Psiche e intelligenza: test, QI e i limiti delle misure
di Nicolina Leone - Abbiamo considerato alcuni aspetti dei padri fondatori della psicologia moderna e, per quanto sia scomodo ciò di cui sto per parlarvi, non si può evitare.
Quando l'intelligenza entra nella psicologia
Scienziati, filosofi e studiosi del calibro di Charles Darwin e di Sir Francis Galton, giusto per citarne un paio di estrazione europea, a un certo punto dei loro studi si posero domande che entravano nell'ambito della psicologia pura.
L'Io, la coscienza, l'inconscio: in che misura sono condizionati dall'intelletto? Sono indipendenti da esso, oppure sottoposti alle leggi dell'ereditarietà? Tali quesiti aprirono le porte a un numero incalcolabile di riflessioni e dissertazioni che si diffusero fra le menti del periodo, dando origine a una nuova corrente: l'eugenetica.
Da Darwin a Galton: come nasce l'eugenetica
Darwin, con "L'origine delle specie" del 1859, aveva descritto la selezione naturale nel mondo vivente e aveva osservato quanto diversi fossero i risultati della selezione naturale e di quella artificiale praticata da allevatori e agricoltori. Non fu lui, però, a proporre di applicare quel principio agli esseri umani.
Fu il cugino Francis Galton a raccogliere il "suggerimento". A partire dal 1869, con "Hereditary Genius", sostenne che il talento e le capacità intellettuali si trasmettessero per via ereditaria come i caratteri fisici, e nel 1883 coniò il termine eugenetica: una corrente che poneva le basi per la "ricerca" del miglioramento della specie umana attraverso la selezione della discendenza.
Per sostenere le sue tesi Galton fu un innovatore di metodo: aprì a Londra, nel 1884, un laboratorio antropometrico dove misurava a pagamento migliaia di visitatori (statura, forza, acuità visiva e uditiva, tempi di reazione), introdusse lo studio dei gemelli, i questionari su larga scala e gli strumenti statistici della correlazione e della regressione. È considerato per questo il fondatore della psicometria, cioè della misura delle differenze psicologiche fra individui.
Il suo errore, però, fu doppio. Da un lato i suoi "test mentali" misuravano funzioni sensoriali elementari che, si scoprì presto, non predicono affatto il rendimento intellettuale. Dall'altro Galton attribuì all'ereditarietà e alla presunta superiorità di alcuni popoli differenze che dipendevano in larghissima parte da istruzione, alimentazione, salute e condizioni sociali, e che i suoi strumenti non erano in grado di distinguere.
Dove ha portato quell'idea
Fra i puristi dello studio della mente ciò provocò scandalo, e ancor di più lo provocò il termine eugenetica. L'Ottocento fu un'epoca fondamentale, ma priva delle conoscenze che sarebbero arrivate dopo e che avrebbero confutato quelle tesi: ragion per cui la corrente trovò molti seguaci, che si impegnarono a lungo nell'osservazione sperimentale di queste teorie.
Le conseguenze storiche sono note e vanno ricordate senza giri di parole. Nella prima metà del Novecento l'eugenetica ispirò leggi sulla sterilizzazione forzata in vari paesi, e fu poi ripresa e portata all'estremo dal nazismo, che ne fece uno degli architravi della propria politica razziale, con le sterilizzazioni di massa a partire dal 1933, il programma di soppressione delle persone disabili e infine lo sterminio. Nessuna delle premesse scientifiche di quelle politiche ha retto alla prova dei fatti: la genetica moderna ha dimostrato che la variabilità interna a qualunque popolazione umana è molto maggiore di quella fra popolazioni diverse, e che il concetto biologico di "razza" non ha fondamento nella nostra specie.
La psicologia è razzista?
È una domanda che si presta a un'infinità di considerazioni e a risposte contraddittorie. La risposta onesta è che la psicologia, come ogni scienza, ha attraversato una lunga stagione di razzismo scientifico: test costruiti sulla cultura di chi li scriveva, campioni non rappresentativi, conclusioni che scambiavano gli effetti della povertà per caratteri innati. Riconoscerlo non significa condannare la disciplina, ma sapere da dove viene.
La psicologia contemporanea ha fatto i conti con quella eredità: gli strumenti vengono oggi standardizzati e validati su popolazioni diverse, l'influenza del contesto culturale sui risultati è oggetto di studio, e i codici deontologici vietano gli usi discriminatori dei test. Il lavoro, va detto, non è finito, ed è anche per questo che vale la pena guardare a tradizioni di pensiero diverse dalla nostra, comprese quelle orientali, alle quali dedichiamo altre pagine di questa sezione.
Che cosa misura davvero un test di intelligenza
I test di intelligenza moderni non discendono da Galton ma dal lavoro di Alfred Binet e Théodore Simon, che nel 1905 costruirono in Francia una scala per individuare i bambini che avevano bisogno di sostegno scolastico. Il quoziente intellettivo come lo conosciamo nasce poco dopo, ed è per costruzione un punteggio relativo: dice come si colloca una persona rispetto alla media del suo gruppo di età, con valore medio fissato a 100.
Un buon test, somministrato da un professionista, è uno strumento utile: aiuta a individuare difficoltà di apprendimento, a orientare un percorso scolastico, a valutare gli effetti di una malattia o di un trauma. Ma i suoi limiti vanno conosciuti.
Il punteggio è sensibile a scolarizzazione, lingua, cultura, salute, ansia da prestazione e persino a quanto si è dormito la notte prima. Non è un dato fisso: cambia nel tempo e, come mostra il cosiddetto effetto Flynn, i punteggi medi sono cresciuti in modo consistente lungo il Novecento, il che dimostra quanto pesi l'ambiente. Un test, inoltre, misura alcune abilità (ragionamento, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, comprensione verbale) e ne ignora molte altre: creatività, capacità relazionali, motivazione, resistenza alla frustrazione, competenza pratica, senso etico. Sono proprio queste, spesso, a fare la differenza nella vita reale.
Va detto una volta di più, perché è il fraintendimento più comune e più dannoso: il quoziente intellettivo non misura il valore di una persona. Non dice quanto vale, quanto merita, di che cosa sarà capace né quanto sarà felice. È un dato tecnico, con margini di errore, che ha senso solo dentro una valutazione più ampia e nelle mani di chi sa interpretarlo. I test che circolano gratuitamente in rete, in particolare, non hanno alcun valore diagnostico.
Curiosità
Charles Darwin e Sir Francis Galton erano cugini per parte di nonno: entrambi discendevano da Erasmus Darwin, ma da mogli diverse, ed erano quindi quelli che in inglese si chiamano half-cousins. Galton abbandonò gli studi di medicina per la matematica a Cambridge, dove nel 1844 ottenne una laurea ordinaria dopo che un esaurimento gli impedì di puntare al massimo dei voti. Nonostante quel percorso accidentato pubblicò oltre trecento fra libri e articoli, occupandosi di geografia, meteorologia (a lui si deve il termine "anticiclone"), statistica, ereditarietà e psicologia; fu inoltre il primo a proporre l'uso sistematico delle impronte digitali per l'identificazione.
I suoi contributi metodologici alla statistica e alla psicometria sono tuttora utilizzati, mentre le sue conclusioni sull'eugenetica sono state respinte dalla scienza: un promemoria utile sul fatto che un buon metodo non basta a garantire buone idee.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Per una valutazione delle capacità cognitive o per un percorso di sostegno rivolgiti al tuo medico di famiglia o a uno psicologo iscritto all'albo.
