I Maya, il calendario e la psicologia delle profezie
di Nicolina Leone - Terza tappa del nostro viaggio. I Maya sono forse il popolo antico su cui circolano più leggende moderne. Proviamo a separare quello che sappiamo davvero da quello che è stato aggiunto negli ultimi decenni, e chiediamoci perché certe storie funzionano così bene sulla nostra mente.
Chi erano i Maya e quando sono comparsi
Non c'è stata nessuna comparsa improvvisa. Le comunità agricole da cui nasce la civiltà maya sono documentate in Mesoamerica già nel Preclassico, a partire da circa il 2000-1800 a.C., e i primi grandi centri cerimoniali crescono lentamente nei secoli successivi. La fase più nota, il periodo Classico, si colloca fra il 250 e il 900 d.C. circa: è l'epoca di Tikal, Palenque, Copan, Calakmul.
Va corretto anche un secondo luogo comune, quello del popolo "scomparso nel nulla". Fra l'VIII e il X secolo molte città delle pianure meridionali vengono effettivamente abbandonate - per un intreccio di siccità prolungate, guerre fra città-stato, pressione sulle risorse e crisi politiche - ma la civiltà prosegue altrove, con centri come Chichen Itza e poi Mayapan. L'ultimo regno maya indipendente, Nojpeten, cade sotto gli Spagnoli soltanto nel 1697. E soprattutto: i Maya esistono ancora. Oggi diversi milioni di persone in Guatemala, Messico, Belize e Honduras parlano lingue maya e si riconoscono in quella identità. Parlarne al passato è un errore, non solo storico.
Quello che i Maya hanno davvero realizzato
Non serve ricorrere al mistero: i risultati documentati bastano e avanzano. I Maya svilupparono l'unico sistema di scrittura pienamente fonetico dell'America precolombiana, decifrato in gran parte solo nel corso del Novecento. Usarono un sistema numerico posizionale in base venti, dotato del segno dello zero, quando in Europa lo zero non era ancora arrivato.
Gestivano contemporaneamente più calendari: il Tzolk'in rituale di 260 giorni, l'Haab' di 365 giorni, la loro combinazione in un ciclo di 52 anni e il Lungo Computo, che contava i giorni trascorsi da una data di origine collocata nel 3114 a.C. Le tavole del Codice di Dresda registrano i cicli del pianeta Venere e permettono di prevedere le eclissi con un'accuratezza notevole.
Di quei libri ci sono arrivati pochissimi esemplari: nel 1562, a Mani, il frate Diego de Landa fece bruciare i codici maya che riuscì a raccogliere. Ne sopravvivono quattro. Buona parte di ciò che oggi si dichiara "sapienza maya" nasce proprio da questo vuoto documentario, che ha lasciato spazio a ogni tipo di riempimento fantasioso.
Hunab Ku e la "farfalla cosmica": attenzione
Il nome Hunab Ku compare nelle fonti scritte solo dopo la conquista spagnola, in dizionari e testi coloniali redatti in alfabeto latino. Molti studiosi ritengono che l'idea di un dio unico e supremo sia stata almeno in parte modellata dai missionari, per avvicinare la religione maya - profondamente plurale e fondata sulla dualità - al monoteismo cristiano. Nelle iscrizioni precolombiane non se ne trova traccia.
Quanto al simbolo circolare bianco e nero diffuso in rete come "Hunab Ku" o "farfalla cosmica", non è maya e non è antico: è una creazione del Novecento, resa popolare dallo scrittore José Argüelles negli anni Ottanta a partire da un motivo tessile riprodotto in un codice azteco di epoca coloniale. Attribuirlo ai Maya è storicamente infondato.
Il 21 dicembre 2012: che cosa dicevano davvero le fonti
La data più famosa della storia maya recente non è maya, ma nostra. Il 21 dicembre 2012 corrispondeva semplicemente alla fine del tredicesimo b'ak'tun del Lungo Computo, cioè al passaggio da 12.19.19.17.19 a 13.0.0.0.0: la chiusura di un ciclo di conteggio, all'incirca come per noi il passaggio da un millennio all'altro.
