Roberto Assagioli e la psicosintesi: vita, idee e limiti
di Nicolina Leone - Un uomo dall'aspetto fragile e dalla cultura vastissima, ricordato con grande stima da chi ebbe modo di conoscerlo. Roberto Assagioli è il medico italiano che ideò la psicosintesi, un approccio alla persona che ha lasciato un segno nella storia della psicologia del Novecento, pur restando ai margini della psicologia accademica.
Chi era Roberto Assagioli
Assagioli nasce a Venezia il 27 febbraio 1888 e muore a Capolona, in provincia di Arezzo, il 23 agosto 1974.
Il cognome con cui lo conosciamo non è quello di nascita. Il padre, morto quando Roberto aveva circa due anni, si chiamava Leone Grego (in alcune fonti il cognome compare nella forma Greco); la madre, Elena Kaula, si risposa con il medico Alessandro Emanuele Assagioli, che dà il proprio cognome al ragazzo. Cresce in una famiglia colta di origine ebraica, impara presto diverse lingue e coltiva un interesse durevole per la filosofia e per le tradizioni spirituali.
La formazione e il rapporto con Freud e Jung
Si laurea in medicina a Firenze nel 1910, con una tesi dedicata alla psicoanalisi preparata in parte al Burghölzli di Zurigo, la clinica diretta da Eugen Bleuler dove lavorava anche Carl Gustav Jung. Si specializza poi in psichiatria e neurologia.
È il caso di ridimensionare una versione che circola spesso: Assagioli non fu un collaboratore di Freud e non lavorò per lui. I due si conobbero indirettamente, attraverso Jung, e Freud lo citò con interesse in un carteggio come possibile promotore della psicoanalisi in Italia. Il merito storico di Assagioli, reale e considerevole, è proprio questo: essere stato fra i primissimi a far conoscere le idee psicoanalitiche nel nostro Paese. Con Jung mantenne invece per decenni un rapporto di stima e di amicizia.
Molto presto, però, prende le distanze. Ritiene che la psicoanalisi descriva bene le zone conflittuali e "basse" della psiche, ma trascuri le aspirazioni, la creatività, i valori e la volontà. Da questa insoddisfazione nasce l'idea di affiancare all'analisi una sintesi: non solo scomporre, ma ricomporre.
Che cos'è la psicosintesi
Assagioli la definì così:
"Un metodo di auto-formazione e realizzazione psico-spirituale per tutti coloro che non vogliono accettare di restare schiavi dei loro fantasmi interiori e degli influssi esterni, di subire passivamente il gioco delle forze psicologiche che si svolge in loro, ma vogliono diventare padroni del proprio regno interiore."
In termini più semplici: un percorso di conoscenza di sé che mira a mettere in comunicazione le diverse parti della personalità - comprese quelle che di solito ignoriamo - e ad allenare la volontà, che nel sistema di Assagioli occupa un posto centrale, mentre nella psicologia del suo tempo era quasi sparita dal vocabolario.
Un chiarimento è doveroso. Nella psicosintesi si parla spesso di dimensione "spirituale" e di realizzazione superiore. Va inteso in senso psicologico e umanistico: Assagioli si riferiva al bisogno di significato, ai valori e alle esperienze che le persone descrivono come più alte di sé, non a una dottrina religiosa né a energie misurabili. Va anche detto che l'idea di un'"energia cosmica" comune ad altre culture antiche, talvolta accostata alla psicosintesi in testi divulgativi, non appartiene alla sua teoria e non ha alcun fondamento.
Il diagramma dell'ovoide
Per spiegare il proprio modello Assagioli usò due schemi diventati celebri. Il primo è l'ovoide, che descrive com'è fatta la psiche.
Immaginate un uovo posto in verticale e diviso orizzontalmente in tre fasce. In basso c'è l'inconscio inferiore, che raccoglie gli impulsi elementari, i ricordi rimossi e le funzioni corporee di base. Al centro l'inconscio medio, dove risiedono i contenuti facilmente accessibili alla coscienza. In alto l'inconscio superiore o superconscio, sede secondo Assagioli delle intuizioni, delle ispirazioni creative e dei valori.
