La salute in pillole

Fobie

di Nicolina Leone - L’uso del termine fobia negli ultimi decenni è diventato di uso comune, forse troppo, spesso tendiamo a classificare determinati comportamenti come fobici, non rendendoci conto di cosa stiamo dicendo realmente.

Tengo a puntualizzare che quando si tratta di disturbi legati alla sfera psichica, dovremmo essere cauti, “incidentalmente” non siamo tutti psicologi e psichiatri, quindi una maggiore attenzione alla terminologia sarebbe auspicabile, al fine di evitare errori grossolani e di ferire qualcuno inavvertitamente.

Generalizzare è fin troppo semplice, applicare il concetto di fobia è, invece, compito degli “addetti ai lavori”.

La fobia, allo stato blando non è realmente una malattia, lo diventa quando si evolve provocando pesanti stati d’ansia e paure irrazionali.

Solitamente c’è una radice infantile nel progresso della patologia.

Un trauma subito da piccoli, può essere rimosso per lunghi anni, tranne poi ripresentarsi in seguito ad un evento scatenante e non lasciare più il soggetto colpito.

Queste, sono le più “semplici da affrontare a livello terapeutico”, mentre una fobia che scaturisce nell’adulto senza motivo apparente il più delle volte si trasforma in patologia grave tanto da stravolgere il normale andamento della vita quotidiana, anche perché, il paziente si rende perfettamente conto, a livello razionale, che il suo timore è ingiustificato, ma è l’inconscio che prende il sopravvento, e in quel caso nulla riesce a bloccare il decorso della malattia.

Fra le Fobie più comuni troviamo l’Agorafobia e la Fobia Sociale ( a cui dedichiamo uno spazio più ampio in un’altra pagina.)

L’agorafobia è la paura di stare in spazi ampi e aperti, quindi, il paziente evita accuratamente di uscire di casa e si sente al sicuro solo fra le mura domestiche, meglio ancora in una stanza di sua preferenza.

Niente gite fuori porta o passeggiate in centro, detesta i parchi, giardini, spiagge e tutto ciò che da senso di infinito e libertà.

Ancor peggio tentare di portarlo in un centro commerciale o in un ristorante, discoteca o altri luoghi che pur essendo chiusi, sono però, molto frequentati.

Qualcuno può, giustamente chiedersi, ma, l’agorafobico ha paura degli spazi aperti o chiusi?

Il dubbio è legittimo e la risposta relativamente semplice: egli ha paura di se stesso!

Teme la libertà, non in senso lato, ma come concetto di indipendenza, rifiuta di prendere qualsiasi decisione, nel timore di operare la scelta sbagliata, anche semplicemente decidendo se andare a destra o a sinistra, trovandosi in strada gli provoca ansia e paura.

Il timore del suo Io profondo, il non conoscere se stesso intimamente, provoca reazioni psicosomatiche, che vanno da un leggero tremore accompagnato da forte sudorazione fino ad arrivare a vere e proprie crisi isteriche, svenimenti e senso di soffocamento.

 Altre forme di fobie più o meno comuni sono:

Claustrofobia, la paura dei luoghi piccoli e chiusi.

Scotofobia, il timore del buio. Idrofobia, paura dell’acqua. Aviofobia, paura di volare. Acrofobia, paura dell’altezza. Emofobia, paura del sangue.

Cinofobia, paura dei cani.

 In pratica qualunque a qualunque timore verso un qualsiasi oggetto, animato e non, si può applicare la desinenza “fobia”.

Le terapie legate a tale disturbo sono di varia natura e si applicano in funzione del singolo disturbo.

Ad un adolescente che ha subito un trauma da piccolo, e, che dopo molti anni manifesta un disagio, si applica una forma di Terapia di Esposizione.

Esempio: chi da piccolo è stato morso da un cane o graffiato da un gatto, sviluppa una fobia verso questi animali, la terapia consiste nel mettere il soggetto a contatto con i suoi timori in modo graduale, si incomincia mostrando foto degli animali in questione, poi dei filmati, infine si fa osservare un animale dal vivo, a distanza di sicurezza, lo psicoterapeuta agirà con la persuasione sul paziente, fino a quando egli si sentirà abbastanza sicuro da potere affrontare l’incontro con l’animale senza avere una crisi. Naturalmente non adotterà mai un cucciolo ma almeno non scapperà di fronte ad esso.

La Terapia Cognitiva, si fonda sulla convinzione che, più informazioni dettagliate ha il paziente sulla sua fobia e maggiore sarà la possibilità di superarla, attraverso la razionalizzazione della stessa. Spesso si adotta il metodo dell’ipnosi, per risalire al fattore scatenante ed eliminarlo.

Nei casi descritti, un buon sostegno alle terapie psicologiche è dato dalle cure dolci, Fiori di Bach e preparati omeopatici.

Nelle forme gravi e maniacali è necessario adottare anche un supporto farmacologico mirato, costituito da ansiolitici (Bromazepam ) e blandi sedativi (valeriana).

Autore: Nicolina Leone


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