Fra le decine di migliaia di iscrizioni maya conosciute, soltanto due si riferiscono a quella data - il Monumento 6 di Tortuguero e un blocco scolpito di La Corona - e in nessuna delle due si parla di fine del mondo. Il testo di Tortuguero, per giunta danneggiato, annuncia la "discesa" di una divinità, Bolon Yokte' K'uh, in un contesto commemorativo. I principali specialisti di epigrafia maya hanno ripetutamente chiarito che l'interpretazione apocalittica non ha alcun fondamento nelle fonti, e che nel pensiero maya la fine di un ciclo è anzitutto l'inizio di quello successivo.
La verifica, del resto, l'abbiamo fatta tutti: il 21 dicembre 2012 è passato senza che accadesse nulla, e il calendario maya ha semplicemente continuato a contare.
Perché le profezie funzionano: qui la psicologia c'entra davvero
L'aspetto più interessante di questa vicenda non riguarda i Maya, ma noi. Perché milioni di persone hanno preso sul serio una previsione che nessun documento antico conteneva?
La ricerca psicologica offre qualche indicazione. Le nostre menti sono molto abili a cercare schemi e a costruire storie coerenti a partire da dati frammentari: una data che "chiude un ciclo" è un materiale perfetto. Interviene poi il bias di conferma, la tendenza a notare gli elementi che sostengono un'ipotesi e a trascurare quelli che la smentiscono. In periodi di crisi economica o ambientale, inoltre, una spiegazione totale - anche catastrofica - può risultare più tollerabile dell'incertezza.
Un classico della psicologia sociale, lo studio di Leon Festinger e colleghi pubblicato nel 1956 con il titolo When Prophecy Fails, mostrò una cosa sorprendente: quando la profezia non si avvera, i credenti più coinvolti raramente cambiano idea; molti reinterpretano l'evento e rilanciano. È da quella ricerca che nasce il concetto di dissonanza cognitiva, cioè il disagio che proviamo quando ciò in cui crediamo e ciò che accade non coincidono, e la tendenza a ridurlo aggiustando le credenze anziché abbandonarle.
Il messaggio che ci siamo scritti da soli
Negli anni precedenti il 2012 è circolato in mille varianti un appello attribuito ai Maya, che suonava più o meno così:
"Ospiti della terra, avete goduto dei frutti della natura e delle meraviglie che il pianeta vi ha messo a disposizione; invece di usarle per il bene comune, presi da avidità, avete consumato e sconvolto gli equilibri naturali. Se saprete ravvedervi, vi sarà concessa un'altra possibilità."
È una bella pagina, e vale la pena leggerla. Ma va detto con onestà: non è un testo maya. Nessuna iscrizione o codice contiene nulla del genere. È una riscrittura contemporanea, che esprime preoccupazioni contemporanee - la crisi ambientale, la disuguaglianza, il consumo delle risorse - prestando loro l'autorevolezza di una civiltà lontana.
Il meccanismo, in fondo, è sempre lo stesso: attribuiamo agli antichi ciò che vorremmo dire noi, perché detto da loro sembra pesare di più. Riconoscerlo non toglie valore al contenuto. Semplicemente sposta la responsabilità dove le compete: se vogliamo prenderci cura del pianeta e degli altri, non abbiamo bisogno di una profezia che ce lo ordini.
Continua la serie
Questa pagina è la terza delle quattro puntate dedicate alla psicologia nella storia dei popoli:
1. L'antica Grecia: umori e temperamenti
2. L'antico Egitto: potere, religione e persuasione
3. I Maya (stai leggendo questa)
4. Dio, Satana e la persuasione delle folle
Sul funzionamento della mente e sui meccanismi che ci portano a credere puoi leggere anche l'introduzione ai meccanismi della psicologia e la pagina su psiche e intelligenza.
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e storica e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando una difficoltà psicologica, rivolgiti a uno psicologo o al tuo medico di famiglia.
