Alluce valgo: cause, sintomi e intervento
Che cos'è l'alluce valgo
L'alluce valgo è una deformazione dell'articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede: l'alluce devia progressivamente verso le altre dita, mentre il primo osso metatarsale si sposta in direzione opposta, verso l'interno. Il risultato è la sporgenza caratteristica sul bordo interno del piede, comunemente chiamata "cipolla", che in realtà non è un'escrescenza ossea nuova ma la testa del metatarso che diventa prominente, spesso ricoperta da una borsa infiammata.
Nei casi più avanzati la deviazione arriva a determinare l'accavallamento del primo dito con il secondo e talvolta con il terzo, con deformità a martello delle dita minori e comparsa di callosità dolorose sotto la pianta. È una delle patologie del piede più diffuse nei Paesi industrializzati e una delle cause più frequenti di intervento chirurgico ortopedico. Colpisce con probabilità nettamente superiore il sesso femminile e la sua frequenza aumenta con l'età.
Le cause e i fattori di rischio
Contrariamente a un'idea molto diffusa, l'alluce valgo non è causato semplicemente dalle scarpe. Il fattore più importante è la predisposizione familiare: chi sviluppa la deformità ha spesso una conformazione del piede che vi predispone, e non di rado la stessa condizione è presente nella madre o nella nonna. La comparsa in età giovanile, talvolta nell'adolescenza, si spiega proprio così.
Le calzature a punta stretta e con tacco alto restano comunque un elemento che favorisce e soprattutto accelera l'evoluzione della deformità, oltre a renderla sintomatica: comprimono le dita e spostano il carico sull'avampiede. Concorrono inoltre:
- la lassità dei legamenti e l'insufficiente tonicità della muscolatura intrinseca del piede;
- il piede piatto e il piede pronato, che modificano la distribuzione dei carichi sull'avampiede;
- le malattie infiammatorie articolari, come l'artrite reumatoide;
- traumi pregressi e interventi precedenti sul piede;
- il primo metatarso più lungo o più mobile del normale.
Sintomi e complicazioni
I primi disturbi sono arrossamento, gonfiore e bruciore nel punto in cui la sporgenza sfrega contro la calzatura. Con il tempo l'infiammazione della borsa tende a cronicizzarsi e il dolore aumenta, fino a rendere difficile indossare qualsiasi tipo di scarpa chiusa.
Va sottolineato che l'entità della deformità e l'intensità dei sintomi non vanno di pari passo: esistono alluci valghi molto marcati e quasi indolori e deviazioni modeste ma molto fastidiose.
Le conseguenze a distanza dipendono dall'alterato appoggio del piede. Poiché l'alluce perde progressivamente la sua funzione di spinta, il carico si sposta sulle teste dei metatarsi centrali e compaiono metatarsalgia e callosità plantari dolorose. Le dita vicine si deformano, le unghie possono incarnirsi e l'andatura si modifica, con possibili ripercussioni su ginocchia, anche e colonna vertebrale, soprattutto in chi convive già con un'artrosi dell'anca o del ginocchio.
La diagnosi
La diagnosi è sostanzialmente clinica: l'ortopedico osserva il piede in appoggio e in scarico, valuta la mobilità dell'articolazione, la presenza di artrosi, lo stato delle dita minori e l'appoggio complessivo del piede.
L'esame fondamentale è la radiografia dei piedi sotto carico, cioè eseguita in posizione eretta e su entrambi i lati: solo così si misurano correttamente gli angoli che quantificano la deformità e si sceglie la tecnica chirurgica più adatta. Una radiografia eseguita da sdraiati sottostima sistematicamente il problema.
Che cosa possono e che cosa non possono fare plantari e tutori
Su questo punto le aspettative vanno ridimensionate con chiarezza: plantari, tutori, distanziatori e calzature ortopediche possono alleviare i sintomi, ma non raddrizzano la deformità. Nessun presidio non chirurgico è in grado di riportare l'alluce nella posizione originaria, né nell'adulto né nell'adolescente, e l'idea che un tutore notturno possa correggere l'angolo è priva di fondamento.
Questo non significa che il trattamento conservativo sia inutile: è anzi la prima scelta nelle forme lievi e in tutti i casi in cui il dolore è controllabile. Serve a ridurre il fastidio, a rallentare l'evoluzione e a rendere sopportabile la vita quotidiana. Sono utili:
- calzature adeguate, con pianta larga, tomaia morbida e tacco basso: è la misura più efficace in assoluto;
- plantari su misura, quando esiste un difetto di appoggio da compensare o una metatarsalgia da scaricare;
- distanziatori in silicone e cuscinetti protettivi sulla sporgenza, per limitare lo sfregamento;
- esercizi di mobilizzazione e rinforzo della muscolatura del piede;
- ghiaccio e antinfiammatori nelle fasi di riacutizzazione, per periodi brevi e su indicazione medica.
L'intervento chirurgico
Quando il dolore diventa persistente e limita il cammino, la vita lavorativa o la scelta delle calzature, e il trattamento conservativo non basta più, l'unica soluzione realmente correttiva è l'intervento chirurgico. Il criterio è il dolore e non l'aspetto estetico: operare un alluce valgo asintomatico solo per ragioni estetiche non è consigliato, perché ogni intervento comporta un rischio di complicazioni e un lungo periodo di gonfiore.
La chirurgia si basa sull'osteotomia, cioè il taglio e il riorientamento controllato dell'osso, spesso associata a gesti sui tessuti molli e, nei casi con artrosi avanzata, all'artrodesi dell'articolazione. Esistono numerose tecniche e la scelta dipende dall'entità della deformità misurata alla radiografia, dall'età e dalle condizioni articolari.
Un'attenzione particolare meritano le tecniche percutanee o mini-invasive, eseguite attraverso incisioni di pochi millimetri e con strumenti dedicati, in cui la correzione viene mantenuta da fili o viti. Consentono in genere un decorso più confortevole e cicatrici minime, ma non sono adatte a tutte le deformità: nelle forme gravi le tecniche a cielo aperto restano spesso preferibili. L'intervento si esegue di solito in anestesia loco-regionale e in regime di day hospital.
Dopo l'operazione e prevenzione
Nella maggior parte dei casi il paziente può camminare fin da subito, con una speciale scarpa post-operatoria a suola rigida che scarica l'avampiede, indossata per alcune settimane; le stampelle servono solo nei primi giorni o in casi selezionati. Sono previste medicazioni periodiche e, quando indicati, esercizi di mobilizzazione dell'alluce.
Il ritorno a calzature normali richiede in genere alcune settimane per le scarpe sportive e un paio di mesi per quelle chiuse, mentre il gonfiore del piede può persistere per diversi mesi: è l'aspetto che più spesso sorprende chi si opera. Anche dopo un intervento riuscito la deformità può ripresentarsi negli anni, soprattutto se si torna a calzature strette e a tacco alto.
Sul fronte della prevenzione, chi ha una familiarità nota fa bene a scegliere presto scarpe larghe in punta e a tacco contenuto, a mantenere un peso corporeo adeguato, a curare l'appoggio del piede e a rivolgersi all'ortopedico ai primi segni di deviazione, senza attendere che il dolore diventi invalidante.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ortopedico.
