La salute in pillole

Piede piatto

Il piede piatto è una malattia che colpisce la pianta del piede e consiste in una scarsa curvatura dell’arco plantare; è troppo ridotta, infatti, l’angolo compreso fra due ossa del piede:

  • Tallone
  • L’astragalo

In realtà l’alterazione anatomica di cui trattasi è del tutto normale nei primi anni di vita del bambino, mentre diventa problematica se non scompare dopo i dieci anni di età. Secondo molti studiosi moderni, inoltre, è opportuno ricorrere a interventi di qualunque tipo solo quando il difetto non è corretto automaticamente nel camminare o allorché si riscontrino fastidi o dolore connessi a tale alterazione.

Tra le principali cause, merita di essere menzionato il fattore ereditario che, tuttavia, spesso si associa ad altre malattie o ad abitudini sbagliate, come quella di far indossare alle infanti scarpine o plantarini molto morbidi che eliminano quegli stimoli alla pianta del piede che provengono dal camminare su superfici irregolari, come erba, terra o sabbia.

A proposito di calzature, sono da evitare, almeno per un uso quotidiano e, soprattutto, dopo i primi anni di vita, le scarpe del tutto prive di tacco e/o di sostegni al calcagno, come quelle da ginnastica. Anche l’eccessivo peso corporeo è una concausa del piede piatto.

Quanto alle terapie, in passato si ricorreva a un uso precoce di scarpe ortopediche e, in caso d’insuccesso, a interventi chirurgici molto invasivi, che andavano a incidere sulle articolazioni e sui tendini del piede. Oggi, invece, i rimedi sono assai migliorati e solo raramente si è costretti a operazioni cruente.

Innanzitutto si tenta di correggere la tendenza al piede piatto con degli esercizi costanti che rinforzano le strutture di sostegno della zona interessata, accompagnati da stimolazione della pianta del piede, anche semplicemente camminando su superfici non lisce. Qualora ciò non sia sufficiente e anche l’uso di plantari personalizzati si dimostri inefficace, in genere si ricorre a interventi chirurgici minimamente invasivi.

Questi sono condotti in via percutanea, mediante un’incisione sotto il malleolo esterno del piede e l’introduzione di un chiodo all’altezza dell’articolazione tra astragalo e calcagno. La funzione della vite inserita è proprio quella di mantenere la giusta angolazione tra le ossa appena menzionate, specie in persone molto giovani.

La vite non deve essere rimossa, perché è realizzata con un particolare acido in grado di essere riassorbito quando, dopo alcuni anni, ha assolto la sua funzione. In fase di convalescenza post-operatoria, il paziente dovrà calzare uno stivaletto gessato, che sarà tolto dopo circa quindici giorni: da questo momento, sarà di fondamentale importanza compiere correttamente un breve ciclo di fisioterapia riabilitativa.



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