Arresto cardiaco
Se una persona non risponde e non respira normalmente, sta avendo un arresto cardiaco: chiama subito il 112, inizia il massaggio cardiaco e fai portare un defibrillatore. Ogni minuto senza rianimazione riduce in modo drastico le possibilità di sopravvivenza: il gesto sbagliato, in questa situazione, è non fare nulla.
Che cos'è l'arresto cardiaco
L'arresto cardiaco (più correttamente arresto cardiaco improvviso) è il blocco improvviso dell'attività di pompa del cuore, quasi sempre dovuto a un caos degli impulsi elettrici che la regolano: il cuore non si contrae più in modo efficace, non c'è battito valido e la circolazione si ferma. Nell'immediato compaiono perdita di coscienza, assenza di polso e respiro assente o ridotto a rari respiri rumorosi e boccheggianti, che non vanno scambiati per un respiro normale.
L'arresto della circolazione impedisce l'ossigenazione dei tessuti e può provocare danni permanenti agli organi vitali, cervello in primis: la mancata ossigenazione cerebrale è la causa principale di morte e di invalidità dopo un arresto cardiaco. La buona notizia è che l'arresto può essere reversibile: con una rianimazione precoce e con la defibrillazione è possibile far riprendere l'attività del cuore, e le probabilità di riuscita sono tanto maggiori quanto più presto si interviene.
Arresto cardiaco e infarto: due cose diverse
È una confusione continua, e vale la pena chiarirla. L'infarto è un problema idraulico: un'arteria coronaria si chiude, una parte del muscolo cardiaco resta senza sangue e comincia a morire. La persona di solito è cosciente, ha dolore al petto, suda, ha nausea o affanno, e il cuore continua a battere. L'arresto cardiaco è invece un problema elettrico: il cuore smette di pompare, la persona perde conoscenza in pochi secondi e non respira normalmente.
I due eventi sono collegati, perché un infarto è una delle cause più frequenti di arresto cardiaco, ma richiedono risposte diverse: nell'infarto si chiama il 112 e si fa stare la persona seduta o sdraiata in attesa dell'ambulanza; nell'arresto cardiaco si chiama il 112 e si inizia subito il massaggio cardiaco. Riconoscere la differenza è semplice: chi ti parla non è in arresto cardiaco.
La catena della sopravvivenza, passo per passo
1. Riconosci. Chiama la persona ad alta voce e scuotila delicatamente per le spalle. Se non risponde, liberale le vie aeree inclinando indietro la testa e sollevando il mento, quindi guarda il torace e ascolta per non più di dieci secondi. Se non respira, o respira in modo anomalo e rumoroso, considerala in arresto cardiaco.
2. Chiama il 112. Fallo immediatamente, o fallo fare a qualcun altro, attivando il vivavoce. L'operatore della centrale ti guiderà passo per passo, ti dirà a che ritmo comprimere e ti indicherà il defibrillatore più vicino. Se sei da solo, chiama comunque prima di iniziare.
3. Massaggia. Inizia subito le compressioni toraciche e non fermarti fino all'arrivo dei soccorsi o del defibrillatore.
4. Defibrilla. Appena arriva un DAE, accendilo e segui le istruzioni vocali.
5. Affida ai soccorsi. Continua finché il personale sanitario non prende in carico la persona o finché questa non riprende a respirare normalmente.
Il massaggio cardiaco: come si fa
Metti la persona sdraiata sulla schiena, su un piano rigido. Appoggia il palmo di una mano al centro del torace, sullo sterno, sovrapponi l'altra mano e intreccia le dita. Tieni le braccia tese e comprimi con il peso del corpo, spingendo verso il basso di circa 5-6 centimetri e lasciando che il torace risalga completamente tra una compressione e l'altra. Il ritmo è di 100-120 compressioni al minuto, quello di molte canzoni popolari che si usano come riferimento nei corsi.
