Ipertensione

di Barbara L.G. Sordi

L'ipertensione non si sente: nella grande maggioranza dei casi non dà alcun disturbo e l'unico modo per scoprirla è misurare la pressione. Non esistono sintomi affidabili che dicano "oggi ho la pressione alta": chi si affida a come si sente rischia di accorgersene solo quando il danno è già fatto.

Che cos'è l'ipertensione

L'ipertensione è un aumento costante nel tempo della pressione arteriosa sistemica, cioè della pressione che il sangue esercita sulle pareti dei vasi al suo passaggio. La pressione arteriosa (o PA) non è sempre la stessa lungo tutto l'apparato vascolare: tende a ridursi progressivamente dal ventricolo sinistro verso i vasi più sottili, come le arteriole. Quando si parla di ipertensione ci si riferisce all'aumento della pressione sistolica (più comunemente detta la "massima") o della pressione diastolica (la "minima"). La sistolica è quella rilevata durante la sistole, cioè quando il cuore si contrae (sistole significa proprio contrazione) e il sangue viene spinto verso l'aorta e i polmoni; la diastolica corrisponde alla fase in cui il muscolo cardiaco si rilassa e i ventricoli si riempiono di nuovo, e in cui la pressione è appunto più bassa.

Perché la pressione alta va misurata, non "sentita"

L'ipertensione è stata definita un killer silenzioso proprio perché è quasi sempre asintomatica. Mal di testa, vertigini, ronzii alle orecchie, senso di testa pesante o rossore al viso vengono spesso attribuiti alla pressione alta, ma non sono affatto indicatori attendibili: possono comparire con pressione normale e mancare del tutto con valori molto elevati. L'unico modo per sapere come sta la propria pressione è misurarla, con regolarità, anche quando si sta benissimo, e in particolare dopo i 40 anni o prima in presenza di familiarità, sovrappeso, diabete o abitudine al fumo.

Come si misura e che cosa dicono i valori

La pressione si misura con lo sfigmomanometro e si esprime in millimetri di mercurio (mmHg). Perché la misurazione sia attendibile occorre stare seduti e a riposo da qualche minuto, con il braccio appoggiato all'altezza del cuore, senza aver appena fumato o bevuto caffè, ripetendo la rilevazione e annotando i valori. Le società scientifiche e l'Organizzazione Mondiale della Sanità propongono fasce di riferimento: in linea generale una pressione ottimale si colloca al di sotto di 120 di massima e 80 di minima, mentre in ambulatorio si parla di ipertensione a partire da valori intorno a 140 di massima e 90 di minima, con gradi crescenti di severità man mano che i numeri salgono.

Questi numeri, però, non sono verità assolute. Le soglie cambiano da una linea guida all'altra, sono diverse per le misurazioni fatte a casa o con l'holter delle 24 ore e vanno interpretate insieme all'età, al sesso, alla presenza di diabete, di malattia renale o di precedenti eventi cardiovascolari. Una sola rilevazione alta non fa diagnosi, così come una sola rilevazione normale non la esclude: è il medico, sulla base di misurazioni ripetute nel tempo, a stabilire se c'è ipertensione e che cosa fare.

Quali sono le cause

L'ipertensione può essere di due tipi.

Ipertensione primitiva (o essenziale, o idiopatica): è di gran lunga la più frequente e non ha una singola causa identificabile, ma nasce dall'intreccio tra predisposizione genetica, età e stile di vita. Si tratta abbassando i valori pressori e correggendo i fattori di rischio.

Ipertensione secondaria: qui la pressione alta è la conseguenza di un'altra malattia, e si tratta soprattutto curando quella. Tra le cause più comuni ci sono le patologie renali (come la stenosi dell'arteria renale o le nefropatie che alterano l'equilibrio dei liquidi), alcune malattie endocrine (iperaldosteronismo, disfunzioni tiroidee, sindrome di Cushing), le apnee notturne, alcune cardiopatie congenite e l'uso di determinati farmaci, come cortisonici, decongestionanti nasali, alcuni antinfiammatori e contraccettivi orali.

Su entrambe le forme pesano fortemente le abitudini quotidiane: eccesso di sale, abuso di alcol, fumo, alimentazione ricca di grassi saturi, sovrappeso, sedentarietà e stress cronico. Quando si sommano a una condizione predisponente, come il diabete, il rischio cardiovascolare cresce in modo più che proporzionale.

Quali danni provoca nel tempo

L'ipertensione non va assolutamente sottovalutata, perché a lungo termine danneggia in silenzio organi vitali come cuore, cervello, reni, arterie e retina. Il cuore, costretto a lavorare contro una resistenza maggiore, va incontro a ipertrofia del ventricolo sinistro e, con gli anni, a scompenso cardiaco, aritmie e infarto. Nel cervello la pressione alta favorisce ictus, microaneurismi e aneurismi, oltre al declino cognitivo vascolare. Nella retina provoca alterazioni dei capillari e delle arteriole che riducono progressivamente la capacità visiva. A livello renale può portare a insufficienza renale cronica. E su tutto il sistema arterioso accelera l'aterosclerosi, con il suo corteo di placche e trombi.

Quando chiamare il 112

La pressione alta di per sé non è un'emergenza da pronto soccorso, ma lo diventa quando si accompagna a sintomi. Chiama subito il 112 se compaiono dolore o oppressione al petto, affanno intenso, debolezza o formicolio improvviso a un lato del corpo, difficoltà a parlare, perdita della vista, confusione, mal di testa violentissimo e insolito o convulsioni. In questi casi non prendere farmaci di iniziativa per "far scendere" la pressione: possono peggiorare la situazione.

Come si cura

Il primo intervento, valido per tutti, riguarda lo stile di vita: ridurre il sale, seguire un'alimentazione ricca di verdura, frutta, legumi e pesce, perdere i chili in eccesso, smettere di fumare, limitare l'alcol e praticare attività fisica aerobica regolare. Quando non basta, il medico prescrive una terapia farmacologica scegliendo tra le classi disponibili: diuretici, ACE-inibitori, sartani, calcioantagonisti, betabloccanti, spesso in associazione. La terapia va assunta con continuità, anche quando i valori si normalizzano, perché sono i farmaci a tenerli bassi: nessun antipertensivo va iniziato, modificato, dimezzato o sospeso di propria iniziativa, e ogni dubbio, così come ogni effetto indesiderato, va discusso con il medico curante.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.

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