogruppi, tra cui B, C, A, W e Y.
  • Streptococcus pneumoniae (pneumococco): colpisce soprattutto bambini piccoli, anziani e persone con difese ridotte o senza milza.
  • Haemophilus influenzae di tipo b (Hib): un tempo la causa principale nei bambini, oggi quasi scomparso grazie alla vaccinazione.
  • Listeria monocytogenes, importante nei neonati, negli anziani e in gravidanza, e streptococco di gruppo B nel neonato.

Il batterio può raggiungere le meningi attraverso il sangue, oppure per estensione diretta da un'infezione vicina (otite, sinusite, mastoidite) o dopo un trauma cranico o un intervento neurochirurgico. Esistono infine meningiti da funghi, tipiche di chi ha un sistema immunitario compromesso - per esempio in caso di infezione da HIV non trattata - e forme non infettive dovute a farmaci, tumori o malattie autoimmuni.

Il meningococco si trasmette per via respiratoria, con le goccioline emesse parlando, tossendo o starnutendo, e richiede un contatto stretto e prolungato. Molte persone lo ospitano in gola senza ammalarsi.

La diagnosi e le cure

In ospedale l'esame decisivo è la puntura lombare (rachicentesi): si preleva una piccola quantità di liquido cerebrospinale e la si analizza per stabilire se l'infiammazione è virale o batterica e per identificare il germe responsabile. Si eseguono inoltre esami del sangue, emocolture e, in casi selezionati, una TAC prima della puntura.

Nella meningite batterica il fattore che più incide sull'esito è il tempo: la terapia antibiotica per via endovenosa viene iniziata immediatamente, spesso ancora prima di conoscere il risultato degli esami, e viene poi mirata quando il germe è identificato. In molti casi si associa una terapia cortisonica per ridurre l'infiammazione e le sue conseguenze. Il ricovero è sempre necessario, spesso in terapia intensiva.

Un intervento tempestivo consente nella maggior parte dei casi la guarigione. Un ritardo espone invece a complicanze anche permanenti: sordità, deficit neurologici, difficoltà di apprendimento, epilessia, danni renali, amputazioni negli esiti di sepsi, fino al rischio di morte. Chi ha avuto una meningite batterica viene seguito nel tempo, con un controllo dell'udito che è sistematico nei bambini.

Profilassi dei contatti e vaccinazioni

Quando viene accertato un caso di meningite da meningococco (o da Hib), l'autorità sanitaria individua i contatti stretti - conviventi, compagni di classe o di stanza, chi ha condiviso stoviglie o è stato esposto a secrezioni respiratorie nei giorni precedenti - e propone una chemioprofilassi antibiotica, cioè un breve trattamento preventivo da iniziare al più presto. È una misura che va richiesta ai servizi di igiene pubblica, non decisa da soli.

La prevenzione più efficace resta però la vaccinazione. In Italia sono disponibili e offerte gratuitamente:

  • Vaccino contro il meningococco B, somministrato nel primo anno di vita.
  • Vaccino contro il meningococco C o quello tetravalente ACWY, previsto nella prima infanzia e con un richiamo in adolescenza.
  • Vaccino antipneumococcico coniugato nei primi mesi di vita, e vaccinazione antipneumococcica per gli anziani e per le persone a maggior rischio.
  • Vaccino contro l'Haemophilus influenzae di tipo b, compreso nell'esavalente dell'infanzia, che ha praticamente eliminato questa forma.

Vaccinazioni aggiuntive sono raccomandate a chi non ha la milza, a chi ha determinati deficit immunitari, ai viaggiatori diretti in aree dove il meningococco circola di più e in occasione di focolai. Va ricordato che nessuna di queste vaccinazioni copre tutte le possibili cause di meningite: riducono molto il rischio delle forme più gravi, non lo azzerano. Restano utili anche le misure generali: lavarsi le mani, non condividere bicchieri, bottiglie e posate, arieggiare gli ambienti affollati.

Quando chiamare aiuto

Chiama il 112 o vai in pronto soccorso senza aspettare se compaiono febbre alta con mal di testa violento e rigidità del collo; se una persona con febbre diventa confusa, difficile da svegliare o ha una convulsione; se compaiono macchie sulla pelle che non scompaiono premendole; se un lattante ha febbre con pianto inconsolabile, sonnolenza marcata o fontanella tesa. In caso di meningite, arrivare presto in ospedale è ciò che fa la differenza.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. In caso di sospetta meningite non attendere e rivolgiti immediatamente al pronto soccorso o chiama il 112.

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