Scoliosi: come si riconosce e come si cura

La scoliosi è una deformazione stabile della colonna vertebrale. Il nome viene dal greco skolios, che significa storto. Vista di spalle, la colonna non appare dritta ma deviata lateralmente; la deviazione, però, è solo la parte visibile del problema, perché le vertebre non si limitano a inclinarsi, ruotano anche su sé stesse. La scoliosi è quindi una deformità tridimensionale, e proprio la rotazione la distingue da una semplice curva.

Insieme alle vertebre si modificano progressivamente anche i dischi, i legamenti, la muscolatura paravertebrale e, nelle curve toraciche importanti, la forma della gabbia toracica. Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, si tratta di curve di entità modesta che non provocheranno mai né dolore né problemi respiratori: le conseguenze serie riguardano una minoranza di pazienti, quelli con curve molto ampie e in rapida evoluzione.

Scoliosi vera e atteggiamento scoliotico

È la distinzione più importante di tutta la guida, perché da essa dipendono tanto le preoccupazioni dei genitori quanto le cure inutili.

L'atteggiamento scoliotico è un paramorfismo: la schiena appare deviata, ma le vertebre sono perfettamente normali, non ruotate e non deformate. La curva si corregge da sola quando la persona si sdraia, quando si flette in avanti o quando si rimuove la causa che la determina. Non è una malattia e non evolve verso la scoliosi vera. Le cause tipiche sono un'abitudine posturale scorretta, una muscolatura del tronco poco tonica in un periodo di crescita rapida, una differenza di lunghezza fra le gambe, un dolore che porta a inclinarsi da un lato per evitarlo.

La scoliosi strutturata, invece, è un dismorfismo: le vertebre sono realmente deformate e ruotate, e la curva non si corregge con la posizione né con la volontà. L'atteggiamento scoliotico è enormemente più frequente della scoliosi vera, e confonderli porta a esami e trattamenti che non servono a nulla, oltre che a un'ansia ingiustificata.

I segni a cui fare attenzione e il test di Adams

La scoliosi, di regola, non fa male nell'età evolutiva: quasi sempre viene notata per l'aspetto della schiena, non per un sintomo. I segni da osservare, meglio con il ragazzo o la ragazza in piedi, a schiena scoperta e visto da dietro, sono:

  • spalle a livello diverso, con una scapola più sporgente dell'altra;
  • asimmetria dei triangoli della taglia, cioè degli spazi fra le braccia e i fianchi;
  • un fianco più pronunciato, con il bacino apparentemente più alto da un lato;
  • la linea delle apofisi spinose, cioè le sporgenze che si sentono al centro della schiena, che non risulta dritta;
  • vestiti e gonne che cadono storti da un lato.

La manovra chiave, semplice e alla portata di chiunque, è il test di Adams, chiamato anche test della flessione in avanti. Si chiede alla persona di stare in piedi a piedi uniti, con le ginocchia distese, e di piegarsi lentamente in avanti a braccia abbandonate, come per toccarsi i piedi. Chi osserva si mette dietro, all'altezza della schiena, e guarda se i due lati del dorso sono alla stessa altezza. Se un lato risulta più alto, si è in presenza di un gibbo, la sporgenza prodotta dalla rotazione delle vertebre e, nel tratto toracico, delle costole: è questo il segno che distingue la scoliosi vera dall'atteggiamento scoliotico, il quale nella flessione in avanti si appiattisce e scompare. Il gibbo, quando c'è, va sempre fatto valutare da un medico.

La diagnosi e l'angolo di Cobb

Alla visita, che comprende la valutazione dell'equilibrio del tronco, della mobilità, della lunghezza degli arti e un esame neurologico di base, segue quando indicato una radiografia della colonna in piedi. Su questa si misura l'angolo di Cobb: si individuano le vertebre più inclinate alle estremità della curva, si tracciano le linee dei loro piatti e le rispettive perpendicolari, e si misura l'angolo che ne risulta.

Per convenzione internazionale si parla di scoliosi quando l'angolo di Cobb è di almeno dieci gradi e c'è rotazione vertebrale. Al di sotto di questo valore si tratta di asimmetrie che rientrano nella normale variabilità e non richiedono cure. Curve fino a venti gradi si tengono in genere sotto osservazione; oltre i quaranta-cinquanta gradi, in età evolutiva, si valuta la chirurgia.

La radiografia serve anche a stabilire dove si trova la curva principale, quella più ampia e rigida, che dà il nome alla scoliosi (cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare o lombare); le altre curve, dette di compenso, si sviluppano sopra e sotto per riportare la testa e il bacino in equilibrio. Un altro dato che il radiologo fornisce è la maturità scheletrica, valutata sulle creste iliache con il segno di Risser: indica quanta crescita resta, cioè quanto rischio di peggioramento c'è ancora davanti. Poiché i controlli si ripetono nel tempo, si utilizzano protezioni e tecniche a bassa dose per limitare l'esposizione alle radiazioni.

