La salute in pillole

L'Elementarismo di Wilhelm Maximilian Wundt

di Nicolina LeoneLa psiche e tutto ciò che le ruota intorno, ha dato spunto per studi e interminabili ricerche fin da quando l’uomo è stato in grado di interrogarsi, presupponendo una presa di coscienza della sua esistenza all’interno di un progetto incomprensibile.

Wundt, uno studioso tedesco dell’800 ha semplificato molto, il turbinio di dubbi e quesiti a cui si sottoponevano i contemporanei dell’epoca.

Pur convinto che i percorsi psichici meritassero attento studio e riflessione, egli si convinse che qualsiasi cosa appaia complessa può essere scomposta in tanti piccoli settori da osservare singolarmente, lo stesso principio lo applica alla mente, scomponendola in singole unità, attraverso il metodo empirico si può facilmente giungere a risultati soddisfacenti.

Nasce così la tecnica elementaristica, essa suddivide l’osservazione della coscienza interna da quella della coscienza esterna, così esposto, il concetto può dar adito a incomprensione, può indurre il lettore in confusione, facendo pensare che i due aspetti sono completamente separati, Wundt insegna che non è così, semplicemente  vi è un altro modo di considerare la coscienza interiore dalla coscienza esteriore, il metodo è sempre uguale, cambia solo il “punto di vista

Lo studio e la conoscenza del pensiero interiore, infine trova esplicazione nell’azione esteriore, attraverso l’osservazione di tale reazione si può giungere alla determinazione della coscienza soggettiva.

Nel suo laboratorio, Wundt sottoponeva i pazienti a semplici domande che richiedevano risposte immediate, all’atto della domanda e della risposta il comportamento del paziente mutava, fornendo così dati interessanti che aiutavano lo psicologo a stilare delle statistiche formulate in funzione di domanda – reazione, risposta- tempo di risposta.

Pertanto il risultato è dato dall’emozione che lo stimolo produce, da ciò la formulazione pratica che, per capire, occorre: analizzare il processo mentale, correlazionare il comportamento fra la riflessione e la risposta e infine studiare il come e il perché di tale reazione.

Può apparire abbastanza complesso, in effetti, applicando l’Elementarismo non lo è.

Nello specifico, l’analista, preparava delle domande e informava il paziente di ciò che stava per fare, chiedendo, poi, cosa esse avessero provocato nei suoi pensieri, per evidenziare la struttura del pensiero e quello che oggi chiamiamo percorso mentale.

In altre sessioni invece, sottoponeva il paziente a domande precise, senza prima avvertirlo di come si sarebbe svolto il test, aspettando la reazione che consentiva il riscontro empirico senza partecipazione attiva dell’ignara “cavia”.

In definitiva, Wundt fu percussore della psicologia sperimentale, che in seguito sarà ampliata, studiata, testata fino a divenire una delle correnti più importanti del settore…

Naturalmente, questo breve paragrafo non può spiegare in profondità anni di studi e ricerche, e, in verità neanche vuole farlo, ma è servito, spero, a instillare in voi, un piccolo dubbio…

Si può, forse, pensare che Wundt sia stato un novello “profiler” a sua insaputa?

In fondo egli utilizzava già due secoli fa, ciò che oggi è prassi nella psicologia criminale, ossia, studiare tempi, reazioni e linguaggio del corpo per identificare la patologia della mente malata oggetto di studio.

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