Disturbo da stress post-traumatico: sintomi e cure
di Nicolina Leone - Il disturbo da stress post-traumatico, indicato spesso con la sigla inglese PTSD e un tempo chiamato disturbo post traumatico da stress, è la conseguenza psichica di un evento traumatico grave. Non è un segno di fragilità e non dipende dal carattere: è una risposta che può riguardare chiunque venga esposto a un'esperienza di quella intensità. Ed è una condizione per cui esistono trattamenti efficaci e ben studiati.
Che cos'è e quando compare
Il disturbo può svilupparsi dopo l'esposizione, diretta o come testimone, a un evento che ha comportato minaccia di morte, lesioni gravi o violenza: un incidente, un'aggressione, una violenza sessuale, un maltrattamento, una catastrofe naturale, un'esperienza di guerra, ma anche la morte improvvisa e violenta di una persona cara o l'esposizione ripetuta a scene traumatiche per motivi professionali, come accade a soccorritori e operatori sanitari.
Non tutte le persone esposte a un trauma sviluppano il disturbo: anzi, la maggioranza no. Nelle prime settimane sintomi come incubi, tensione e pensieri intrusivi sono una reazione comune e spesso si attenuano spontaneamente. Si parla di disturbo da stress post-traumatico quando i sintomi persistono oltre il primo mese e continuano a interferire con la vita quotidiana. Se il quadro si esaurisce entro il mese si parla invece di disturbo acuto da stress. In alcuni casi le manifestazioni compaiono con un ritardo di sei mesi o più: si parla allora di espressione ritardata. Anche traumi subiti nell'infanzia possono dare effetti che emergono molti anni dopo.
La probabilità di sviluppare il disturbo varia molto secondo il tipo di evento: è più alta dopo violenze interpersonali, in particolare sessuali, e dopo esposizioni prolungate e ripetute. Tra i reduci di zone di guerra le stime più attendibili indicano percentuali dell'ordine del dieci-venti per cento, non la quasi totalità come si legge talvolta.
I sintomi
Il quadro clinico si organizza in quattro gruppi di sintomi.
Riesperienza - Ricordi intrusivi e involontari dell'evento, incubi ricorrenti, flashback in cui sembra di rivivere l'accaduto, reazioni intense di fronte a stimoli che lo richiamano (un rumore, un odore, un luogo).
Evitamento - Sforzo costante di non pensare al trauma e di stare lontano da persone, luoghi, conversazioni e situazioni che possano evocarlo.
Alterazioni del pensiero e dell'umore - Difficoltà a ricordare parti dell'evento, convinzioni negative persistenti su di sé e sul mondo, colpa e vergogna sproporzionate, perdita di interesse, distacco dagli altri, difficoltà a provare emozioni positive.
Iperattivazione - Ipervigilanza, allarme eccessivo per rumori improvvisi, irritabilità, scoppi di rabbia, difficoltà di concentrazione, insonnia.
Nei bambini le manifestazioni sono diverse: regressione a comportamenti superati, gioco ripetitivo che riproduce il trauma, incubi non sempre riconducibili all'evento, mutismo, forte agitazione, sintomi fisici come mal di pancia e mal di testa.
Frequenti anche i sintomi dissociativi, con momentanea perdita di contatto con la realtà o sensazione di estraneità rispetto al proprio corpo.
Le complicanze da non sottovalutare
Il disturbo si associa spesso a depressione, disturbi d'ansia, insonnia cronica e uso di alcol o sostanze come tentativo di attenuare i sintomi. È inoltre associato a un rischio aumentato di pensieri suicidari.
Per questo va detto in modo esplicito: se compaiono pensieri di farsi del male o di togliersi la vita, occorre rivolgersi subito al pronto soccorso o chiamare il 112. Non sono pensieri di cui vergognarsi e non vanno tenuti per sé. Per parlare con qualcuno è attivo il Telefono Amico Italia, 02 2327 2327.
La diagnosi
La diagnosi è clinica e viene posta da uno psichiatra o da uno psicologo clinico attraverso il colloquio, integrato da scale specifiche. È utile una valutazione medica per escludere condizioni fisiche che possano contribuire ai sintomi, soprattutto quando il trauma ha comportato lesioni, in particolare traumi cranici.
Come si cura
Il disturbo da stress post-traumatico è curabile e i trattamenti psicologici hanno prove di efficacia solide.
Psicoterapia focalizzata sul trauma - È il trattamento di prima scelta. Comprende la terapia cognitivo-comportamentale specifica per il trauma, che lavora sulle convinzioni distorte generate dall'evento (colpa, vergogna, senso di pericolo permanente), e l'esposizione graduale: rievocare l'accaduto in un contesto protetto, in modo progressivo, e riavvicinarsi alle situazioni evitate. L'obiettivo non è cancellare il ricordo, che non si cancella, ma renderlo un ricordo tra gli altri, collocato nel passato e non più capace di dominare il presente.
EMDR - La desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari è una tecnica strutturata, riconosciuta dalle principali linee guida internazionali, in cui il ricordo traumatico viene richiamato mentre il terapeuta guida una stimolazione bilaterale. Anche qui il meccanismo è la rielaborazione del ricordo, non la sua eliminazione.
Terapia farmacologica - Non è il trattamento di prima linea, ma può essere associata quando i sintomi sono intensi, quando coesiste una depressione o quando la psicoterapia da sola non basta. La classe di riferimento è quella degli antidepressivi serotoninergici (SSRI), con gli SNRI come alternativa. Le benzodiazepine sono generalmente sconsigliate in questo disturbo: non ne migliorano il decorso, comportano rischio di dipendenza e possono interferire con l'elaborazione del trauma.
Nessuno psicofarmaco va sospeso di propria iniziativa: l'interruzione brusca può provocare sintomi da interruzione e favorire le ricadute, e va sempre concordata con il medico e attuata in modo graduale. In questa pagina non trovi dosaggi né nomi commerciali.
Rimedi naturali e preparati omeopatici non hanno dimostrato efficacia su questo disturbo e non devono ritardare l'accesso a un trattamento adeguato.
Cosa aiuta e cosa no
Nelle settimane successive a un evento traumatico contano molto il sostegno delle persone vicine, il ritorno graduale alle attività abituali, il sonno regolare e l'astensione dall'alcol. Non è utile, e può essere controproducente, forzare qualcuno a raccontare i dettagli dell'accaduto subito dopo l'evento.
Chi sta accanto a una persona colpita può fare molto semplicemente restando disponibile senza incalzare, evitando frasi come "devi voltare pagina" o "altri hanno passato di peggio", e accompagnandola verso una valutazione specialistica se i sintomi non si attenuano nel giro di qualche settimana.
Dove chiedere aiuto
Il primo riferimento è il medico di famiglia. Sul territorio operano i Centri di salute mentale del Servizio sanitario nazionale; esistono inoltre centri specializzati nel trattamento del trauma e servizi dedicati alle vittime di violenza. In alternativa ci si può rivolgere a uno psicologo psicoterapeuta con formazione specifica sul trauma o a uno psichiatra iscritto all'albo.
Ripetiamo il punto più importante: in caso di pensieri di farsi del male, pronto soccorso o 112 immediatamente; Telefono Amico Italia 02 2327 2327 per un ascolto subito disponibile.
Autore: Nicolina LeoneLe informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o a uno psicologo clinico.
