Disturbo bipolare: sintomi, cause e terapie
di Nicolina Leone - Il disturbo bipolare è un disturbo dell'umore caratterizzato dall'alternarsi di fasi di depressione e di fasi di eccitamento (mania o ipomania), separate da periodi di relativo benessere. Il nome tradizionale di "psicosi maniaco-depressiva" è ormai abbandonato, perché impreciso e stigmatizzante: nella maggior parte dei casi non si tratta affatto di una psicosi. Interessa circa l'1-2% della popolazione, uomini e donne in egual misura, e compare in genere fra la tarda adolescenza e i trent'anni.
Va detto subito che non si tratta dei normali alti e bassi dell'umore, e neppure di una persona "lunatica": nel disturbo bipolare le fasi durano giorni o settimane, modificano in modo evidente il sonno, l'energia, il giudizio e il comportamento, e hanno conseguenze reali sulla vita, sul lavoro e sulle relazioni.
Le forme: tipo I, tipo II e ciclotimia
Oggi si distinguono diverse forme, che hanno decorso e terapie differenti.
Disturbo bipolare di tipo I: è presente almeno un episodio maniacale vero e proprio, di durata pari o superiore a una settimana o tale da richiedere il ricovero. Quasi sempre si alternano anche episodi depressivi.
Disturbo bipolare di tipo II: si alternano episodi depressivi maggiori ed episodi ipomaniacali, cioè fasi di eccitamento più brevi e meno intense, che non compromettono gravemente il funzionamento. È la forma più difficile da riconoscere, perché l'ipomania viene spesso vissuta come un periodo particolarmente brillante e non viene raccontata al medico.
Disturbo ciclotimico: oscillazioni dell'umore più contenute ma molto prolungate nel tempo, per almeno due anni.
Esistono inoltre gli episodi misti, in cui coesistono sintomi depressivi e di eccitamento, e la cosiddetta ciclicità rapida, con quattro o più episodi in un anno. Entrambe le condizioni richiedono attenzione particolare, perché sono associate a un rischio maggiore.
La fase depressiva
È la fase in cui le persone con disturbo bipolare trascorrono in assoluto più tempo ed è quella per cui più spesso chiedono aiuto. Compaiono umore basso, perdita di interesse e di piacere, stanchezza intensa, rallentamento del pensiero e dei movimenti, difficoltà di concentrazione, sentimenti di colpa e di inutilità. Il sonno può ridursi ma anche aumentare molto, così come l'appetito. Sono frequenti i pensieri di morte.
La depressione bipolare assomiglia a quella del disturbo depressivo maggiore, ma va riconosciuta e distinta, perché il trattamento è diverso: un antidepressivo usato da solo, senza uno stabilizzatore, può favorire il passaggio a una fase maniacale.
La fase maniacale e ipomaniacale
Nella mania l'umore è elevato o irritabile, l'autostima diventa smisurata, il bisogno di dormire si riduce drasticamente senza che compaia stanchezza, il pensiero corre e il linguaggio diventa rapido e difficile da interrompere. La persona si lancia in molte attività contemporaneamente, si distrae facilmente e soprattutto perde la percezione del rischio: sono frequenti spese sproporzionate, decisioni improvvise, guida spericolata, comportamenti sessuali fuori dall'abituale, investimenti azzardati. Nelle forme più gravi possono comparire deliri e allucinazioni, ma non è la regola.
Il problema principale è che, durante la fase maniacale, la persona in genere non si sente malata: si sente meglio del solito. Per questo il ricorso alle cure viene rimandato e i familiari hanno un ruolo decisivo nel segnalare il cambiamento.
Nell'ipomania gli stessi tratti sono presenti in forma più lieve: maggiore energia, meno sonno, più iniziativa, maggiore socievolezza. Non compromettono in modo grave la vita quotidiana e proprio per questo passano inosservati per anni.
Se compaiono pensieri di morte o di farsi del male
Nel disturbo bipolare il rischio suicidario è elevato, in particolare nelle fasi depressive, negli episodi misti e nei passaggi rapidi da una fase all'altra. Non è un argomento da rimandare: se compaiono pensieri di morte o di farsi del male, occorre agire subito.
