Depressione: sintomi, cause e come si cura
di Nicolina Leone - La depressione è una delle malattie più diffuse al mondo e, allo stesso tempo, una delle più fraintese. Si stima che ne soffra circa una persona su quindici nel corso di un anno e che quasi una su cinque la incontri almeno una volta nella vita. Non è un difetto di carattere, non è una debolezza e non è una malattia immaginaria dietro la quale nascondersi: è un disturbo dell'umore riconosciuto dalla medicina, studiato, misurabile e soprattutto curabile.
Se hai pensieri di morte o di farti del male, chiedi aiuto subito
Quando la depressione è intensa può portare a pensare che la vita non abbia più valore, o a pensieri di farsi del male. Sono sintomi della malattia, non la verità su di te, e passano quando la malattia viene curata. Ma non vanno affrontati da soli e non vanno rimandati.
Se questi pensieri ci sono, adesso:
- parla subito con il tuo medico di famiglia o con lo specialista che ti segue, anche fuori dagli appuntamenti già fissati;
- se il pensiero è pressante o senti di non riuscire a tenerlo a bada, vai al pronto soccorso più vicino o chiama il 112;
- puoi parlare con qualcuno, in modo riservato e gratuito, chiamando Telefono Amico Italia: 02 2327 2327, che gestisce anche un servizio dedicato alla prevenzione del suicidio;
- non restare solo: chiedi a una persona di fiducia di stare con te e di accompagnarti.
Vale lo stesso se sei tu ad accorgerti che una persona vicina parla di morte, saluta come se dovesse andarsene o si isola in modo improvviso: chiedere apertamente come sta e se ha pensieri di farsi del male non mette in testa nessuna idea, anzi è spesso il primo gesto che permette di chiedere aiuto.
La depressione non è tristezza, pigrizia o mancanza di volontà
La tristezza è un'emozione normale: arriva dopo un dispiacere, dura qualche giorno, si alleggerisce se accade qualcosa di bello. La depressione è un'altra cosa. Dura settimane o mesi, resta anche quando intorno va tutto bene, spegne il piacere per ciò che prima piaceva e cambia il sonno, l'appetito, l'energia, la memoria e la concentrazione.
Per questo la frase più dannosa che si possa dire a una persona depressa è "reagisci", "datti una mossa", "è solo questione di volontà". Dalla depressione non si esce con la forza di volontà, esattamente come non si esce dal diabete o da una polmonite decidendo di stare meglio. Chiedere a chi è depresso di reagire non lo aiuta: gli conferma l'idea, già presente nella malattia, di essere inadeguato e di essere colpevole di quello che gli sta succedendo.
Chi soffre di depressione spesso si sente inutile, in colpa, un peso per gli altri, e a volte pensa di meritare una punizione. Sono pensieri prodotti dalla malattia, non giudizi realistici, e cambiano insieme alla malattia quando questa viene curata.
Che cos'è il disturbo depressivo maggiore
Il nome corretto della forma più nota è disturbo depressivo maggiore. Si parla di episodio depressivo maggiore quando, per almeno due settimane e quasi tutti i giorni, sono presenti umore depresso oppure perdita di interesse e di piacere, insieme ad altri sintomi che interferiscono in modo evidente con la vita quotidiana, il lavoro o le relazioni.
Accanto ad essa esistono forme diverse: il disturbo depressivo persistente (distimia), più sfumato ma prolungato negli anni; la depressione perinatale, che può comparire in gravidanza o nei mesi dopo il parto; il disturbo affettivo stagionale, legato alla riduzione della luce nei mesi invernali; e gli episodi depressivi che fanno parte del disturbo bipolare, dove si alternano a fasi di eccitamento e vanno curati in modo diverso.
I sintomi della depressione
La depressione non è fatta solo di pensieri tristi. Coinvolge il corpo tanto quanto la mente. I sintomi più frequenti sono:
- umore basso per la maggior parte della giornata, spesso peggiore al mattino;
- perdita di interesse e di piacere anche per le attività che prima si amavano;
- stanchezza continua, sensazione di fatica anche per gesti semplici;
- disturbi del sonno: insonnia, risvegli precoci, oppure al contrario bisogno di dormire moltissimo;
- perdita o aumento dell'appetito, con variazioni di peso;
- difficoltà a concentrarsi, a ricordare, a prendere anche piccole decisioni;
- rallentamento dei movimenti e del pensiero, oppure irrequietezza;
- sentimenti di colpa, di inutilità, autosvalutazione;
- irritabilità e scoppi di rabbia, molto frequenti negli uomini, negli adolescenti e nei bambini;
- disturbi fisici senza spiegazione: mal di testa, dolori diffusi, disturbi gastrici;
- pensieri di morte o di farsi del male.
Nei bambini e negli adolescenti la depressione si presenta spesso in modo diverso: calo del rendimento scolastico, ritiro dagli amici, irritabilità, disturbi fisici ricorrenti. Negli anziani può assomigliare a un decadimento della memoria e per questo viene facilmente scambiata per altro.
