Schizofrenia: sintomi, cause, diagnosi e cure

di Nicolina Leone - La schizofrenia è un disturbo psichiatrico grave che altera il modo in cui la persona percepisce la realtà, pensa, prova emozioni e si rapporta agli altri. Interessa circa lo 0,3-0,7% della popolazione, compare in genere fra i 18 e i 30 anni, un po' prima negli uomini che nelle donne, e non ha alcuna relazione con la classe sociale o con l'intelligenza. È anche uno dei disturbi più circondati da luoghi comuni: vale la pena partire proprio da quelli.

Due equivoci da chiarire subito

La schizofrenia non è la doppia personalità. È l'errore più diffuso in assoluto, alimentato dal cinema e dal linguaggio comune. La parola deriva dal greco e significa "mente divisa", ma indica la frattura fra pensiero, emozioni e percezione della realtà all'interno della stessa persona, non la presenza di due personalità alternate. Il disturbo caratterizzato da identità multiple è un'altra cosa, molto più rara, e si chiama disturbo dissociativo dell'identità.

Le persone con schizofrenia non sono, di regola, pericolose. La grande maggioranza non commette né commetterà mai alcun atto violento. Il rischio aumenta solo in situazioni specifiche, in genere quando il disturbo non è curato e si associa ad abuso di alcol o di sostanze. Al contrario, chi soffre di schizofrenia è molto più spesso vittima che autore di violenze, subisce furti, truffe e maltrattamenti, e ha un rischio di autolesione nettamente superiore alla media. Lo stigma che accompagna la malattia è uno dei principali ostacoli alla cura, perché ritarda la richiesta di aiuto.

Anche il linguaggio conta: non si dice "uno schizofrenico", si dice una persona con schizofrenia. Non è una formalità: nessuno coincide con la propria malattia.

I sintomi della schizofrenia

I sintomi si raggruppano in tre grandi aree, presenti in proporzioni diverse da persona a persona.

Sintomi positivi, cioè esperienze che si aggiungono al normale funzionamento mentale: deliri (convinzioni inattaccabili dai fatti, spesso di persecuzione o di riferimento), allucinazioni, più frequentemente uditive, come sentire voci che commentano o dialogano, pensiero e linguaggio disorganizzati, comportamento bizzarro.

Sintomi negativi, cioè funzioni che vengono meno: riduzione dell'espressività emotiva, impoverimento del linguaggio, perdita di iniziativa e di motivazione, ritiro sociale, incapacità di provare piacere. Sono quelli che più incidono sulla vita quotidiana e sono i più facilmente scambiati per pigrizia o svogliatezza da chi sta intorno.

Sintomi cognitivi: difficoltà di attenzione, di memoria di lavoro e nelle funzioni che servono a organizzare e pianificare.

La malattia è quasi sempre preceduta da una fase prodromica di mesi o anni, con calo del rendimento, isolamento progressivo, stranezze nel comportamento, ansia e disturbi del sonno. Riconoscerla precocemente è importante, perché iniziare le cure presto migliora sensibilmente il decorso.

Le vecchie suddivisioni in forma paranoide, catatonica ed ebefrenica sono state abbandonate dalle classificazioni più recenti: si sono rivelate poco stabili nel tempo e poco utili nella pratica. Oggi si preferisce descrivere il quadro sintomo per sintomo e valutarne la gravità.

Le cause

Non esiste una causa unica. La schizofrenia nasce dall'interazione fra una vulnerabilità biologica e fattori ambientali. Esiste una componente ereditaria importante, ma avere un familiare malato non significa affatto ammalarsi. Contano alterazioni nello sviluppo del sistema nervoso, la regolazione della dopamina e di altri neurotrasmettitori, complicanze in gravidanza e al parto, e fattori di rischio ambientali quali lo stress prolungato, i traumi infantili, la migrazione e in particolare l'uso di cannabis in adolescenza, che anticipa e favorisce l'esordio nei soggetti predisposti.

Non è ancora chiarito se le alterazioni della dopamina siano la causa o una conseguenza del processo patologico: la ricerca è in corso, ma questo non impedisce di curare efficacemente la malattia.

La diagnosi

La diagnosi è clinica e spetta allo psichiatra. Si basa sul colloquio, sull'osservazione nel tempo e sul racconto dei familiari; richiede che i sintomi siano presenti per un periodo sufficiente e che siano escluse altre cause. Gli esami del sangue e le indagini di neuroimmagine servono infatti a escludere condizioni mediche, neurologiche o legate all'uso di sostanze che possono produrre sintomi simili.

Come si cura

La schizofrenia oggi si cura, e l'idea che "non se ne esca" è superata. Il decorso è molto variabile: una parte delle persone ha un solo episodio o pochi episodi ben controllati, molte altre convivono con una condizione cronica ma stabile, mantenendo autonomia, lavoro e relazioni. Ciò che fa la differenza è iniziare presto e non interrompere.

Il trattamento è integrato e comprende:

- i farmaci antipsicotici, cardine della terapia, disponibili in formulazioni orali e a lunga durata d'azione; sono efficaci soprattutto sui sintomi positivi e nella prevenzione delle ricadute. La scelta spetta allo psichiatra, che valuta anche gli effetti indesiderati e li monitora nel tempo;
- la psicoterapia, che al contrario di quanto si è a lungo creduto ha un ruolo documentato: gli approcci cognitivo-comportamentali per i sintomi psicotici aiutano a gestire voci e convinzioni deliranti;
- gli interventi psicoeducativi e familiari, che riducono in modo netto le ricadute;
- la riabilitazione psicosociale: training delle abilità sociali, inserimento lavorativo, supporto all'abitare;
- il trattamento delle condizioni associate, in particolare l'abuso di alcol e sostanze e i problemi di salute fisica, spesso trascurati.

Vale anche qui la regola generale: gli psicofarmaci non vanno mai sospesi di propria iniziativa. La sospensione autonoma dell'antipsicotico è la prima causa di ricaduta. Qualsiasi modifica va concordata con lo specialista, anche quando il motivo è un effetto collaterale fastidioso.

Il ricovero serve nelle fasi acute e per periodi limitati; la cura ordinaria avviene sul territorio.

Vivere accanto a una persona con schizofrenia

La famiglia è una risorsa terapeutica, non un semplice sorvegliante. Ciò che aiuta è mantenere un clima calmo e prevedibile, evitare sia le critiche continue sia l'iperprotezione, non discutere frontalmente con i contenuti dei deliri ma nemmeno assecondarli, e mantenere aspettative realistiche e graduali. I familiari hanno diritto a informazione, formazione e sostegno per sé: i programmi di psicoeducazione familiare offerti dai servizi pubblici servono esattamente a questo.

Dove chiedere aiuto

Il primo passo è il medico di famiglia. La presa in carico avviene presso i Centri di Salute Mentale (CSM) della ASL, che in molte regioni dispongono di programmi dedicati agli esordi psicotici, oppure presso uno psichiatra; il percorso psicologico è seguito da uno psicologo psicoterapeuta. In caso di crisi acuta, con agitazione intensa o rischio per la persona, ci si rivolge al pronto soccorso o si chiama il 112.

Vedi anche: disturbo delirante, disturbo bipolare e depressione.

Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico. Per la diagnosi e la terapia rivolgiti al tuo medico curante, a uno psichiatra o al Centro di Salute Mentale della tua zona.

Autore: Nicolina Leone
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