Perché viene la scoliosi

Nell'ottanta per cento circa dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè a causa sconosciuta. Si sa che la familiarità pesa e che le curve importanti sono nettamente più frequenti nelle ragazze, ma non esiste un fattore singolo a cui attribuirla. La forma più comune è quella adolescenziale, che compare intorno alla pubertà; esistono forme più rare a esordio infantile o giovanile, che richiedono maggiore attenzione perché hanno davanti più anni di crescita.

Nel restante gruppo la causa è identificabile: malformazioni congenite delle vertebre, malattie neuromuscolari come le paralisi cerebrali infantili, le distrofie muscolari e gli esiti di poliomielite, sindromi genetiche del tessuto connettivo, esiti di interventi o di radioterapia sul torace. Un capitolo diverso è la scoliosi degenerativa dell'adulto, che compare dopo i sessant'anni per l'usura dei dischi e delle articolazioni vertebrali: in questo caso, a differenza di quella adolescenziale, il dolore è spesso il sintomo principale e si può associare a disturbi da compressione delle radici nervose.

La crescita, il momento critico

La scoliosi idiopatica peggiora quando la colonna cresce. Il periodo di massimo rischio coincide con lo scatto puberale, all'incirca fra gli undici e i quindici anni nelle ragazze e fra i tredici e i diciassette nei ragazzi, e si esaurisce con il completamento della maturazione scheletrica. Il rischio di evoluzione è tanto maggiore quanto più la curva è ampia al momento della diagnosi e quanta più crescita residua c'è.

Da qui discende la regola pratica più utile: nell'età della crescita i controlli periodici, di solito ogni sei mesi, sono lo strumento decisivo, perché una curva presa in tempo si gestisce in modo molto più semplice di una curva che ha già superato la soglia. Una volta terminata la crescita, le curve moderate tendono a restare stabili.

Le cure: osservazione, esercizi, corsetto, chirurgia

Il trattamento si sceglie in base a tre elementi: entità della curva, crescita residua e tendenza al peggioramento documentata nei controlli.

  • Osservazione: per le curve lievi, generalmente sotto i venti gradi, in molti casi non serve altro che rivalutare periodicamente la situazione.
  • Esercizi specifici: la fisioterapia con esercizi individualizzati per la scoliosi, che lavorano sull'autocorrezione attiva, sulla stabilizzazione e sul controllo della postura in tre dimensioni, è oggi parte del percorso, sia da sola nelle curve minori sia in associazione al corsetto. È cosa diversa dalla ginnastica generica.
  • Corsetto ortopedico: è il trattamento con le prove più solide per fermare l'evoluzione. Si prende in considerazione, in un ragazzo ancora in crescita, per curve indicativamente comprese fra i venticinque e i quaranta gradi, o per curve minori che stanno peggiorando ai controlli. Il suo obiettivo è impedire che la curva aumenti fino al termine della crescita, non necessariamente raddrizzare la schiena. L'efficacia dipende in modo diretto dal numero di ore in cui viene indossato: è un impegno pesante per un adolescente e il sostegno della famiglia fa una differenza concreta sul risultato.
  • Chirurgia: riservata alle curve gravi, in genere oltre i quaranta-cinquanta gradi, o a quelle che continuano a peggiorare nonostante il corsetto, e nell'adulto alle scoliosi che provocano dolore o deficit neurologici non controllabili altrimenti. L'intervento consiste nel correggere e stabilizzare il tratto interessato con viti, barre metalliche e innesti ossei che portano alla fusione delle vertebre.

Non hanno invece dimostrato di modificare l'evoluzione della scoliosi le manipolazioni, i plantari prescritti a questo scopo, i macchinari di stimolazione elettrica proposti in passato come alternativa al corsetto e vari dispositivi pubblicizzati per la postura: sono strade che gli studi non hanno confermato.

Tre falsi miti da sfatare

  • Lo zaino pesante non causa la scoliosi. È la convinzione più diffusa in assoluto ed è sbagliata: gli studi non hanno trovato alcun rapporto fra il peso della cartella e lo sviluppo di una scoliosi strutturata. Uno zaino troppo carico o portato su una spalla sola può provocare fastidio, dolore muscolare e un atteggiamento posturale asimmetrico temporaneo, e per questo è sensato alleggerirlo e portarlo su entrambe le spalle, ma non deforma le vertebre.
  • La postura sbagliata al banco non "fa venire" la scoliosi. Sedersi storti può alimentare un atteggiamento scoliotico, che è reversibile; la scoliosi vera ha origine diversa.
  • Il nuoto non cura la scoliosi. È uno sport eccellente per la salute generale, e non c'è motivo di vietarlo, ma non corregge le curve e non sostituisce né gli esercizi specifici né il corsetto. Lo stesso vale per la pallavolo e per gli altri sport: l'attività fisica va incoraggiata perché fa bene, non perché raddrizzi la schiena.

In sintesi: se noti un'asimmetria della schiena, esegui il test di Adams e, se vedi un gibbo, rivolgiti al pediatra o a un ortopedico. Nella fase di crescita non rimandare i controlli, ma non allarmarti prima di sapere di che cosa si tratta, perché nella maggior parte dei casi si tratta di curve modeste o di semplici atteggiamenti scoliotici. Sulla salute della colonna e delle ossa puoi leggere anche le guide su osteoporosi e artrosi dell'anca e del ginocchio.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a un ortopedico.

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