Nella fascia centrale è disegnato un cerchio: è il campo di coscienza, ciò di cui in questo momento ci accorgiamo. Al suo centro sta l'Io, il punto stabile da cui osserviamo. Salendo lungo una linea verticale si arriva al vertice dell'ovoide, dove è raffigurata una stella: il Sé, centro più profondo della persona. Il percorso fra Io e Sé è uno scambio continuo, e costituisce il cuore del lavoro psicosintetico. Tutto ciò che sta fuori dall'ovoide rappresenta l'inconscio collettivo, cioè l'ambiente psichico condiviso in cui l'individuo è immerso: un'idea che Assagioli riprende da Jung.
La stella delle funzioni psichiche
Il secondo schema descrive invece come la psiche agisce. Attorno a un centro sono disposte sei funzioni: sensazione, emozione-sentimento, impulso-desiderio, immaginazione, pensiero e intuizione.
Al centro della stella si trovano l'Io e la volontà, che nel modello ha il compito di dirigere e coordinare tutte le altre funzioni senza reprimerle. È l'aspetto più originale del pensiero di Assagioli, sviluppato nel volume L'atto di volontà del 1973: la volontà non come sforzo o durezza verso se stessi, ma come capacità di scegliere, di orientarsi e di dare direzione alla propria vita.
L'Istituto e le vicende della vita
Nel 1926 Assagioli fonda a Roma un istituto dedicato alla diffusione delle sue idee. Gli anni del fascismo sono duri: pacifista dichiarato e di famiglia ebraica, viene arrestato nel 1940 e trattenuto per alcune settimane, l'istituto viene chiuso e durante la guerra è costretto a nascondersi.
Riprende l'attività nel dopoguerra e nel 1961 costituisce a Firenze l'Istituto di Psicosintesi, tuttora attivo. Nel frattempo le sue opere circolano all'estero: Psychosynthesis esce nel 1965 e incontra il favore del movimento della psicologia umanistica. Assagioli sarà anche fra i promotori della psicologia transpersonale, insieme ad Abraham Maslow.
Che valore ha oggi la psicosintesi
La psicosintesi va presentata per quello che è: un approccio storicamente rilevante, con un seguito limitato e una diffusione soprattutto nel campo della crescita personale e della formazione, non un trattamento di efficacia dimostrata.
Le ricerche cliniche che la riguardano sono molto poche, condotte su campioni ridotti e con disegni metodologicamente deboli: allo stato attuale non esistono prove sufficienti per collocarla accanto alle psicoterapie meglio validate, che per i disturbi più comuni le linee guida indicano come prima scelta. Alcune sue intuizioni, invece, sono state riprese e confermate per altre vie: l'attenzione alle risorse della persona e non solo ai sintomi, il ruolo dei valori e degli scopi, l'importanza dell'immaginazione guidata sono oggi presenti in filoni di ricerca consolidati.
Come per ogni percorso psicologico, il consiglio pratico è sempre lo stesso: verificare che chi lo propone sia un professionista iscritto all'albo e, se si tratta di psicoterapia, regolarmente abilitato. Approfondisci nella pagina dedicata a chi è e che cosa fa lo psicologo.
Il motto
La frase che gli viene più spesso attribuita riassume bene il suo programma: conosci te stesso, possiedi te stesso, trasforma te stesso.
Al di là delle sue teorie, resta l'idea che vale la pena portare con sé: che una persona non è soltanto i suoi conflitti, e che conoscersi serve a scegliere.
Per approfondire
Puoi leggere anche la pagina su Jung, la coscienza e l'inconscio, l'intervista al dottor Freud e l'introduzione ai meccanismi della psicologia.
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e storica e non sostituiscono il parere di un professionista. Se stai attraversando una difficoltà psicologica, rivolgiti a uno psicologo o al tuo medico di famiglia.
