Intervista immaginaria al dottor Sigmund Freud
di Nicolina Leone - Se è vero che in ognuno di noi alberga un dottor Jekyll e un mister Hyde, che la mente umana ha poteri ancora sconosciuti e che l'immaginazione è la forza creativa di ogni soggetto, consentitemi un percorso alternativo per "andare" a conoscere i più grandi pensatori e precursori della psicologia moderna.
Avvertenza. Quella che segue è una intervista immaginaria: un espediente narrativo per raccontare in modo semplice le idee di Sigmund Freud. Non è un documento storico e nessuna delle battute qui riportate è una citazione reale. Le teorie esposte sono presentate come le sostenne Freud fra Otto e Novecento, non come lo stato attuale delle conoscenze scientifiche.
Chi era Sigmund Freud
Prima di bussare alla porta, due parole di contesto. Sigmund Freud (1856-1939) era un medico neurologo che lavorò quasi tutta la vita a Vienna, fino alla fuga a Londra nel 1938 per sottrarsi alle persecuzioni razziali. È il fondatore della psicoanalisi: dopo aver abbandonato l'ipnosi, mise a punto il metodo delle libere associazioni e pubblicò nel 1899, con data 1900, "L'interpretazione dei sogni", il libro che gli dà la fama. La divisione dell'apparato psichico in Es, Io e Super-Io è più tarda: risale al saggio "L'Io e l'Es" del 1923.
Concentriamoci, dunque, e andiamo a intervistarlo direttamente nel suo studio.
L'inconscio e la struttura della mente
Nicolina: Buongiorno dottor Freud, perdoni l'intrusione, ma le sarei grata se volesse concedermi un'intervista breve e illuminante, che possa servire a spiegare i fondamenti del suo pensiero.
Freud: Si accomodi, cara. Considerando lo sforzo mentale che ha compiuto per raggiungermi, farò del mio meglio per accontentarla. I miei studi mi hanno condotto ad applicare la psicologia al terreno della psicoanalisi. Non ho inventato l'idea dell'inconscio, che i filosofi discutevano da tempo, ma credo di essere stato il primo a farne il centro di un metodo di cura. Sono convinto che, attraverso di esso, possiamo conoscere noi stessi ed essere davvero liberi.
Nicolina: Lei descrive la mente come divisa in più parti. Può spiegarcele?
Freud: Ho proposto due modelli, che vanno tenuti distinti. Il primo riguarda i gradi di consapevolezza: c'è il conscio, ciò di cui ci accorgiamo adesso; il preconscio, ciò che non abbiamo in mente ma possiamo richiamare; e l'inconscio vero e proprio, che resta fuori portata perché una forza attiva, la rimozione, lo tiene lontano.
Freud: Il secondo modello, più tardo, descrive invece tre istanze che convivono nella stessa persona: l'Es (in inglese lo chiamano Id), l'Io e il Super-Io. Attenzione a non confondere i due schemi: le tre istanze non sono i pezzi dell'inconscio, sono le parti dell'apparato psichico nel suo insieme, e ciascuna ha una porzione inconscia.
Es, Io e Super-Io
Freud: L'Es è la parte più oscura di noi, la sede delle pulsioni: vuole soddisfare i propri bisogni subito e a qualunque costo, incurante di tutto il resto. Non conosce il tempo, non conosce la contraddizione, non conosce la morale. È la parte che ci fa dire e compiere azioni non sempre corrette e che giustifichiamo dicendo: è più forte di me, non so resistere. I desideri che non tolleriamo trovano nei sogni una delle poche vie di uscita.
Freud: L'Io è la parte che ha a che fare con la realtà. Filtra le richieste dell'Es e le adegua a ciò che è possibile e accettabile, trasformandole in azioni compatibili con la vita civile. È l'Io a fare da mediatore, e a pagarne il prezzo: quando la pressione diventa eccessiva compare l'angoscia, e con essa i meccanismi di difesa.
Freud: Il Super-Io si forma più tardi, interiorizzando le figure genitoriali e le regole dell'ambiente: è la voce che giudica, che pretende, che punisce. Non è lui a governare gli altri due, come talvolta si legge: è l'Io a dover trovare un equilibrio fra le pretese dell'Es, i divieti del Super-Io e le esigenze del mondo esterno.
Freud: Sono stato deriso e accusato di manie di protagonismo, solo perché credo nel significato dei sogni e perché parlo liberamente di sessualità e di tutto quello che la morale collettiva nega o nasconde. Eppure è sulla parola, sul dialogo e sulla consapevolezza che si fonda ogni possibilità di cura.
L'infanzia e il peso dei primi anni
Nicolina: Professore, vorrei farle mille domande. Lei parla spesso dei bambini, li cita come esempio: può spiegarmi?
Freud: Naturalmente. Il bambino è la rappresentazione di ciò che non è ancora stato modellato dai dogmi della civiltà. Dipende totalmente da chi si prende cura di lui e guarda a quella figura come a colei che tutto può. Non si interroga, non si giudica, non si crea problemi, finché non comincia l'educazione, con i suoi schemi rigidi e complessi per una mente infantile: ed è da quell'incontro che nasce l'individuo adulto.
Nicolina: Mi perdoni, sta dicendo che ciò che una persona diventa da adulta è da attribuire alla madre?
Freud: Mi capisca cortesemente. Sto dicendo che le azioni dell'individuo hanno ragioni antiche e profonde; che nello sviluppo normale ciascuno prende coscienza di sé e modifica il proprio percorso; e che nei casi di sofferenza le motivazioni vanno cercate anche molto indietro nel tempo. Non intendo consegnare a nessun genitore un verdetto di colpevolezza.
Nicolina: Capisco, o forse no. Ho bisogno di riflettere. Posso tornare a trovarla?
Freud: Quando vuole, quando vuole.
Che cosa resta oggi di Freud
Chiusa la porta dello studio, torniamo al presente. Della costruzione freudiana la ricerca contemporanea ha conservato alcune intuizioni di fondo: che buona parte dei nostri processi mentali sia non consapevole, che le esperienze precoci e le relazioni contino nello sviluppo, che parlare della propria sofferenza con un professionista sia terapeutico. Su questo ultimo punto Freud ha inaugurato qualcosa che prima non esisteva: la terapia della parola.
Altre parti sono state ridimensionate o abbandonate: la centralità della pulsione sessuale come spiegazione universale, le teorie sui sogni come realizzazione di desideri rimossi, l'idea di ricondurre alla madre l'origine dei disturbi. Le psicoterapie di oggi, comprese quelle di indirizzo psicodinamico che discendono da lui, sono cambiate molto e vengono valutate con studi di efficacia.
Per il seguito della storia si può leggere l'incontro fra Freud e Jung, e per la strada parallela, quella del laboratorio, la pagina sull'elementarismo di Wilhelm Wundt.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando un momento di difficoltà, parlane con il tuo medico di famiglia o rivolgiti a uno psicologo iscritto all'albo.