- Parla immediatamente con il tuo medico o con lo psichiatra che ti segue, senza aspettare il controllo già fissato.
- Se il pensiero è pressante, vai al pronto soccorso più vicino o chiama il 112.
- Puoi parlare con qualcuno in qualsiasi momento chiamando Telefono Amico Italia: 02 2327 2327, che offre anche un servizio dedicato alla prevenzione del suicidio.
- Chiedi a una persona di fiducia di restare con te e di accompagnarti.
Lo stesso vale per i familiari: parlarne apertamente con la persona non aumenta il rischio, lo riduce.
Cause e fattori di rischio
Il disturbo bipolare ha una componente ereditaria importante, fra le più marcate in psichiatria: avere un parente di primo grado con la stessa diagnosi aumenta il rischio in modo significativo. La predisposizione genetica, però, non basta da sola. Concorrono alterazioni nella regolazione dei circuiti cerebrali dell'umore e fattori ambientali che agiscono da innesco: stress prolungato, lutti, forti irregolarità del ritmo sonno-veglia, lavoro su turni, uso di alcol, di cannabis o di sostanze stimolanti.
Va sempre esclusa la presenza di condizioni che possono simulare il disturbo: patologie tiroidee o neurologiche, abuso di alcol e di stupefacenti, uso improprio di farmaci.
Come si arriva alla diagnosi
Contrariamente a quanto si crede, la diagnosi non è semplice: fra i primi sintomi e il riconoscimento del disturbo passano in media diversi anni. Il motivo è che le persone chiedono aiuto nelle fasi depressive e non raccontano le fasi di eccitamento, che non ricordano come un problema. Il risultato è una diagnosi iniziale di depressione e una terapia non adeguata.
La diagnosi è clinica e si basa sul colloquio psichiatrico, sulla ricostruzione della storia della persona nel tempo e, quando possibile, sul racconto dei familiari, che spesso ricordano episodi che il diretto interessato ha ridimensionato. Sono utili gli esami per escludere cause organiche e la registrazione quotidiana dell'umore e del sonno.
Come si cura
Il disturbo bipolare non si "guarisce" nel senso di scomparire per sempre, ma si controlla molto bene: con una terapia adeguata e continuativa la maggior parte delle persone conduce una vita pienamente normale, lavora, studia e ha relazioni stabili.
Il cardine della cura sono gli stabilizzanti dell'umore e, nelle fasi acute o nel mantenimento, gli antipsicotici di seconda generazione. Gli antidepressivi vanno usati con prudenza e mai da soli, per il rischio di innescare un viraggio maniacale. La scelta della molecola, i controlli periodici e gli eventuali esami del sangue di monitoraggio spettano esclusivamente allo psichiatra: qui non vengono indicati dosaggi né nomi commerciali.
Un punto va sottolineato: gli psicofarmaci non vanno mai sospesi di propria iniziativa, neppure quando si sta bene da tempo. L'interruzione autonoma della terapia è la causa più frequente di ricaduta.
Accanto ai farmaci sono efficaci la psicoeducazione rivolta alla persona e alla famiglia, la psicoterapia cognitivo-comportamentale e gli interventi mirati alla regolarità dei ritmi sonno-veglia, che nel disturbo bipolare hanno un peso terapeutico reale. Imparare a riconoscere i segnali precoci di una nuova fase permette di intervenire prima che l'episodio si sviluppi. Il ricovero non è la norma: serve nelle fasi acute gravi o quando il rischio per la persona è alto.
Dove chiedere aiuto
Il primo riferimento è il medico di famiglia, che indirizza allo specialista. La presa in carico avviene di norma presso i Centri di Salute Mentale (CSM) della ASL, dove operano psichiatri, psicologi e infermieri, oppure presso uno psichiatra di fiducia; il percorso psicologico può essere seguito da uno psicologo psicoterapeuta. Molto utili anche le associazioni di familiari, perché chi convive con la malattia ha bisogno a sua volta di informazione e di sostegno.
Vedi anche: depressione, schizofrenia, insonnia e ansia.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o al Centro di Salute Mentale della tua zona.
Autore: Nicolina Leone