La salute in pillole

Attacchi di panico

di Nicolina Leone - Le persone che soffrono di attacchi di panico difficilmente si confidano, anzi tendono a nascondere il problema fino a quando chi vive accanto a loro lo scopre assistendo personalmente al momento della crisi.

Immaginate una cara amica con la quale siete finalmente riuscite a prendere un caffè, perché da un po’ di tempo vi evita, improvvisamente e senza alcun segnale la vedete impallidire e portarsi le mani alla gola, poi arrossisce, incomincia a sudare e tremare, balbetta frasi incoerenti ripetendo sempre la stessa cosa, sto per morire, sto per avere un attacco di cuore, sto per impazzire, mi manca il respiro… trema e sembra sul punto di svenire fino a scoppiare in un pianto isterico. A questo punto ritrovate il sangue freddo e cercate di consolare la vostra amica.

Avete assistito ad un vero e proprio attacco di panico.

Vistosi scoperta sarà lei stessa a mettervi al corrente del problema.

Si scopre così una realtà sconosciuta e celata, il panico inteso come malattia.

Tutti nella vita attraversano momenti di panico più o meno improvvisi, dovuti a circostanze particolari, un esame, un colloquio di lavoro etc. Ma sono solo momenti che passano con l’uso del raziocinio e un attento esame del motivo che desta la preoccupazione.

Chi invece soffre correntemente di questo disturbo è inerme, assolutamente impossibilitato a combatterlo perché ha radici profonde.

Non nasce da un evento in particolare ma arriva e sfoga in tutta la sua potenza. Purtroppo chi ne soffre, dopo la prima volta accantona l’avvenimento e cerca di non pensarci più, ma dopo la seconda, terza e quarta volta incomincia a rendersi conto che qualcosa non va, e inizia a vivere nel terrore della successione degli episodi, ma non ha la forza di cercare aiuto.

E’ in questo frangente che il sostegno della famiglia è vitale, non per assecondare il bisogno costante di compagnia del paziente, che una volta scoperto non vorrà più andare da nessuna parte da solo e cercherà ogni scusa plausibile e non per non restare isolato, ma, per convincerlo a rivolgersi ad una struttura medica, adeguata a curare il disturbo.

Solitamente si inizia con una visita psichiatrica presso uno studio privato, il che, in teoria può anche andare bene se il professionista in questione tratta la patologia a 360°. Per prima cosa occorre escludere cause fisiche, disfunzioni della tiroide, inefficienza cardiaca e valori ematici fuori dalla norma.

Nella certezza che non vi è alcuna causa fisica si affronterà la malattia dal punto di vista psichiatrico. Naturalmente lo studio della sintomatologia legata a fattori pregressi è utile, ma non è più il cardine della valutazione atta alla risoluzione.

Nuove frontiere psicologiche offrono orizzonti più ampi. La psicologia emotocognitiva è una branca di quella classica, volta allo studio, non solo del fattore inconscio che può provocare l’attacco di panico, quanto di ciò che la malattia causa quotidianamente al paziente, di ciò che lo scatena nel preciso momento in cui si presenta, del come persiste e come si potrebbe evolvere.

Per questi principi, le cure farmacologiche rifuggono i classici farmaci adottati fino ad ora ma vertono verso terapie personalizzate a secondo dei singoli casi.

E’ questo il motivo per cui consigliamo strutture pubbliche che dispongono di equipe di psichiatri e psicologi che lavorano insieme per la soluzione della patologia.

Uno psichiatra di vecchio stampo si limiterà a prescrivere calmanti e benzodiazepine che nella stragrande maggioranza dei casi hanno solo un effetto momentaneo e non risolvono il problema di fondo.

Autore: Nicolina Leone


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