Le cause e i fattori di rischio
Non esiste una causa unica. La depressione nasce dall'incontro fra una predisposizione biologica e le circostanze della vita. Contano la familiarità, il funzionamento dei circuiti cerebrali che regolano l'umore e neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina e dopamina, ma contano anche i lutti, le separazioni, la perdita del lavoro, l'isolamento, le esperienze sfavorevoli nell'infanzia e lo stress prolungato.
Alcune condizioni mediche e alcuni farmaci possono favorirla, così come l'ipotiroidismo, le malattie neurologiche, il dolore cronico e l'abuso di alcol o di sostanze. Per questo la prima valutazione comprende sempre un inquadramento medico generale.
È importante ripeterlo: la depressione colpisce chiunque, senza distinzione di sesso, età, cultura o condizione sociale. Si può essere depressi pur avendo una famiglia, un lavoro e una vita all'apparenza senza problemi. Questo non rende la malattia meno reale.
Come si arriva alla diagnosi
Non esiste un esame del sangue che dica "è depressione". La diagnosi è clinica: si basa sul colloquio con il medico di famiglia, con lo psichiatra o con lo psicologo, sulla storia della persona, sulla durata e sull'intensità dei sintomi. Possono essere utilizzate scale di valutazione standardizzate, come la scala di Hamilton, che aiutano a misurare la gravità e a seguire i miglioramenti nel tempo, ma che non sostituiscono in alcun modo la visita.
Gli esami di laboratorio servono soprattutto a escludere altre cause dei sintomi, per esempio un problema tiroideo o una carenza importante.
Come si cura la depressione
La depressione è una delle malattie psichiatriche che risponde meglio alle cure: la maggior parte delle persone trattate in modo adeguato migliora in modo significativo. Le cure disponibili sono sostanzialmente tre e spesso si combinano.
La psicoterapia. Nelle forme lievi e moderate è il trattamento di prima scelta e da sola può bastare. Le forme con maggiori prove di efficacia sono la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia interpersonale. Non è "parlare del più e del meno": è un percorso strutturato, con obiettivi, che insegna a riconoscere e modificare i pensieri e i comportamenti che mantengono la depressione.
I farmaci antidepressivi. Sono indicati nelle forme moderate e gravi, in genere insieme alla psicoterapia. Si usano diverse classi: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina, gli antidepressivi ad azione recettoriale e, meno frequentemente oggi, i triciclici. In casi selezionati lo specialista può associare stabilizzanti dell'umore o altri farmaci. Due punti sono decisivi: l'effetto non è immediato e compare in genere dopo due-quattro settimane, quindi non bisogna concludere subito che "non funzionano"; e la terapia va proseguita per il tempo indicato dal medico anche quando si sta meglio. Gli psicofarmaci non vanno mai sospesi né modificati di propria iniziativa: l'interruzione improvvisa può provocare disturbi e favorire le ricadute. Ogni cambiamento va deciso con lo specialista.
Gli interventi sullo stile di vita. Attività fisica regolare, ritmi sonno-veglia stabili, esposizione alla luce, riduzione di alcol e sostanze e il mantenimento di qualche relazione sociale non sostituiscono la terapia, ma ne migliorano i risultati in modo documentato.
Nelle forme gravi, resistenti alle cure o con rischio elevato, esistono trattamenti specialistici ulteriori, che vengono valutati e proposti unicamente in ambito psichiatrico. Il ricovero non è la regola: la grande maggioranza delle depressioni si cura a casa, seguiti in ambulatorio. Viene proposto solo in situazioni particolari, per esempio quando il rischio per la persona è alto.
Come aiutare chi soffre di depressione
Chi sta accanto a una persona depressa può fare molto, a patto di non trasformarsi in giudice né in terapeuta. Ciò che aiuta davvero è: ascoltare senza minimizzare e senza dare soluzioni; evitare le frasi che invitano a reagire; proporre in concreto di prendere un appuntamento e accompagnare alla visita; occuparsi delle piccole cose pratiche nelle giornate peggiori; ricordare che i miglioramenti sono lenti e non lineari, e che una ricaduta non cancella i progressi fatti.
È utile anche che i familiari abbiano un proprio spazio di sostegno: assistere una persona depressa per lunghi periodi è faticoso e non c'è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto per sé.
Dove chiedere aiuto
Il primo riferimento è il medico di famiglia, che può inquadrare il problema, iniziare un trattamento e indirizzare allo specialista. Sul territorio operano i Centri di Salute Mentale (CSM) delle ASL, pubblici e accessibili senza costi elevati, dove lavorano psichiatri, psicologi e infermieri. Ci si può rivolgere a uno psichiatra, che è un medico e può prescrivere farmaci, e a uno psicologo o psicoterapeuta per il percorso psicologico. Esistono inoltre associazioni di pazienti e familiari che offrono gruppi di sostegno.
E se in qualsiasi momento compaiono pensieri di morte o di farsi del male, il riferimento è immediato: medico curante, pronto soccorso, 112, oppure Telefono Amico Italia 02 2327 2327 e il suo servizio di prevenzione del suicidio. Chiedere aiuto non è un fallimento: è il primo passo della cura.
Vedi anche: disturbo bipolare, ansia, insonnia e disturbo post traumatico da stress.
Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o al Centro di Salute Mentale della tua zona.
Autore: Nicolina LeoneVedi tra gli articoli: Parx un videogame contro la depressione
