La psicologia nell'antica Grecia: umori e temperamenti

di Nicolina Leone - Iniziamo un percorso che ci porterà a guardare la psicologia non solo come la si studia oggi nei manuali, ma anche attraverso gli occhi e i pensieri dei popoli che hanno abitato il pianeta nel corso dei secoli. Prima tappa: la Grecia antica.

Una scienza giovane con radici antichissime

Molti pensano che la psicologia sia una disciplina "giovane". In un certo senso è vero: come scienza sperimentale nasce solo nel 1879, quando Wilhelm Wundt apre a Lipsia il primo laboratorio dedicato allo studio dei processi mentali. Ma le domande di cui la psicologia si occupa - che cos'è il pensiero, da dove nascono le emozioni, perché due persone reagiscono in modo diverso allo stesso evento - sono antichissime.

Prima che esistesse la parola "psicologia", di queste domande si occupavano figure molto diverse fra loro: medici, filosofi, sacerdoti, guaritori. Sarebbe però un errore chiamarli "psicologi": non lavoravano con metodi verificabili e le loro spiegazioni nascevano da osservazioni acute mescolate a credenze religiose e cosmologiche. Rileggerle oggi serve a capire da quali domande siamo partiti, non a trovare risposte già pronte.

Dove abita il pensiero: il cuore o il cervello?

Il primo grande dibattito greco riguarda la sede dell'attività mentale. Due scuole si fronteggiano per secoli.

Da un lato i cefalocentristi, che collocano il pensiero nella testa. Alcmeone di Crotone, intorno al V secolo a.C., sostiene che il cervello è l'organo della sensazione e dell'intelligenza. La stessa idea compare nel trattato ippocratico Sul male sacro, dedicato all'epilessia, dove si legge che dal cervello e non da altro provengono gioie, risate, dolori e paure.

Dall'altro lato i cardiocentristi, che indicano nel cuore il centro della vita psichica. È la posizione che avrà più fortuna nel linguaggio comune, tanto che ancora oggi in inglese "imparare a memoria" si dice by heart e in francese par coeur.

Empedocle e Pitagora

Empedocle di Agrigento (V secolo a.C.) lega il pensiero al sangue, e in particolare al sangue che circonda il cuore, perché in esso vedeva mescolati in modo equilibrato i quattro elementi - terra, acqua, aria e fuoco - di cui a suo avviso è fatta ogni cosa.

Di Pitagora e della sua scuola sappiamo molto meno di quanto si creda: non ci sono giunti suoi scritti e quasi tutto ciò che gli viene attribuito arriva da autori successivi, spesso a distanza di secoli. La tradizione pitagorica distingue comunque diverse facoltà dell'anima: alcune, come la sensibilità e l'impulso, sarebbero condivise con gli animali, mentre la ragione sarebbe propria dell'essere umano e legata alla parte immortale dell'anima. Va detto con chiarezza che si tratta di una ricostruzione dossografica, non di una dottrina documentata dalla voce diretta di Pitagora.

Ippocrate e la teoria degli umori

Il contributo più duraturo arriva dalla medicina ippocratica, cioè dal corpus di testi raccolti sotto il nome di Ippocrate di Cos e scritti in realtà da autori diversi fra il V e il IV secolo a.C. La sua idea centrale è che la salute dipenda dall'equilibrio di quattro umori presenti nel corpo:

Il sangue, associato all'aria.

Il flegma, associato all'acqua. Nel linguaggio medico antico il termine non indicava soltanto il muco delle vie respiratorie, ma più in generale i liquidi chiari e freddi dell'organismo.

La bile gialla, associata al fuoco.

La bile nera, associata alla terra. È un umore che non corrisponde ad alcuna sostanza realmente esistente: era un'ipotesi teorica, necessaria per completare lo schema dei quattro elementi.

Quando gli umori sono in equilibrio la persona sta bene; quando uno prevale, compare la malattia. È una spiegazione oggi del tutto superata, ma per quasi duemila anni ha rappresentato la cornice entro cui la medicina europea ha ragionato.

