Trombosi
Che cos'è la trombosi
La trombosi è la formazione di un coagulo di sangue (il trombo) all'interno di un vaso sanguigno, vena o arteria che sia. Il coagulo si forma per l'aggregazione di piastrine e fibrina e finisce per ostacolare, o bloccare del tutto, il passaggio del sangue in quel punto.
Nelle arterie il trombo si forma quasi sempre sopra una placca aterosclerotica che si è rotta; nelle vene, invece, nasce soprattutto dove il sangue ristagna, cioè quando la circolazione rallenta per immobilità prolungata.
Trombosi ed embolia: due cose diverse
I due termini vengono spesso confusi, ma indicano fenomeni distinti e consecutivi.
La trombosi è la formazione del coagulo, che resta attaccato alla parete del vaso in cui è nato. L'embolia, invece, è l'ostruzione improvvisa di un vaso da parte di materiale che ha viaggiato nel sangue arrivando da un altro punto della circolazione: nella maggior parte dei casi quel materiale è proprio un frammento di trombo che si è staccato, e si chiama embolo, ma può trattarsi anche di una bolla di gas o di goccioline di grasso.
In sintesi: la trombosi è la causa che sta a monte, l'embolia è l'evento acuto che ne può derivare a distanza.
Trombosi venosa e trombosi arteriosa
Trombosi venose. Sono le più frequenti e colpiscono soprattutto gli arti inferiori. Si distinguono in trombosi venosa profonda (TVP o flebotrombosi), che interessa le vene profonde della gamba o della coscia ed è la forma clinicamente più importante, e trombosi venosa superficiale (o tromboflebite), che riguarda le vene appena sotto la pelle, è in genere meno grave ma non va comunque ignorata.
Trombosi arteriose. Quando il trombo si forma in un'arteria, il tessuto a valle resta senza sangue. Se accade nelle coronarie si ha un infarto o un'angina pectoris; se accade in un'arteria cerebrale si ha un ictus ischemico; nelle arterie delle gambe si parla di ischemia acuta dell'arto.
Le cause e i fattori di rischio
La trombosi venosa nasce dall'incontro di tre condizioni: il rallentamento del flusso del sangue, un danno della parete del vaso e una maggiore tendenza del sangue a coagulare. Nella pratica quotidiana i fattori di rischio più comuni sono:
- Immobilità prolungata: allettamento per malattia, gessi e tutori, convalescenze lunghe. Quando i muscoli del polpaccio non si contraggono, viene a mancare la pompa che spinge il sangue verso il cuore.
- Viaggi lunghi in aereo, in auto o in pullman, per molte ore seduti e con poco movimento delle gambe.
- Interventi chirurgici, soprattutto ortopedici e addominali maggiori, e i traumi importanti degli arti inferiori.
- Gravidanza e settimane successive al parto, per l'aumento della pressione nelle vene del bacino e per le modificazioni della coagulazione.
- Contraccettivi estroprogestinici e terapia ormonale sostitutiva: il rischio, di per sé basso, aumenta in modo rilevante quando si associa al fumo di sigaretta e dopo i 35 anni.
- Tumori e alcune chemioterapie, che aumentano la coagulabilità del sangue.
- Trombofilie ereditarie, cioè difetti congeniti della coagulazione, e precedenti episodi di trombosi personali o in famiglia.
- Obesità, età avanzata, insufficienza cardiaca, disidratazione, cateteri venosi ed elettrocateteri di pacemaker.
I sintomi della trombosi venosa profonda
La trombosi venosa profonda può essere silenziosa, e proprio per questo è insidiosa. Quando dà segno di sé, il quadro tipico riguarda una sola gamba, che diventa:
- gonfia, con la caviglia e il polpaccio visibilmente più grossi rispetto all'altro lato;
- calda al tatto e arrossata o violacea;
- dolente, con un dolore profondo al polpaccio o alla coscia, che peggiora stando in piedi o camminando.
L'asimmetria tra le due gambe è l'elemento che deve far pensare alla trombosi. Se il trombo si forma in un braccio, gli stessi segni compaiono all'arto superiore. Davanti a un quadro di questo tipo occorre farsi visitare rapidamente, senza massaggiare la gamba e senza aspettare che passi da sé.
