Dio, Satana e la psicologia della persuasione di massa

di Nicolina Leone - Chiudiamo questo breve percorso dedicato alla psicologia nella storia dei popoli con due figure che attraversano l'intera storia dell'umanità: il bene e il male, spesso personificati in Dio e in Satana. Non per discutere di teologia, ma per capire che cosa dice di noi il bisogno di dividere il mondo in due.

Perché pensiamo per opposti

Praticamente tutte le culture conosciute hanno elaborato una qualche polarità fra forze positive e forze negative: luce e tenebra, ordine e caos, puro e impuro. Non è un caso. La nostra mente lavora molto volentieri per categorie contrapposte, perché sono economiche: semplificano una realtà complessa e permettono di decidere in fretta.

Il prezzo di questa economia è alto. Le opposizioni nette cancellano le sfumature, e quando si applicano alle persone diventano pericolose: chi sta "dall'altra parte" smette di essere un individuo e diventa una categoria. La psicologia sociale ha mostrato quanto poco serva perché questo accada: negli esperimenti sui gruppi minimi condotti da Henri Tajfel negli anni Settanta bastava dividere dei ragazzi in due gruppi con un criterio del tutto arbitrario perché iniziassero a favorire i "propri".

Chiariamo anche una cosa sul terreno delle convinzioni personali: non esiste alcuna posizione - religiosa, atea o agnostica - che di per sé renda una mente più lucida delle altre. Persone intelligenti e persone poco critiche si trovano in tutte le caselle. Quello che fa la differenza non è l'etichetta, ma la disponibilità a mettere in discussione le proprie idee.

Due racconti delle origini

La cosmologia contemporanea colloca l'origine dell'universo osservabile in un'espansione iniziata circa 13,8 miliardi di anni fa, il cosiddetto Big Bang. Vale la pena precisare che quella teoria descrive l'evoluzione dell'universo a partire da uno stato caldo e denso: non spiega la comparsa della vita, che è un problema diverso e molto più recente. L'espressione "atomo primitivo" si deve a Georges Lemaître, sacerdote cattolico e fisico, il che dice già qualcosa su quanto sia semplicistico immaginare scienza e fede come due schieramenti compatti.

Il racconto biblico della creazione in sei giorni, l'Eden, Adamo ed Eva e il serpente appartiene a un genere diverso: è un testo di significato religioso e simbolico. Le principali confessioni cristiane, del resto, non lo leggono oggi come una cronaca scientifica.

Quanto all'idea che la ricerca scientifica sia sistematicamente manipolata da governi e poteri occulti, conviene diffidarne: è una scorciatoia narrativa che assomiglia molto a quelle che stiamo esaminando. I condizionamenti reali esistono - chi finanzia la ricerca ne orienta i temi, ci sono stati casi gravi di dati nascosti dall'industria, e la politica ha più volte interferito - ma sono documentabili, discussi apertamente e affrontati con strumenti concreti come la revisione fra pari, la registrazione preventiva degli studi e la richiesta di replicabilità. Un conto è la critica informata, un altro il sospetto generalizzato.

Dalla parola "anima" alla parola "psicologia"

Il termine psicologia si diffonde nel Cinquecento in ambiente accademico tedesco: lo usa Filippo Melantone nelle sue lezioni e compare nel titolo di un'opera di Rodolfo Goclenio del 1590. Per secoli, però, la disciplina resta un capitolo della filosofia.

Il cammino verso l'autonomia passa per John Locke, che nel Seicento fonda la conoscenza sull'esperienza; per Gustav Theodor Fechner, che nel 1860 con la psicofisica dimostra che almeno alcuni fenomeni mentali si possono misurare; e per Charles Darwin, precursore - non fondatore - della psicologia scientifica, che con L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali (1872) apre la strada allo studio comparato del comportamento.

La data di nascita convenzionale della psicologia come scienza sperimentale è il 1879, con il laboratorio di Wilhelm Wundt a Lipsia. Freud arriva dopo e per una strada diversa, quella clinica.

Sarebbe ingenuo, comunque, dire che questi studiosi abbiano prodotto risposte "libere da ogni condizionamento": ognuno ha lavorato dentro la cultura del suo tempo, e non poche loro convinzioni - a cominciare da certe idee ottocentesche su razze e differenze fra i sessi - sono state poi smentite proprio dal metodo scientifico che contribuivano a costruire. È questa capacità di correggersi, non l'infallibilità, il punto di forza della scienza.