La regola più importante è non interrompersi: le pause riducono immediatamente il flusso di sangue al cervello. Se non sei addestrato, o se non te la senti di fare le ventilazioni, esegui solo le compressioni: il massaggio senza respirazione bocca a bocca è efficace e nettamente meglio di nessun massaggio. Se siete in due, datevi il cambio ogni due minuti circa, perché la stanchezza fa perdere efficacia senza che te ne accorga. Non temere di fare male: una costola incrinata si cura, un arresto cardiaco non trattato no.
Il defibrillatore si può usare anche senza corso
Il defibrillatore semiautomatico esterno (DAE) è l'apparecchio che può interrompere l'aritmia caotica e restituire al cuore un ritmo efficace. È progettato apposta per essere usato da chi non è addestrato: si accende, si applicano le due placche adesive sul torace nudo come mostrato nel disegno, e da quel momento l'apparecchio parla e guida a voce ogni passaggio. È il DAE ad analizzare il ritmo cardiaco e a decidere se la scarica serve: se non serve, non la eroga, quindi non si può "sbagliare" scaricando una persona che non ne ha bisogno. L'unica cosa da fare è allontanarsi dalla persona quando la voce lo chiede, e riprendere subito il massaggio appena l'apparecchio lo indica. I DAE sono sempre più diffusi in stazioni, palestre, scuole, centri commerciali e uffici pubblici: vale la pena sapere dove si trova quello più vicino a casa e al lavoro.
Quali sono le cause e i fattori di rischio
L'arresto cardiaco improvviso è nella maggior parte dei casi imprevedibile e può colpire chiunque, giovani o anziani, uomini o donne, anche in assenza di patologie note: lo raccontano i casi di cronaca che riguardano giovani sportivi mai risultati malati. Esistono però condizioni che aumentano il rischio. Le più frequenti sono le malattie coronariche, in primo luogo l'infarto acuto, e le aritmie gravi: la tachicardia ventricolare, la bradicardia estrema, i disturbi della conduzione. L'arresto inizia spesso proprio con una tachicardia ventricolare che degenera in fibrillazione ventricolare, una attività elettrica caotica in cui le fibre del miocardio si contraggono in modo scoordinato e il cuore non riesce più a pompare sangue: è questo il ritmo che il defibrillatore è in grado di interrompere. Contribuiscono inoltre le cardiomiopatie, le valvulopatie, alcune malattie elettriche congenite del cuore, gli squilibri di potassio e magnesio, l'uso di droghe, l'embolia polmonare massiva e i traumi. Chi è già sopravvissuto a un arresto cardiaco è ad alto rischio di averne un altro.
Ci sono segnali d'allarme?
Spesso l'arresto sopravviene senza sintomi che lo anticipino. In una parte dei casi, però, nelle ore o nei giorni precedenti compaiono i sintomi della condizione che lo provoca: dolore o oppressione al petto, palpitazioni, affanno, sudorazione, vertigini, svenimenti soprattutto sotto sforzo. Sono segnali che non vanno mai ignorati, in particolare in chi ha già una cardiopatia nota o casi di morte improvvisa in famiglia: vanno riferiti al medico senza rimandare, e se sono intensi o improvvisi giustificano una chiamata al 112.
Si può prevenire?
La prevenzione dell'arresto cardiaco passa dalla diagnosi precoce delle condizioni che possono causarlo: aritmie, cardiopatie ischemiche, cardiomiopatie, valvulopatie. Sono utili la visita cardiologica con elettrocardiogramma, la visita di idoneità sportiva, gli approfondimenti in caso di familiarità per morte improvvisa giovanile. Nei pazienti ad alto rischio il cardiologo può proporre l'impianto di un defibrillatore interno. Valgono naturalmente anche le regole generali: non fumare, limitare l'alcol, tenere sotto controllo pressione, colesterolo, glicemia e aterosclerosi, praticare attività fisica regolare. E c'è una prevenzione che riguarda tutti noi, non solo i pazienti: frequentare un corso di rianimazione cardiopolmonare, che dura poche ore, e imparare dove sono i defibrillatori del proprio quartiere.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.