Embolia polmonare: i segnali che impongono il 112
La complicanza più temuta della trombosi venosa profonda è l'embolia polmonare: un frammento di trombo si stacca, risale fino al cuore destro e va a ostruire un'arteria dei polmoni. È un'emergenza. I segnali da riconoscere sono:
- affanno improvviso, senza una causa evidente;
- dolore al torace che peggiora quando si respira profondamente o si tossisce;
- tachicardia, cioè battito accelerato, e respiro corto e frequente;
- tosse, a volte con tracce di sangue, sudorazione, senso di svenimento o perdita di coscienza.
In presenza di questi sintomi bisogna chiamare subito il 112 e non recarsi in ospedale con mezzi propri. Vale anche quando i disturbi sembrano modesti: l'embolia polmonare può peggiorare nel giro di pochi minuti.
Un'altra conseguenza possibile, più tardiva, è la sindrome post-trombotica: a distanza di mesi o anni la vena danneggiata non lavora più bene e la gamba resta gonfia, pesante e dolente, con alterazioni del colore della pelle e, nei casi più gravi, ulcere.
Come si fa la diagnosi
L'esame di riferimento per le trombosi degli arti è l'ecocolordoppler venoso, che visualizza il trombo e il flusso del sangue in modo non invasivo. Fra gli esami del sangue si usa il D-dimero, un prodotto della degradazione della fibrina: il suo valore aumenta in presenza di coaguli, ma può essere alto anche in molte altre condizioni, per cui serve soprattutto a escludere la trombosi quando risulta normale.
Se si sospetta un'embolia polmonare l'esame decisivo è l'angio-TAC del torace con mezzo di contrasto, affiancata da elettrocardiogramma, emogasanalisi ed ecocardiogramma. La flebografia, un tempo molto usata, è oggi riservata a casi particolari.
Le cure
Il cardine del trattamento della trombosi venosa profonda sono i farmaci anticoagulanti: eparine a basso peso molecolare, anticoagulanti orali diretti e, in casi selezionati, anticoagulanti orali tradizionali. Servono a impedire che il trombo cresca e che se ne formino di nuovi, lasciando poi all'organismo il tempo di riassorbirlo. La scelta del farmaco e la durata della terapia, che va da alcuni mesi a un trattamento a lungo termine, spettano soltanto al medico. Va chiarito un equivoco frequente: l'aspirina non è un anticoagulante, è un antiaggregante piastrinico e non sostituisce questi farmaci.
Nei casi più gravi, come alcune embolie polmonari con instabilità della pressione, si ricorre ai farmaci trombolitici, che sciolgono il coagulo, o a procedure di rimozione meccanica del trombo. Quando gli anticoagulanti non si possono usare si può valutare l'inserimento di un filtro nella vena cava.
Nelle trombosi venose superficiali sono spesso sufficienti riposo relativo con gamba sollevata, impacchi, antinfiammatori e calze elastiche; anche in questo caso, però, è il medico a decidere se serve anche l'anticoagulante. Le calze elastiche a compressione graduata sono utili per il gonfiore e per prevenire la sindrome post-trombotica.
Come si previene
La prevenzione è concreta e alla portata di tutti. Durante i viaggi lunghi conviene alzarsi e camminare ogni ora o due, muovere spesso caviglie e piedi anche da seduti, bere acqua a sufficienza ed evitare abiti troppo stretti; chi ha già avuto una trombosi o ha altri fattori di rischio può usare calze elastiche su indicazione del medico. Dopo un intervento chirurgico è importante rialzarsi presto e seguire scrupolosamente la profilassi prescritta.
Nella vita di tutti i giorni aiutano l'attività fisica regolare, in particolare camminare e nuotare, il controllo del peso, una dieta varia e povera di sale e grassi saturi e soprattutto smettere di fumare, tanto più se si usano contraccettivi ormonali. Chi ha avuto episodi di trombosi in famiglia dovrebbe parlarne con il proprio medico prima di un intervento, di una gravidanza o di un lungo viaggio.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante o a uno specialista.


