Infarto miocardico acuto

di Barbara L.G. Sordi

Se sospetti un infarto chiama subito il 112 (o il 118 dove ancora attivo). Non aspettare che il dolore passi, non prendere l'auto e non farti accompagnare: nell'infarto il tempo è muscolo cardiaco e ogni minuto perso si traduce in tessuto del cuore che muore e non si rigenera.

Che cos'è l'infarto del miocardio

Tra le cardiopatie più conosciute, e più temute, il posto d'onore va certamente all'infarto, o più correttamente infarto miocardico acuto (IMA). Infarto, va precisato, è un termine generico che indica la necrosi di un tessuto per mancata ossigenazione, causata da un grave deficit del flusso sanguigno (ischemia) dovuto a ostruzione oppure a stenosi (restringimento) di un'arteria. Esistono diversi tipi di infarto oltre al più noto IMA, tra cui quello cerebrale, epatico, polmonare e intestinale. Essendo l'infarto del miocardio la forma più diffusa e più conosciuta, quando si parla di infarto in generale ci si riferisce a quest'ultimo. Insieme all'ictus cerebrale, l'infarto si contende il primo posto tra le cause di morte nei Paesi occidentali: cuore e cervello sono infatti organi particolarmente vulnerabili, perché ogni loro territorio è irrorato in modo pressoché esclusivo da un ramo arterioso, senza vie alternative in grado di compensare rapidamente l'interruzione del flusso.

L'infarto rientra tra le sindromi coronariche acute, perché coinvolge le arterie coronarie, i vasi che portano ossigeno al cuore. Tecnicamente si tratta della necrosi di tessuto miocardico, cioè del tessuto muscolare che costituisce gran parte del nostro cuore. Il tessuto necrotico viene riassorbito dall'organismo ma non sostituito da tessuto sano: al suo posto compare una vera e propria cicatrice di tessuto connettivo fibroso, una sorta di toppa che però non è più in grado di contrarsi e pulsare come il miocardio originario. Ecco perché più tardi si interviene, più ampia sarà la cicatrice e maggiore il rischio di scompenso cardiaco negli anni successivi.

Riconoscere i sintomi e chiamare il 112

Chi è colpito da infarto avverte tipicamente un dolore o una pesantezza intensa al centro del petto, spesso descritto come una morsa o un peso, che dura più di qualche minuto e non si attenua con il riposo. Si accompagnano frequentemente sudorazione fredda, pallore, senso di angoscia o di morte imminente. Il dolore si irradia di solito alla spalla e al braccio sinistro, ma anche al collo, alla mandibola, al dorso, al gomito e ai polsi. In alcuni casi non si concentra sullo sterno ma viene avvertito più in basso, nella zona epigastrica, tanto da essere scambiato per un banale mal di stomaco. Possono comparire inoltre nausea, vomito, affanno e stanchezza improvvisa.

Di fronte a questi segni la cosa giusta da fare è una sola: chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112, restare seduti o sdraiati e attendere i soccorsi. La centrale operativa dà indicazioni al telefono e invia un'ambulanza attrezzata, in grado di eseguire un elettrocardiogramma sul posto e di avviare il trattamento prima ancora dell'arrivo in ospedale. Se la persona perde coscienza e non respira normalmente si è di fronte a un arresto cardiaco e occorre iniziare subito il massaggio cardiaco.

I sintomi dell'infarto nella donna

Nella donna l'infarto si presenta più spesso in modo atipico, e proprio per questo viene riconosciuto in ritardo, sia da chi lo sta vivendo sia, a volte, da chi la soccorre. Il classico dolore al centro del petto può essere sfumato o mancare del tutto, mentre sono più frequenti affanno, nausea o vomito, dolore alla mandibola, al collo, al dorso o alla bocca dello stomaco, sudorazione fredda e una stanchezza intensa e insolita, che può comparire anche nei giorni precedenti l'evento. Sintomi facilmente attribuiti a una digestione difficile, all'ansia o al troppo lavoro.