Un caso storico: come si convince un popolo a partire per la guerra

Le crociate offrono un esempio documentato di persuasione collettiva su vasta scala. Va però corretto un errore che circola spesso: la prima crociata fu proclamata da papa Urbano II al concilio di Clermont nel 1095. Innocenzo III è molto più tardo (papa dal 1198 al 1216) e promosse la quarta crociata, quella che nel 1204 finì per saccheggiare Costantinopoli, città cristiana: un esito che mostra bene quanto le motivazioni dichiarate e quelle reali potessero divergere.

Le cause furono molteplici: la richiesta di aiuto militare dell'imperatore bizantino Alessio I dopo le sconfitte in Anatolia, gli equilibri di potere in Europa, la pressione demografica sulla piccola nobiltà senza terre, il desiderio di prestigio e di bottino. Sopra tutto questo fu costruita una cornice religiosa potentissima, che prometteva la remissione delle pene per i peccati a chi partiva.

Gli ingredienti di quella predicazione sono gli stessi che gli studiosi ritrovano in ogni propaganda di guerra: una minaccia presentata come imminente, un nemico descritto in termini disumanizzanti, una ricompensa di enorme valore, una forte pressione del gruppo e l'appello all'autorità. La rappresentazione dell'Islam come regno del demonio, diffusa in quei sermoni, era falsa allora e resta un esempio da manuale di costruzione del nemico: nello stesso periodo, in al-Andalus e in Sicilia, cristiani, musulmani ed ebrei convivevano, commerciavano e si traducevano i libri a vicenda. Vale la pena aggiungere che meccanismi retorici speculari furono usati anche sul fronte opposto: nessuna cultura ne è immune.

Che cosa ha scoperto la psicologia sulla persuasione collettiva

Dopo le tragedie del Novecento, la psicologia ha studiato in modo sistematico questi fenomeni.

Gustave Le Bon, con Psicologia delle folle (1895), fu tra i primi ad affrontare il tema; le sue tesi sull'individuo che "si dissolve" nella massa sono oggi considerate largamente superate e non prive di pregiudizi, ma il libro ha avuto un'influenza enorme, anche nefasta, sui propagandisti del secolo scorso.

Gli studi di Solomon Asch (1951) hanno mostrato quanto sia facile che una persona neghi l'evidenza dei propri occhi pur di non contraddire il gruppo. Quelli di Stanley Milgram, nei primi anni Sessanta, hanno documentato quanto lontano possa spingersi l'obbedienza all'autorità quando la responsabilità sembra ricadere su qualcun altro. Ricerche più recenti sulla identità sociale aggiungono un elemento decisivo: le persone non si limitano a obbedire passivamente, ma tendono a collaborare quando si identificano con la causa e con chi la rappresenta.

Un avvertimento è d'obbligo: alcuni esperimenti classici, a cominciare dal famoso studio carcerario di Stanford, sono oggi oggetto di critiche metodologiche molto pesanti, e vanno citati con prudenza. Anche qui vale la regola generale di questa serie: meglio poche affermazioni solide che molte suggestive.

Riconoscere i meccanismi

La psicologia, con nomi e forme diverse, è sempre stata presente nella storia umana: chiunque abbia dovuto guidare, convincere o governare altre persone ha lavorato, consapevolmente o no, sui loro stati mentali.

La differenza che possiamo fare oggi è conoscere quei meccanismi. Sapere che il pensiero per opposti ci semplifica la vita ma ci acceca, che il gruppo esercita una pressione fortissima, che una minaccia raccontata bene ottiene consensi rapidi, che l'autorità riduce il nostro senso di responsabilità. Non ci rende immuni, ma ci dà qualche secondo in più per fermarci e chiederci chi ha interesse a farci pensare in quel modo.

La serie completa

Questa pagina è la quarta e ultima delle puntate dedicate alla psicologia nella storia dei popoli:

1. L'antica Grecia: umori e temperamenti

2. L'antico Egitto: potere, religione e persuasione

3. I Maya: calendario, profezie e mito moderno

4. Dio, Satana e la persuasione delle folle (stai leggendo questa)

Per proseguire, puoi leggere la pagina sull'elementarismo di Wilhelm Wundt e quella su chi è e che cosa fa lo psicologo.

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e storica e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando una difficoltà psicologica, rivolgiti a uno psicologo o al tuo medico di famiglia.

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