Ipocondria e ansia di malattia: sintomi e cure
di Nicolina Leone - L'ipocondria è forse il disturbo psichico su cui si scherza di più. Da Molière in poi - il suo Malato immaginario è del 1673, segno che il fenomeno è noto da secoli - la figura di chi si crede malato è diventata materiale da commedia. Ma chi ne soffre non sta recitando: la paura che prova è autentica e i sintomi che avverte sono reali. Trattarla come una stranezza da prendere in giro è il modo più sicuro per allontanare la persona dalla cura di cui ha bisogno.
Ipocondria: un termine che la psichiatria ha superato
Nel linguaggio comune si continua a dire ipocondria, ma come categoria clinica il termine non è più in uso. Le classificazioni attuali hanno distinto due quadri diversi.
Il disturbo da ansia di malattia riguarda chi è preoccupato in modo persistente di avere o di contrarre una malattia grave, pur avendo sintomi fisici assenti o lievissimi. Il centro del problema è la paura, non il sintomo.
Il disturbo da sintomi somatici riguarda invece chi presenta sintomi fisici realmente avvertiti, anche intensi e persistenti, accompagnati da pensieri, ansia e comportamenti sproporzionati riguardo alla propria salute. I sintomi qui ci sono davvero: non sono immaginari e non sono simulati.
Entrambe le condizioni fanno parte dei disturbi da sintomi somatici e correlati. Il cambio di terminologia non è formale: serve proprio a superare l'idea che si tratti di un "malato immaginario".
Come si manifesta
La preoccupazione per la salute occupa una parte consistente della giornata. Ogni sensazione corporea viene interpretata come segno di una patologia grave: un indolenzimento al braccio diventa il preludio di un infarto, un mal di testa persistente il segno di un tumore, un cambiamento nella digestione una malattia intestinale seria.
Si sviluppano due comportamenti opposti e ugualmente problematici. Da un lato il controllo continuo: palpazioni ripetute, misurazioni di pressione e battito più volte al giorno, esami e visite specialistiche a ripetizione, richieste costanti di rassicurazione a familiari e medici, e oggi soprattutto la ricerca ossessiva di sintomi in rete, tanto che si è diffuso il termine cybercondria. Dall'altro lato, in alcune persone, l'evitamento: si rinuncia a visite, esami di screening e persino a leggere notizie di salute, per paura di ricevere una conferma.
Entrambi i comportamenti danno un sollievo brevissimo e poi peggiorano il quadro. Un esame normale rassicura per qualche giorno, poi il dubbio torna, spesso spostato su un'altra ipotesi.
La sofferenza è concreta e ha conseguenze concrete: tempo, denaro, rapporti familiari logorati, e non di rado esami invasivi eseguiti senza necessità.
Cause e fattori di rischio
Non esiste una causa unica. Contribuiscono la tendenza all'ansia e all'ipervigilanza sulle sensazioni corporee, esperienze di malattia grave vissute in famiglia o in prima persona, lutti, un ambiente familiare molto centrato sulla salute, periodi di forte stress. Il disturbo si accompagna spesso ad altri quadri: disturbi d'ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e depressione, che vanno riconosciuti e trattati.
La diagnosi
Il punto delicato è l'equilibrio. Da un lato la diagnosi non può essere posta senza aver escluso, con accertamenti proporzionati, le condizioni fisiche che potrebbero spiegare i sintomi: chi soffre di ansia di malattia può ammalarsi come chiunque altro, e liquidare ogni sintomo come psicologico è un errore. Dall'altro, una volta completata una valutazione adeguata, ripetere gli stessi esami non aiuta e alimenta il circolo del controllo.
La diagnosi si basa sulla persistenza della preoccupazione per almeno sei mesi e sulla sproporzione tra il timore e i dati clinici. Il medico di famiglia ha un ruolo centrale, perché conosce la storia della persona ed è nella posizione migliore per proporre un percorso alternativo alla catena infinita di accertamenti.
Come si cura
Psicoterapia cognitivo-comportamentale - È il trattamento con le prove di efficacia migliori. Lavora sull'interpretazione catastrofica delle sensazioni corporee, riduce progressivamente i comportamenti di controllo e le richieste di rassicurazione (che sono il vero carburante del disturbo) e aiuta a tollerare l'incertezza, perché la certezza assoluta di non essere malati non esiste per nessuno. Sono utili anche gli approcci basati sulla mindfulness. I risultati sono generalmente buoni.
Terapia farmacologica - Quando l'ansia è molto intensa o si associa una depressione, lo psichiatra può proporre un antidepressivo serotoninergico (SSRI), che nella pratica clinica si è dimostrato efficace anche su questo quadro. Non esistono farmaci "per l'ipocondria" da assumere al bisogno, e non ha senso procedere per tentativi: la scelta va fatta da uno specialista e valutata nel tempo.
Gli psicofarmaci non vanno mai sospesi di propria iniziativa: l'interruzione brusca può provocare sintomi da interruzione - che tra l'altro rischiano di essere interpretati come la conferma di una nuova malattia - e favorire le ricadute. La riduzione va concordata con il medico e fatta gradualmente. Su questa pagina non trovi dosaggi né nomi commerciali.
I fiori di Bach e i preparati omeopatici non hanno dimostrato efficacia su questo disturbo. Vale la pena aggiungere che l'uso di integratori e prodotti "preventivi" a scopo rassicurante rientra spesso nello stesso meccanismo di controllo che mantiene il problema.
Come comportarsi in famiglia
Due atteggiamenti non funzionano: deridere ("sei il solito malato immaginario") e rassicurare all'infinito. Il primo umilia e isola, il secondo dà un sollievo che dura poche ore e rende necessaria la rassicurazione successiva.
Quello che aiuta è riconoscere che la paura è reale senza entrare nel merito del sintomo, concordare insieme alla persona - possibilmente con il terapeuta - un limite alle richieste di conferma e alle consultazioni online, e sostenerla nel percorso di cura. Può essere utile anche evitare di trasformare ogni conversazione familiare in un bollettino di acciacchi.
Dove chiedere aiuto
Il primo riferimento è il medico di famiglia, che può fare da regista tra accertamenti necessari e percorso psicologico. Sul territorio operano i Centri di salute mentale del Servizio sanitario nazionale; in alternativa ci si può rivolgere a uno psicologo psicoterapeuta o a uno psichiatra iscritto all'albo.
In caso di pensieri di farsi del male occorre rivolgersi subito al pronto soccorso o chiamare il 112. È attivo anche il Telefono Amico Italia, 02 2327 2327.
Chiedere aiuto per l'ansia legata alla salute non significa ammettere che i propri sintomi siano inventati: significa curare una sofferenza che è reale quanto quella di qualsiasi altra malattia.
Autore: Nicolina LeoneLe informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o a uno psicologo clinico.