La regola pratica è semplice: un malessere nuovo, intenso e persistente che coinvolge petto, dorso, mandibola o respiro, in particolare dopo la menopausa o in presenza di diabete, ipertensione, fumo o colesterolo alto, merita una chiamata al 112. Meglio un allarme che si rivela infondato che un infarto riconosciuto troppo tardi.

Quali sono le cause

Causa diretta è l'ostruzione di un'arteria coronaria, parziale o totale, che impedisce l'arrivo di ossigeno al muscolo cardiaco. La sofferenza delle cellule inizia già nei primi minuti e diventa danno irreversibile nel giro di poche decine di minuti: per questo la rapidità del soccorso è decisiva. La causa principale di ostruzione è l'aterosclerosi, che provoca il deposito di grassi nella parete del vaso: con il tempo, aggregandosi a piastrine e fibrina, si forma la cosiddetta placca aterosclerotica. La rottura della placca innesca la formazione di un trombo, dal quale possono staccarsi frammenti (emboli) capaci a loro volta di ostruire vasi a valle. Oltre all'aterosclerosi, l'infarto può essere causato dall'angina variante (spasmo delle coronarie) e dalla malattia microvascolare, o sindrome X cardiaca, che interessa i vasi più piccoli del circolo coronarico.

Chi è maggiormente a rischio

L'IMA è molto più frequente nei Paesi occidentali, Italia compresa, rispetto all'Africa sub-sahariana o al subcontinente indiano: una differenza che conferma il peso dello stile di vita e di un'alimentazione ricca di grassi saturi e alcol. Contano molto anche sesso ed età: fino ai 60 anni gli infarti sono nettamente più frequenti negli uomini, mentre dopo la menopausa il rapporto tende a pareggiarsi. Sono fattori di rischio riconosciuti il fumo, l'ipertensione arteriosa, il diabete, il colesterolo LDL elevato, l'obesità addominale, la sedentarietà e la familiarità per malattie cardiovascolari precoci. Anche alcune condizioni come le dislipidemie familiari, l'ipotiroidismo e la cardiomiopatia ipertrofica aumentano il rischio.

Quali sono le terapie

Il trattamento inizia già in ambulanza, con il controllo del dolore, l'ossigeno se la saturazione è bassa e i farmaci antiaggreganti e anticoagulanti indicati dal medico dell'emergenza. Il vecchio acronimo MANO (Morfina, Aspirina, Nitrati, Ossigeno) è oggi superato: ossigeno e morfina non si somministrano di routine, ma solo quando servono davvero. L'obiettivo vero è un altro e si chiama riperfusione: riaprire l'arteria chiusa il più rapidamente possibile. Nella maggior parte dei casi si esegue un'angioplastica coronarica primaria, con inserimento di uno stent, un tubicino in rete metallica che mantiene aperto il vaso; dove l'angioplastica non è immediatamente disponibile si ricorre alla trombolisi farmacologica. Nessuno di questi farmaci va assunto di propria iniziativa: classi, scelta e tempi li stabilisce il medico.

Dopo l'infarto: la prevenzione che conta

Dopo un infarto la terapia prescritta dal cardiologo, tipicamente a base di antiaggreganti, statine, betabloccanti e farmaci per la pressione, va seguita con costanza e non va mai sospesa o modificata di propria iniziativa. Accanto ai farmaci pesano moltissimo l'abolizione del fumo, un'alimentazione di tipo mediterraneo, il controllo del peso, del diabete e della pressione e l'attività fisica regolare concordata con il medico, meglio se all'interno di un programma di riabilitazione cardiologica. Chi ha già sofferto di angina pectoris deve considerare ogni cambiamento del dolore, per intensità, durata o comparsa a riposo, come un segnale da riferire subito al medico.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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