I quattro temperamenti: un'aggiunta più tarda

Il passaggio dagli umori ai caratteri - il sanguigno espansivo, il flemmatico calmo, il collerico irascibile, il melanconico cupo - viene spesso attribuito a Ippocrate, ma non è così. La teoria dei quattro temperamenti viene sistematizzata molto più tardi, soprattutto da Galeno nel II secolo d.C., che collega esplicitamente ciascun umore a un modo di essere.

È probabilmente la prima grande teoria della personalità della storia occidentale. La psicologia contemporanea l'ha abbandonata da tempo, perché non regge alla verifica sperimentale: i modelli attuali descrivono la personalità come una combinazione di tratti continui, non come l'appartenenza a uno di quattro tipi. Restano però le parole: "flemmatico", "collerico", "malinconico" e "sanguigno" sono ancora nel nostro vocabolario.

Aristotele: la ragione che governa l'impulso

Aristotele (384-322 a.C.) dedica alla vita psichica un trattato intero, il De anima, che si può considerare il primo testo sistematico sull'argomento. Per lui l'anima non è una sostanza separata dal corpo, ma la sua forma e il suo principio di attività: una posizione che anticipa, alla lontana, l'idea moderna che la mente non si comprenda senza il corpo che la sostiene.

Su un punto specifico, però, Aristotele sbaglia: è un convinto cardiocentrista e assegna al cuore la sede della sensazione e del pensiero, attribuendo al cervello la funzione di raffreddare il sangue. Curiosamente, i medici a lui contemporanei erano più vicini al vero di quanto lo fosse il filosofo.

Resta invece attualissima la sua analisi del rapporto fra impulso e ragione: Aristotele descrive la capacità di frenare la reazione immediata, di scegliere la misura giusta fra eccesso e difetto, di educare il carattere con l'abitudine. È un tema che la psicologia contemporanea studia con altri nomi, per esempio quando parla di autoregolazione emotiva.

Che cosa resta oggi dell'eredità greca

Gli antichi Greci non disponevano di strumenti di misura, di statistica né di metodo sperimentale, e molte loro conclusioni erano sbagliate. Ci hanno però lasciato tre eredità importanti: l'idea che i fenomeni mentali abbiano cause naturali e non soprannaturali, l'abitudine a osservare e classificare le differenze fra le persone, e un vocabolario che usiamo ancora. La parola stessa "psicologia" nasce da due termini greci, psyche e logos, anche se il vocabolo compare soltanto nel Cinquecento.

E il Medioevo? Non un vuoto, ma un'altra strada

Si sente ripetere spesso che nel Medioevo lo studio della mente si fermò per il divieto della Chiesa. È un'immagine efficace ma storicamente imprecisa. In età medievale la riflessione sull'anima non si interrompe affatto: cambia contesto e linguaggio, diventando parte della teologia e della filosofia. Agostino d'Ippona scrive pagine di straordinaria finezza introspettiva; Tommaso d'Aquino rilegge sistematicamente il De anima di Aristotele; nei monasteri i testi antichi vengono copiati e conservati, e senza quel lavoro molti non ci sarebbero arrivati.

Nello stesso periodo la medicina della mente compie passi avanti soprattutto nel mondo arabo-islamico: Avicenna, al-Razi e altri autori descrivono disturbi mentali, ne discutono le cause e organizzano reparti di cura all'interno degli ospedali, in un'epoca in cui in Europa nulla di simile esisteva.

È vero, però, che l'autorità religiosa poteva condizionare pesantemente ciò che era lecito sostenere, e che spiegare la sofferenza psichica come possessione demoniaca ha prodotto conseguenze drammatiche, in particolare durante la caccia alle streghe fra Quattrocento e Seicento. Il quadro è fatto di luci e di ombre, non di un semplice divieto.

Continua la serie

Questa pagina è la prima delle quattro puntate dedicate alla psicologia nella storia dei popoli:

1. La psicologia nell'antica Grecia (stai leggendo questa)

2. L'antico Egitto: potere, religione e persuasione

3. I Maya: calendario, profezie e mito moderno

4. Dio, Satana e la persuasione delle folle

Puoi proseguire anche con l'introduzione ai meccanismi della psicologia e con la pagina sull'elementarismo di Wilhelm Wundt, il fondatore della psicologia sperimentale.

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e storica e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando una difficoltà psicologica, rivolgiti a uno psicologo o al tuo medico di famiglia.

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