Freud e Jung: l'incontro, l'amicizia e la rottura
di Nicolina Leone - Il sogno rappresenta per Freud la porta di accesso all'inconscio umano ed è il cardine del suo approccio alla psicoanalisi. In un primo tempo aveva tentato di sondare le profondità dell'anima attraverso l'ipnosi; poi, giudicando quel metodo poco affidabile, si dedicò alle libere associazioni e all'analisi dei sogni, elaborando anche una teoria sul rapporto fra medico e paziente: prima la resistenza, cioè l'opposizione inconsapevole alla cura, poi il transfert, cioè lo spostamento sull'analista di sentimenti che appartengono ad altre relazioni.
Come si conobbero
Nell'analisi dei sogni altrui Freud trovava ricorrentemente traccia di conflitti legati alla morale sessuale del tempo, che a suo giudizio provocavano nevrosi; naturalmente i colleghi più ostili lo accusavano di delirare o di essere ancora sotto l'effetto della cocaina, con cui aveva sperimentato anni prima.
Fu il giovane Carl Gustav Jung (1875-1961), allora psichiatra all'ospedale Burghölzli di Zurigo, ad avvicinarlo. Nel 1906 gli inviò i propri studi sulle associazioni verbali e i due iniziarono una corrispondenza fittissima, che conta centinaia di lettere. Si incontrarono di persona a Vienna il 3 marzo 1907: secondo il racconto di Jung parlarono per tredici ore di seguito. Da quella corrispondenza nacque un'amicizia che portò i due studiosi a lavorare insieme, a viaggiare negli Stati Uniti nel 1909 per un ciclo di conferenze e, nel 1910, a fondare l'Associazione psicoanalitica internazionale, di cui Jung fu il primo presidente. Freud arrivò a considerarlo il proprio erede.
Il sogno che Freud non volle raccontare
Durante il viaggio verso l'America i due si analizzavano a vicenda i sogni. Capitò che Jung volesse approfondire un sogno di Freud, ma questi si mostrò reticente, adducendo varie scuse, fino a confessare che alcuni particolari erano troppo intimi per essere rivelati: non poteva, disse, rischiare la propria autorità. Nei suoi ricordi Jung indica quel momento come l'inizio di un'incrinatura che sarebbe diventata rottura definitiva.
È bene precisare che questo episodio ci è noto soprattutto dal racconto che Jung ne fece molti anni dopo, nella sua autobiografia: come tutte le memorie, va letto tenendo conto di chi le scrive.
Due idee opposte di inconscio
Jung insisteva nel voler conoscere i sogni del collega sostenendo che sarebbero stati utili ai suoi studi sull'inconscio collettivo. Ed è proprio qui che le strade si dividono.
Per Freud l'inconscio è un deposito personale: vi finisce, attraverso la rimozione, ciò che l'individuo non può accettare di sé, a partire dalle pulsioni della prima infanzia e dai divieti interiorizzati dalle figure genitoriali. I sogni sono per lui appagamenti mascherati di desideri rimossi, e per questo vanno decifrati risalendo alla storia personale di chi li ha fatti.
Per Jung esiste anche un piano più profondo e condiviso da tutti gli esseri umani, popolato di immagini ricorrenti che chiamò archetipi e che ritrovava nei miti, nelle fiabe e nelle religioni di ogni continente. I sogni, in questa lettura, non nascondono: mostrano, in linguaggio simbolico, e hanno una funzione compensatoria, cioè riequilibrano ciò che la coscienza trascura.
La frattura decisiva riguardò la libido. Freud la intendeva come energia di natura essenzialmente sessuale; Jung, nel libro pubblicato fra il 1911 e il 1912, la ridefinì come energia psichica generale, che può assumere forme diverse e non si esaurisce nella pulsione sessuale. Per Freud era un tradimento del nucleo stesso della psicoanalisi.
La rottura e le due scuole
La corrispondenza si interruppe nel 1913: in quell'anno Jung lasciò la direzione della rivista del movimento e nel 1914 rinunciò anche alla presidenza dell'Associazione psicoanalitica internazionale. I due non si videro mai più.
Nasce così una nuova corrente, che Jung chiamò psicologia analitica (o psicologia del profondo di indirizzo junghiano), in aperta contrapposizione con le idee del collega: al suo interno prendono forma concetti diventati poi patrimonio comune, come l'Ombra, la persona, l'individuazione e i tipi psicologici, da cui deriveranno le nozioni popolari di introversione ed estroversione.
Per Jung gli anni successivi alla rottura furono difficilissimi. Fra il 1913 e il 1919 attraversò una lunga crisi personale, che egli stesso definì un "confronto con l'inconscio": ne annotò visioni e immagini nei quaderni poi confluiti nel Libro rosso, pubblicato soltanto nel 2009. Da quel materiale, e non da un ragionamento astratto, nascerà buona parte della sua opera successiva.
Nota: Freud e la cocaina
Il capitolo più controverso della giovinezza di Freud riguarda la cocaina. Negli anni Ottanta dell'Ottocento la sostanza era legale e poco conosciuta; Freud ne studiò gli effetti, la provò su di sé e nel 1884 pubblicò un saggio, "Sulla coca", in cui ne esaltava le proprietà stimolanti e analgesiche, convinto, a torto, che non desse dipendenza.
Forte di quella convinzione tentò di curare con la cocaina un caro amico e collega diventato dipendente dalla morfina per una terapia del dolore. L'esito fu disastroso: l'amico sviluppò una grave dipendenza anche dalla nuova sostanza e morì pochi anni dopo. Freud ne fu profondamente scosso e, sotto il fuoco delle critiche della comunità medica, abbandonò progressivamente quella linea di ricerca; smise anche l'uso personale, che aveva mantenuto in modo discontinuo. È una vicenda che vale la pena ricordare non per screditarlo, ma perché mostra quanto sia rischioso trarre conclusioni generali dall'esperienza di un solo caso, compreso il proprio.
Per approfondire il pensiero di Freud puoi leggere l'intervista immaginaria al dottor Freud; per quello di Jung, la pagina su Jung, la coscienza, l'inconscio e il buddismo tantrico.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando un momento di difficoltà, parlane con il tuo medico di famiglia o rivolgiti a uno psicologo iscritto all'albo.
